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Rivoluzione Privacy: Google, Apple e Ibm al contrattacco

Le lobby delle imprese americane bocciano le nuove regole europee: “Anticompetitive: nessun equilibrio tra innovazione e difesa dei diritti”. Più cauta Facebook che apprezza la creazione di uno standard comune europeo sulla protezione dei dati

17 Dic 2015

Patrizia Licata

Le nuove regole europee sulla protezione dei dati, più severe nell’imporre salvaguardie per i consumatori e vincoli per le imprese, con il rischio per le aziende che violano le norme di pagare pesanti multe, non vanno giù ai grandi gruppi tecnologici e di Internet americani. Google, Apple e Ibm, rappresentate da Digital Europe, sono già partite al contrattacco, convinte che le misure approvate siano anticompetitive.

Come noto, in base al pacchetto concordato nei giorni scorsi a Bruxelles da rappresentanti della Commissione, del Parlamento e del Consiglio d’Europa (e che ora attende la formalizzazione a gennaio), le aziende potrebbero essere sanzionate anche fino al 4% del loro fatturato globale se non rispettano le regole. In più, alle aziende si chiede di rendere note eventuali intrusioni nei loro database entro tre giorni dall’avvenuta violazione dei loro sistemi. Altro elemento che ha messo sul piede di guerra i gruppi hitech sono le norme più severe sull’uso dei dati dei clienti che limita, a loro dire, la capacità di creare profili.

La bocciatura di Digital Europe è totale: il nuovo regime “non ha trovato un adeguato equilibrio tra la protezione del fondamentale diritto alla privacy dei cittadini e la possibilità per le aziende in Europa di diventare più competitive”.

Anche le imprese che non hanno sede nell’Unione europea dovranno rispettare il pacchetto Ue sulla data protection, se hanno clienti all’interno dell’Unione: per questo anche la lobby delle aziende Usa Amcham ha duramente attaccato le nuove regole, affermando che ostacoleranno la crescita di importanti industrie globali, come l’analisi dei dati.

“I membri dell’Amcham attivi in Ue hanno un forte rispetto per la privacy ma temono che il testo su cui è stato raggiunto l’accordo (General Data Protection Regulation) non riesca a trovare il giusto equilibrio tra il fornire uno stimolo all’innovazione e proteggere le informazioni personali”, si legge in una nota del gruppo.

Facebook, che è coinvolta in una serie di cause sulla protezione dei dati con i regolatori di diversi Paesi europei, e che ha fatto pressione, insieme ad altre aziende hitech, perché l’innalzamento da 13 a 16 anni dell’età minima per iscriversi ai social network non fosse obbligatoria (è suggerita dal pacchetto di norme europee, ma i singoli Stati potranno mantenere la soglia a 13 anni), ha per ora espresso un cauto sostegno al pacchetto di norme sulla privacy, affermando che renderà più chiaro quale autorità per la protezione dei dati ha giurisdizione per ciascuna impresa. Facebook ha sottolineato come le nuove regole danno maggiore certezza legale alle aziende creando uno standard comune sulla data protection in tutta Europa, grazie a un “one-stop shop”, e rendendole responsabili di fronte al garante privacy del Paese in cui hanno la loro sede europea. “Avere un solo corpus di norme per proteggere i dati personali degli europei crea opportunità per la crescita e l’innovazione ed è importante per i cittadini europei e per l’economia europea”, ha dichiarato un portavoce del social network.