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IL SONDAGGIO

Robot-medico? Per gli italiani vale solo come “supporto”

Report Bva Doxa sul livello di fiducia degli utenti nei confronti delle nuove tecnologie. In Italia grande attenzione alla privacy e timori contenuti per la sostituzione uomo-macchina. Ma sul fronte sanità ancora poche aspettative riguardo alla AI

16 Ago 2019

L. O.

Intelligenza artificiale invece del medico in carne e ossa? No grazie. Emerge dalla ricerca realizzata a livello mondiale da Bva Doxa in collaborazione con Win sul livello di fiducia riposta nelle nuove tecnologie. Solo il 7% degli intervistati infatti si dichiara favorevole a una totale sostituzione robot-medico, con valori più alti in India (24%), Libano (22%) e Cina (17%). Mentre la maggior parte degli intervistati (53%) a livello mondiale auspica che l’Intelligenza Artificiale sia di supporto ai medici, ma non li sostituisca completamente. Il rifiuto dell’Intelligenza artificiale in sostituzione dei medici è più alto in tutti i Paesi del G7 (Germania ed Italia in particolare) con l’unica eccezione del Giappone (12%).

Poco più della metà della popolazione mondiale (52%) non risulta invece preoccupata di perdere il lavoro a causa della AI dell’automazione nei prossimi 10 anni. L’altra metà si divide in due parti quasi uguali fra lavoratori preoccupati (23%) e non lavoratori (25%). Fra i più preoccupati gli abitanti di Filippine 45%, Messico 41%, Cina 41%. Per contro, nei Paesi del G7 la quota dei lavoratori che si sentono “al sicuro” è più elevata (in Germania il 77%, in Italia il 54%).

Sul fronte privacy solo il 19% dichiara di non avere problemi a usare app che raccolgono dati personali, con valori più alti fra i giovani (25% fra i 18-24 anni) ed i più istruiti (23% tra i laureati). Il 39% degli intervistati è contrario, e il rifiuto sale al 50% fra gli over 55 e al 62% fra i meno istruiti.

Il grado di accettazione e rifiuto di app che fanno uso di dati personali varia enormemente fra i vari Paesi: si va dall’oltre 70% di contrari in Indonesia (80%), Perù (72%) e Vietnam (70%) a meno del 10% in India e Brasile (9%). In Italia i rejectors sono 6 su 10, al quinto posto nel ranking generale.

“La tecnologia sta avendo un impatto sempre più forte sulla vita quotidiana dei cittadini di tutto il mondo – dice Vilma Scarpino, presidente di Win e ad di Bva Doxa -. Nei vari Paesi si reagisce con modalità decisamente differenti, frutto delle diverse culture in termini di privacy e dei diversi stadi di familiarità con lo sviluppo digitale. Temi che hanno una forte risonanza negli individui e che a livello nazionale e internazionale richiedono una accurata analisi dell’opinione dei cittadini al fine di compiere le scelte migliori e maggiormente accettate dalla società”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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