L’INTERVISTA

Revobyte, Sirabella: “Puntiamo al salto digitale delle Pmi italiane”

Il managing director del system integrator: “Grazie al Pnrr il Paese ha le carte in regola per scalare la classifica europea della digitalizzazione. Formazione e competenze saranno centrali: riproporremo la nostra academy, con un focus sull’upskilling”

17 Feb 2022

Antonello Salerno

Foto di Francesco Sirabella

“I fondi stanziati dal Pnrr in favore delle piccole e medie aziende italiane che investano nella trasformazione digitale mira a favorire una ristrutturazione in senso tecnologico. L’opportunità per Italia è di ‘scalare’ posizioni nel ranking della digitalizzazione e dell’innovazione rispetto agli altri paesi europei”. A sottolineare in un’intervista a CorCom le opportunità che il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza apre per le piccole e medie imprese nazionali è Francesco Sirabella, managing director di Revobyte, system integrator specializzato in Information technology. Tra gli “acceleratori” della ripartenza, ci tiene a sottolineare, sarà necessario tenere sempre in piano il tema delle competenze, con le aziende che saranno chiamate a svolgere un ruolo centrale in collaborazione con le istituzioni. Per questo motivo Sirabella annuncia anche nuove edizioni della Revobyte academy, iniziativa di cui si è appena conclusa la prima serie di corsi destinati ai neodiplomati, e che per il futuro punterà in modo deciso anche sull’upskilling.

Sirabella, siamo nel pieno della cosiddetta “messa a terra” del Pnrr, un’opportunità per le imprese che devono uscire con slancio dall’emergenza Covid-19. Secondo la vostra analisi quali opportunità abiliterà per le piccole e medie imprese?

Le imprese italiane post pandemia, hanno vissuto un’accelerazione molto marcata nel procedimento di digitalizzazione dei processi. L’Italia si trovava, fino a poco tempo fa, alla 25esima posizione su 28 in Europa in termini di maturità tecnologica e digitale. Oggi possiamo dire che anche grazie agli investimenti del Pnrr il Paese ha le carte in regola per dare vita a una crescita esponenziale nel campo delle competenze e dei processi digitali.

Le aziende, soprattutto quelle in ambito Ict, si sono dimostrate profondamente ricettive alle sfide poste dall’emergenza pandemica. E vorrei sottolineare che hanno mostrato disponibilità a incrementare gli investimenti che possono contribuire all’innovazione digitale, con l’obiettivo di aumentare la propria flessibilità e le proprie skill in un mercato sempre più competitivo.

Quali sono i verticali su cui si apriranno più occasioni di crescita, e per quali sarà importante “cogliere l’attimo” per migliorare la competitività delle pmi italiane?

Io vedo in primo piano quattro settori in cui si presentano opportunità probabilmente irripetibili: la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, la transizione digitale del settore privato 4.0, la ricerca e l’istruzione 4.0 e l’ammodernamento tecnologico in ambito sanità. E gran parte delle Pmi si stanno già organizzando in queste direzioni. Revobyte, ad esempio, sta accelerando con decisione sullo sviluppo di prodotti software innovativi, servizi gestiti di ingegneria, di network operation e network security. Soluzioni che nel nostro caso possono contare sul valore aggiunto di competenze di sviluppo software e automazione che abbiamo già in casa, insieme a quelle di abilitazione e facilitazione al cloud per le Pa, per i servizi digitali e per la cybersecurity.

Pubblica amministrazione, industria, istruzione e ricerca e sanità sono quattro settori su cui il Pnrr mette a disposizione dotazioni significative. In particolare, su digitalizzazione, transizione digitale e aggiornamento tecnologico, riteniamo che gran parte dei system integrator, come Revobyte, abbiano le carte in regola per dare un contributo alla crescita del sistema Paese offrendo skill approfondite e mettendole al servizio della rivoluzione digitale in corso.

