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IL DIBATTITO

Reti virtualizzate, così le telco sfideranno gli Over the top

Software defined network e Network function virtualization: strumenti per rendere più versatili e performanti le infrastrutture di telecomunicazione. Esperti a confronto durante l’incontro organizzato da CorCom in collaborazione con Comarch

05 Apr 2017

Antonello Salerno

Accettare la sfida di competitività aperta su scala globale dagli Ott, mettendo in campo servizi sempre più agili e innovativi, e soprattutto rimuovendo tutti gli ostacoli che impediscono a una telco di poter giocare la partita alla pari. E’ lo scenario di fronte al quale si trovano oggi le compagnie di telecomunicazione, tutte impegnate a modernizzare e rendere più performanti le proprie reti e i propri servizi. A soccorrerle, nel campo delle tecnologie di rete e in parte ancora in quello della ricerca, emergono il software defined networking e la network funcion virtualization, innovazioni che si propongono come i game changer per le telco nel nuovo scenario della trasformazione digitale.

Ntt Docomo ha già virtualizzato il 50% della propria rete in Giappone, At&T il 40% negli Stati Uniti. Le nuove reti sono necessarie per offrire più velocità e più servizi, e consentono risparmi notevoli”, ha detto Gildo Campesato, direttore di CorCom, aprendo l’incontro-dibattito organizzato da CorCom in collaborazione con Comarch con un gruppo selezionato di interlocutori nel campo delle tlc, all’Hotel Savoy a Roma. “Negli Usa il giga costava nel 2014 11 dollari, nel 2016 il costo è passato a 6 dollari, e con la virtualizzazione di tutta la rete si arriverà probabilmente a frazioni di dollaro – ha proseguito Campesato – Ma oltre che sul piano dei costi, il fenomeno è estremamente interessante su quello dei servizi innovativi, su cui si gioca il futuro dei mercati”.

Giuseppe BianchiA delineare lo scenario in cui si muovono oggi le telco è stato Giuseppe Bianchi, professore ordinario di telecomunicazioni all’Università di Roma Tor Vergata: “Il problema – ha sottolineato – è che le reti sono progressivamente più fragili man mano che diventano più complesse. Nel contempo però i sistemi IT hanno avuto un’evoluzione impressionante, con due punti di svolta: il software defined network nel 2008 e la network function virtualization nel 2012”.

“Grazie all’Sdn – spiega Bianchi – è possibile rendere le scatole dei router di rete semplici, macchine orientate soltanto a processare i dati, mentre l’intelligenza viene ‘centralizzata’ con un software che rende così i router programmabili da remoto. Questo può generare qualche problema di lentezza su cui la ricerca è al lavoro, ma offre anche grandi benefici, con sistemi software sempre più semplici da usare, con un sistema operativo di rete che permette di avere una visione astratta della rete: siamo quindi in presenza di una rete fisica e capillarmente distribuita sul territorio controllata a livello centrale”. Nel 2012 il nuovo approccio della Network function virtualization: “Con l’Nfv avviene il disaccoppiamento tra il piano dei dati e il piano del controllo. Le classiche funzionalità della rete ora diventano software. Se fino a 10 anni fa c’erano una miriade di differenti nodi e funzioni di reti su ferro, con costi enormi e scarse economie di scala: l’idea è stata di riscrivere questo sistema in software, trasformare le funzioni su macchine dedicate in programmi software, virtualizzate, su server che vengono agganciati alla rete. In questo modo si riducono i costi e si semplifica la gestione, portando di fatto la rete nel cloud, con una riduzione sensibile di spazi e di consumi”.

Ma oltre a questi vantaggi Bianchi ne individua un terzo che giudica particolarmente significativo: “Interfacce aperte e soluzioni software – afferma – aprono la strada all‘open innovation, con la possibilità di demandare attività di ricerca e sviluppo a terze parti fuori dall’azienda, generando così una dinamica competitiva che pone le basi anche per vantaggi economici”.

Rimanere fuori da questa dinamica, secondo Bianchi, non sarebbe una scelta conveniente per le telco, perché non consentirebbe di “avere l’agilità per entrare velocemente e in forze nel campo dei nuovi servizi, aprendo la competizione con gli Over the top, che usano questo genere di strumenti ormai da tempo”.

