IL PARERE

Reti a banda ultralarga, il Berec contrario al contributo a carico degli Ott

L’Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche ritiene che il traffico generato dagli over the top non pesi in modo significativo sui costi degli operatori di Tlc e che l’obbligo di investimento potrebbe gravare sull’ecosistema Internet. L’Etno già sul piede di guerra: “Porteremo nuove prove basate sui fatti”

12 Ott 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Il Berec dice no alla “tassa” sugli over the top  per contribuire agli investimenti delle telco sulle reti a banda ultralarga: secondo quanto si legge nello studio “Berec preliminary assessment of the underlying assumptions of payments from large CAPs to ISPs(SCARICA QUI IL REPORT), l’organismo che riunisce i regolatori europei delle comunicazioni elettroniche ritiene che la proposta presenti dei rischi per l’ecosistema di Internet e non sarebbe giustificata dal reale peso che le grandi piattaforme digitali hanno sui costi degli operatori.

La Commissione europea lancerà l’anno prossimo una consultazione pubblica sulla questione, decisa a garantire pari condizioni di mercato.

Il paper del Berec rappresenta il contributo dell’organismo in merito alle argomentazioni che riguardano la necessità di introdurre una normativa relativa alla remunerazione da parte dei CAPs (content and application providers) verso gli ISPs (internet service providers).

Per il Berec la tassa sugli Ott non è giustificata

Nelle sue conclusioni preliminari il Berec afferma di non essere convinto che siano necessari alle telco costosi aggiornamenti di rete per gestire l’aumento del volume di traffico Ip; i maggiori costi deriverebbero invece dalla necessità di estendere la copertura delle reti a banda ultra-larga.

Il Berec scrive che la percentuale dei costi di aggiornamento relativi agli aumenti del volume di traffico è “molto bassa” e non giustifica l’intervento della Commissione europea. Per i regolatori del settore ci deve essere “un’adeguata giustificazione per intervenire nel mercato”.

Rischi per l’ecosistema Internet

Il Berec afferma anche che un modello in cui i fornitori di contenuti pagano per l’accesso “dà agli Isp la possibilità di sfruttare il monopolio della terminazione ed è immaginabile che un cambiamento così significativo possa essere un danno notevole per l’ecosistema Internet”.

Il Berec ha anche dato credito all’argomento spesso citato dalle grandi piattaforme secondo cui le big tech hanno fatto ingenti investimenti per portare la propria infrastruttura “più vicino agli Isp”. In più hannola capacità di ottimizzare l’efficienza dei servizi in termini di consumo di dati.

La replica dell’Etno: “Porteremo nuove prove”

L’Etno, l’associazione delle telco europee, ha immediatamente replicato al paper del Berec affermando che “non porta nessuna nuova informazione nel dibattito” e aggiungendo di essere “al lavoro per fornire nuove prove basate sui fatti per la vicina consultazione indetta dalla Commissione europea”.

Gli operatori da tempo premono perché le piattaforme digitali paghino una parte dei costi argomentando che gli Ott generano la maggior parte del traffico che viene trasportato sulle loro reti e costringono le telco a continui e ingenti investimenti.

Lo scorso maggio uno studio realizzato da Axon Partners per Etno ha indicato che le grandi piattaforme digitali generano il 55% del totale del traffico dati, ma non remunerano direttamente le reti telecom nazionali, mentre le telco hanno investito 500 miliardi negli ultimi 10 anni.

Secondo lo studio di Etno i costi incrementali generati direttamente dal traffico delle big tech sulle reti tlc sono di almeno 15 miliardi l’anno. Per questo viene ritenuto necessario un intervento regolatorio che affronti la questione. Una legislazione in tal senso potrebbe aumentare il Pil europeo fino a 72 miliardi e spingere l’incremento di posti di lavoro, fino a 840mila nel 2025.

Sul fronte opposto gli Ott e gli attivisti dei diritti digitali sostengono che far pagare la rete alle big tech minerebbe le regole sulla net neutrality, perché le piattaforme internet finirebbero col dare preferenza a parte del traffico dati rispetto ad altre per aiutare a finanziare le reti.

Il “fair share” di Thierry Breton

Il mese scorso il commissario europeo al Mercato interno Thierry Breton ha detto che la consultazione pubblica sul mondo Internet aiuterà l’esecutivo Ue a decidere se i giganti del web dovranno essere effettivamente “tassati” per partecipare ai costi delle reti di telecomunicazione. “Dobbiamo chiederci se la nostra regolamentazione sulle reti, pensata all’epoca dell’apertura alla concorrenza delle reti in rame, è ancora adatta, ora che si parla già di metaverso con flussi massicci di dati”, ha affermato il commissario. Breton ha assicurato che “Tutti gli utilizzatori delle reti dovranno contribuire” riferendosi al “fair share”, ovvero la possibilità che i giganti del digitale facciano la loro parte nel finanziamento dell’infrastruttura europea per la banda larga.

Ieri Breton è tornato a parlare di “equo contributo” delle big tech agli investimenti delle telco nell’incontro con i ceo delle aziende delle Tlc riunite a Bruxelles. Uno “scambio di vedute produttivo”, ha evidenziato il commissario, che in un tweet dall’hashtag #FairShare ha segnalato la presenza sul tavolo della richiesta dei ceo di fare pagare alle aziende over the top una giusta quota per i costi delle infrastrutture di rete.
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