Focalizziamo l’attenzione su digitale e formazione. Ultimamente il ministro per la trasformazione digitale, Vittorio Colao, ha lanciato un “allarme competenze”. È un appello che voi avete raccolto dando vita alla Revobyte Academy, di cui si è appena concluso il primo ciclo. Che indicazioni vengono da questa vostra esperienza?

Revobyte Academy è stata una sfida colta lo scorso anno: abbiamo voluto dimostrare che le aziende possono contribuire concretamente alla formazione dei ragazzi, dando una risposta concreta alla richiesta del ministro Colao. È stata una bellissima esperienza che ha aiutato 15 giovani talenti a skillarsi sulle nuove tecnologie, con focus soprattutto su Vmware, e poi essere assunti in azienda a fine percorso. La formula individuata per l’Academy è dal nostro punto di vista vincente, perché va proprio nella direzione dell’approfondimento selettivo delle competenze. In altri termini, si focalizza proprio su quelle più richieste dal mercato: le più utili per chi cerca un lavoro e per le aziende che vogliono crescere, oltre che – ovviamente – le più difficili da trovare proprio per la grande richiesta su scala nazionale. Inoltre, l’interazione stretta tra formazione e contesto aziendale – nel quale abbiamo calato i partecipanti fin da subito – rappresenta un ulteriore aspetto qualificante del progetto. Il percorso formativo che abbiamo realizzato, in ogni caso, non è stato fine a sé stesso, ma sta portando all’inserimento in azienda degli allievi; il che si tradurrà nella disponibilità di nuove figure altamente skillate che porteranno il know-how acquisito sul mercato.

Come avete intenzione di sviluppare la Revobyte Academy per il futuro?

Pensiamo che anche le prossime edizioni dell’Academy dovranno basarsi sulla formula di quella appena conclusa, che si è dimostrata vincente ed efficace. Ovviamente, nel corso dei tre mesi in cui si è sviluppata l’attività formativa, abbiamo elaborato una serie di osservazioni che ci permetteranno di perfezionare ulteriormente questa formula. In particolare, stiamo ragionando sull’opportunità di focalizzare le prossime edizioni non più soltanto su specifiche tecnologie, quindi su singoli vendor, come ad esempio Vmware sul quale si è basata la prima edizione, ma anche su tematiche trasversali e di particolare attualità, come la cybersecurity o il cloud. Inoltre, vorremmo che le prossime edizioni aderissero strettamente a uno dei concetti sui quali maggiormente insiste il Pnrr, l’upskilling, ossia l’accrescimento delle competenze digitali che mira a far ripartire la crescita della produttività, e quindi migliorare la competitività delle Pmi italiane.

Torniamo proprio al Pnrr, al di là del contesto generale, quali sono le opportunità che il piano nazionale apre nello specifico per Revobyte come system integrator?

Il Pnrr darà risalto alla centralità dei temi e delle proposte che costituiscono l’essenza stessa di Revobyte. Con le nostre skill ed expertise possiamo contribuire a realizzare progetti complessi nel processo spinto di digitalizzazione a cui sono chiamate la Pa e l’Industria. Le risorse messe a disposizione dal piano renderanno più semplice un passaggio che finora è stato lento e travagliato.

In particolare, ci muoveremo perfezionando la nostra proposta sui temi dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning, della Cybersecurity e del Cloud come elementi fondamentali dei progetti di digitalizzazione sia per le grandi imprese che per le Pmi e la pubblica amministrazione. Stiamo inoltre investendo su nuove competenze tecniche, approfondendo quindi ulteriormente la qualità della nostra proposta anche negli ambiti sui quali siamo da tempo riconosciuti come interlocutori affidabili. Mi riferisco alla nostra tradizionale capacità di elaborare progetti complessi e chiavi in mano nella system integration di soluzioni per Reti e Data Center, temi centrali in qualsiasi progetto serio di digitalizzazione.

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