LA SURVEY

Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane

Secondo un sondaggio condotto da Qonto su oltre mille realtà attive, 9 aziende su 10 sfrutteranno le risorse del Piano di ripresa e resilienza per avviare processi di innovazione. Fra gli interventi finanziabili anche formazione e internazionalizzazione

15 Lug 2022

Veronica Balocco

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La soluzione di business finance management Qonto rivela i dati del suo recente Osservatorio, il terzo sulle piccole e medie imprese, condotto su un campione di oltre 1.000 pmi attive in tutto il territorio italiano e operanti in diversi settori. La survey ha indagato, tra le altre cose, il comportamento nei confronti degli incentivi previsti dal Pnrr, lo stato di digitalizzazione delle pmi, la formazione e le competenze maggiormente richieste.

Il Pnrr, organizzato in 6 missioni, prevede per l’Italia 191 miliardi di fondi per innovazione e digitalizzazione, transizione ecologica e inclusione sociale. In particolare, Qonto ha indagato in che modo le pmi hanno investito o hanno intenzione di investire tali fondi, focalizzandosi in particolare su come le risorse messe a disposizione dal Pnrr possano contribuire ad accelerare il processo di digitalizzazione del tessuto imprenditoriale del Paese. Oltre il 70% delle piccole e medie imprese intervistate ha dichiarato di avere già fatto ricorso o aver intenzione di far ricorso agli incentivi previsti dal Pnrr (di queste, il 61% circa ne sta già facendo uso). Dall’indagine emerge in particolare che ad avere già aderito agli incentivi previsti sono maggiormente le pmi numericamente più grandi: tra le aziende da 50 a 250 dipendenti una su due (56%) ne ha già fatto ricorso, mentre tra le micro-imprese fino a 10 dipendenti solo una su quattro (26%) si è già attivata per utilizzare i fondi.

Credito d’imposta e formazione gli interventi più “gettonati”

Tra gli interventi coperti dalle agevolazioni, i più richiesti e scelti da oltre la metà delle pmi intervistate spiccano l’accesso al credito di imposta (52%) e la formazione (51%). Per quanto riguarda la prima, il credito di imposta interessa in particolare le aziende manifatturiere (62,5%) e le imprese dell’edilizia (60%), attirando oltre la metà (52%) delle micro-imprese fino a 10 dipendenti. La decisione di accedere ai finanziamenti è stata in buona parte influenzata dai recenti avvenimenti economici e geopolitici. Lo dichiara il 67% delle imprese che aderiranno al Pnrr entro la fine del 2022.

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I dati mostrano inoltre che l’attuale scenario geopolitico ha favorito la scelta verso il Pnrr in particolare delle aziende più giovani (il 75,5% tra le startup e il 72% delle aziende tra i 4 e 10 anni di attività) e le pmi del Sud Italia (il 70% contro il 64% delle pmi al Centro e al Nord). Inoltre, l’indagine sottolinea che i settori più attenti a ricevere i fondi in seguito alla guerra e all’attuale situazione macro-economica mondiale sono le aziende attive nei servizi per la ristorazione e l’ospitalità (76%), le imprese che si occupano di media & marketing (76%) e quelle della formazione (74,5%). Per il 67% circa delle imprese, gli interventi previsti grazie ai fondi Pnrr avranno principalmente effetti nel lungo periodo. Questo dato raggiunge il 76% circa nel caso delle startup ed è addirittura al di sopra dell’80% nel settore manifatturiero.

Cresce l’adesione per esigenze di digitalizzazione

Tra gli stanziamenti previsti, 9 su 10 (91%) tra le pmi italiane che stanno già sfruttando o approfitteranno dei fondi messi in campo dal Pnrr, hanno deciso di investire nella digitalizzazione del proprio progetto di impresa. Sul totale delle aziende, la percentuale di quelle che scelgono di aderire al Pnrr per innovarsi digitalmente sale dal 55% di dicembre 2021 al 64% di giugno 2022. Per il 68% circa delle pmi che stanno utilizzando o hanno intenzione di utilizzare le risorse del Pnrr, il digitale (e più nello specifico l’implementazione di nuovi strumenti digitali o il loro aggiornamento) avrà un ruolo fondamentale o molto importante rispetto alla tipologia di intervento che si prevede di realizzare utilizzando gli incentivi del Pnrr, mentre sono solo il 5% circa quelle per cui non avrà un ruolo importante.

Pnrr occasione per fare formazione e internazionalizzare

Innovare non significa solo implementare sistemi e processi a elevato valore tecnologico ma anche investire in formazione per colmare il gap di competenze digitali, che emerge in maniera evidente se si guarda ai risultati del Desi 2021, che vede l’Italia al 25° posto tra i Paesi dell’Ue in materia di e-skill.

Nell’ultimo anno, anche il Ministro per la trasformazione digitale Vittorio Colao ha più volte lanciato un “allarme competenze”, che trova conferma nei dati della la survey, che ha evidenziato come le competenze digitali, oggi più che mai necessarie per essere maggiormente competitivi sul mercato, siano ritenute da 1 azienda su 4 (26%) tra le più difficili da reperire. Non a caso, inoltre, per il 64% circa delle aziende che scelgono di investire in formazione utilizzando le risorse del Pnrr, gli investimenti in quest’area si focalizzeranno sullo sviluppo di competenze digitali, che rappresenta uno degli elementi chiave del Pnrr intorno al quale ruota il futuro delle aziende e delle pmi e in particolare di quelle che operano nel settore manifatturiero (76%) e di quelle in attività da almeno 20 anni (72,5%).

Il Pnrr prevede circa un miliardo e mezzo di fondi destinati all’internazionalizzazione delle imprese italiane. Secondo quanto emerge dall’Osservatorio Qonto, ne ha fatto ricorso o ha intenzione di farlo entro la fine del 2022 1 su 5 delle pmi che utilizzano o utilizzeranno il Pnrr e 1 su 10 tra le startup. L’Europa è la prima area geografica in cui si sceglie di concentrare l’espansione internazionale. In particolare, oltre la metà (52%) è interessata ai mercati dell’Europa Centrale. Seguono Stati Uniti (22%) e Sud America (12%). A favorire l’internazionalizzazione sono principalmente le medie imprese da 50 a 250 dipendenti: 1 su 4 ha già all’attivo o in programma piani di investimento nei paesi stranieri contro 1 su 10 tra le micro-imprese fino a 10 dipendenti. L’indagine svolta rivela che cybersecurity e disaster recovery sono temi sempre più attuali per le pmi italiane: per il 68% degli intervistati, sono previsti investimenti in questo campo nei prossimi 2 anni (percentuale che arriva a toccare il 78% per le medie imprese da 50 a 250 dipendenti). Più di un’azienda su tre tra quelle che hanno investito o investiranno in formazione utilizzando le risorse del Pnrr, inoltre, si concentrerà sull’area della sicurezza informatica dei sistemi (34%). 

“Grande opportunità” verso la digitalizzazione

Qonto vuole essere un partner strategico per le pmi e gli imprenditori italiani e per questo ascoltiamo attentamente le loro esigenze, sviluppiamo soluzioni su misura e supportiamo il processo di digitalizzazione del business”, commenta Mariano Spalletti, Country manager per l’Italia di Qonto. “In questo momento, abbiamo di fronte una grande opportunità per spingere verso la digitalizzazione del Paese, partendo proprio dal tessuto imprenditoriale. Il trend è positivo e i dati del nostro osservatorio lo confermano, ma è necessario continuare a lavorare per sensibilizzare sul tema e per stimolare la nascita e la diffusione di competenze digitali, ormai imprescindibili”.

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