IL CASO

Qualcomm, l’Antitrust Ue getta la spugna: niente multa sui chip per Apple

La Commissione rinuncia a presentare ricorso contro l’annullamento dell’ammenda da 1 miliardo di euro deciso dal Tribunale dell’Unione per vizi procedurali e mancata dimostrazione della condotta anticoncorrenziale

29 Ago 2022

Patrizia Licata

giornalista

Ue Usa

Qualcomm la spunta sull’Antitrust europeo nel caso della fornitura di chip per i dispositivi di Apple: la Commissione Ue ha rinunciato a presentare ricorso contro l’annullamento della multa da 997 milioni di euro decisa dal Tribunale dell’Unione europea lo scorso giugno.

Nel 2018 Bruxelles ha multato Qualcomm accusandola di aver abusato della sua posizione dominante pagando miliardi di dollari ad Apple affinché facesse di Qualcomm il suo fornitore esclusivo di chip Lte. L’azienda ha presentato immediatamente ricorso al Tribunale dell’Unione europea.

Secondo il Tribunale ci sono state varie irregolarità procedurali che hanno pregiudicato i diritti della difesa della Qualcomm; inoltre, l’analisi dell’esecutivo europeo sulla condotta dell’azienda è da respingere. La Commissione potrebbe appellarsi alla Corte di giustizia dell’Ue (Cgue) ma ha deciso di non procedere perché sarebbe troppo complicato convincere i giudici dei meriti della propria sanzione e ottenerne il ripristino.

Le accuse della Commissione Ue a Qualcomm

La Commissione europea aveva inflitto nel gennaio del 2018 un’ammenda di quasi un miliardo di euro a Qualcomm per abuso di posizione dominante sul mercato dei chipset compatibili con lo standard di telefonia cellulare Long-term evolution (Lte) relativamente al periodo da febbraio 2011 a settembre 2016. Secondo la Commissione esistevano accordi che prevedevano premi a titolo di incentivo in base ai quali Apple doveva rifornirsi esclusivamente dalla Qualcomm per il suo fabbisogno di chipset Lte. Questi premi, per Bruxelles, producevano effetti anticoncorrenziali, in quanto avevano disincentivato Apple dal passare a fornitori di chipset Lte concorrenti, come Intel.

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L’Antitrust europeo ha documentato come nel 2011 Qualcomm avesse siglato un accordo con Apple impegnandosi a versarle somme significative a condizione che utilizzasse i suoi microprocessori negli iPhone e degli iPad. L’accordo fu rinnovato nel 2013 e esteso fino alla fine del 2016 e chiariva che i pagamenti sarebbero terminati se Apple avesse commercializzato device con chip forniti da un rivale di Qualcomm. In più Cupertino avrebbe dovuto restituire la maggior parte dei soldi ricevuti se avesse cambiato fornitore.  

Altri documenti, ha sostenuto Bruxelles, dimostrano come Apple fosse tentata di passare ad Intel. E la condizione posta da Qualcomm “è stata un fattore materiale per cui ha deciso di non farlo”. Solo a settembre 2016, quando l’accordo stava per scadere, e il costo del cambio era limitato, Apple ha cominciato in parte a rifornirsi da Intel.

L’annullamento della decisione dell’Antitrust europeo

Il Tribunale dell’Ue ha annullato integralmente la decisione della Commissione basandosi da un lato sulla constatazione di varie irregolarità procedurali che hanno leso i diritti della difesa della Qualcomm e, dall’altro, su un’analisi degli effetti anticoncorrenziali dei premi.

Per quanto riguarda il mancato rispetto dei diritti della difesa della Qualcomm il Tribunale evidenzia diverse irregolarità nelle quali la Commissione sarebbe incorsa nella fase della costituzione del fascicolo di causa, come il fatto che la Commissione non abbia pienamente rispettato il dovere di registrazione di ogni colloquio svolto per raccogliere informazioni.

Inoltre, il Tribunale osserva che la decisione impugnata si limita a prendere in considerazione un abuso di posizione dominante sul solo mercato dei chipset Lte, mentre la comunicazione degli addebiti riguardava un abuso tanto su questo mercato quanto su quello dei chipset Umts (Universal mobile telecommunications system).

Per questo, secondo il Tribunale, la Commissione ha violato i diritti della difesa della Qualcomm dal momento che avrebbe dovuto ascoltare l’azienda su questo punto, ma non lo ha fatto.

Per quanto riguarda i premi il Tribunale rileva che la Commissione, nel considerare che questi potessero restringere la concorrenza rispetto all’intero fabbisogno di Apple di chipset Lte, tanto per gli iPhone quanto per gli iPad, ha omesso di prendere in considerazione tutte le circostanze pertinenti ed è viziata da illegittimità. Inoltre, il Tribunale constata che la conclusione secondo cui i premi avevano effettivamente disincentivato la Apple dal passare ai concorrenti di Qualcomm per rifornirsi di chipset Lte per il suo fabbisogno per taluni modelli di iPad da lanciare nel 2014 e nel 2015 non è sufficiente a dimostrare il loro carattere anticoncorrenziale rispetto all’intero fabbisogno di Apple.

Infine, il Tribunale rileva che, in ogni caso, la Commissione non ha sviluppato un’analisi che permetta di sostenere la conclusione che i premi abbiano effettivamente disincentivato Apple dal passare ai concorrenti di Qualcomm per rifornirsi di chipset Lte per taluni modelli di iPad da lanciare nel 2014 e nel 2015.

A settembre la pronuncia sul ricorso di Google

La sentenza viene letta dai commentatori americani – che prendono le parti delle Big tech statunitensi – come una battuta d’arresto per la commissaria Ue all’antitrust Margrethe Vestager che ha inflitto multe da miliardi di euro a Google e ha aperto indagini su Amazon, Apple e Meta.

Il prossimo test per la Vestager sarà il 14 settembre, quando il Tribunale dell’Unione europea si pronuncerà sul ricorso presentato da Google contro la sanzione antitrust record di 4,34 miliardi di euro inflitta per aver utilizzato il suo sistema operativo mobile Android e i contratti con produttori di cellulari per tenere i rivali fuori dal mercato.

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