Sdn e Nfv inoltre, secondo Bianchi, “consentono di gestire la rete e capire cosa succede al suo interno con più facilità, oltre che gestirla in modo più agile. Se prima per fare un upgrade poteva essere necessario cambiare un router, ora con un clic si può fare l’upgrade del software e si può riconfigurare la rete”.

Lukasz MendykSecondo Lukasz Mendyk, product manager di Comarch, multinazionale del software e della system integration, Sdn e Nfv saranno utili per “ridurre il time to market, dare impulso all’innovazione, sperimentare nuovi servizi, competere con gli Ott. I vantaggi di queste tecnologie – sottolinea – risiedono anche nel fatto che consentono di provare e capire in fretta che tipo di servizi possono essere offerti, accantonando quelli non performanti senza che questo comporti costi alti per l’azienda. Si possono provare anche servizi in beta – prosegue – per sperimentarli e testarli su un numero selezionato di utenti, senza così creare danni in caso di problemi e creando coinvolgimento negli early adopters, migliorando la percezione del brand come innovativo”. “L’innovazione – prosegue Mendyk – vuol dire anche collaborazione tra persone di estrazione diversa, come nel caso dei product manager e dei service manager, impegnati su un’unica piattaforma: i primi più customer orienterd, gli altri specializzati nelle tecnologie”.

“Il nostro asset pregiato è la rete – afferma Marco Verzellino, head of marketing and Portfolio di Bt Global Services – Il problema è che la manutenzione e l’evoluzione della rete sta causando un’esplosione dei costi, e il fattore che può fare uscire da questo stallo sono Nfv ed Sdn. I clienti si stanno abituando al cloud, e presto ci sarà l’esigenza di spostare i dati da un cloud provider a un altro. Per questo abbiamo pensato all’integrazione di cloud provider, per consentire attraverso un’unica console di scegliere il cloud provider che più interessa”.

“A guidare il processo di trasformazione interna degli operatori – sostiene Mario Bonnet, responsabile Telco Cloud di Tim – è la ricerca del mix ideale tra costi, volumi, efficienza operativa e nuovi servizi. Tutto questo cercando cooperazione con l’evoluzione dell’industria, che oggi ad esempio guarda al campo dell’IoT, dell’industry 4.0, dell’automotive. Una delle sfide principali è quella della trasformazione delle competenze interne agli operatori. I nativi digitali sono già orientati al software, ma chi è già nel campo teco deve adattarsi. Solo per fare un esempio, At&T è impegnata a riskillare 100mila dei suoi 280mila dipendenti verso le tecnologie software. Lo stiamo facendo anche noi – conclude – Abbiamo già iniziato a virtualizzare la rete ed i servizi cercando nel frattempo di far evolvere le nostre competenze”.

“Esordiamo adesso sul mercato e su questi temi abbiamo avviato uno scouting, e qualcosa stiamo già mettendo in roadmap – afferma Domenico Angotti, access and transport engineer in Open Fiber – Inizialmente pensavamo a un’infrastruttura esclusivamente passiva, ma il mercato ci chiede di erogare anche servizi attivi, e per farlo investiamo sia sull’accesso sia sul trasporto. Da un lato il abbiamo il vantaggio di partire da zero e poter avvalerci dello stato dell’arte della tecnologia, anche di questi percorsi interessanti tracciati da Sdn ed Nfv. Rimane il problema di reperire skill sul mercato: stiamo assumendo giovani, ma serve affiancamento con personale già esperto nel campo delle telecomunicazioni”.

Nel suo intervento Paolo Nuti, presidente di Mc Link, ha sollevato il problema delle reti 5G, ponendo il tema di come e con quale tecnologia sarà possibile “interconnetere le reti 5G, ne caso ce ne sia più di una” quando lo standard si sarà sviluppato.

“Vedo grandi vantaggi nella virtualizzazione, in termini di costi, efficienza e flessibilità – afferma Giampiero Rossi, account manager di Movenda – la sfida sarà quella di rendere il più possibile customizzabile l’Nfv con le diverse piattaforme, considerando che ci sarà un periodo “ibrido” iniziale in cui le reti fisiche e le reti virtuali dovranno convivere”.

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