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L’ALLARME

Roger McNamee: “Le big tech? Vogliono manipolare le persone”

Il gigante del venture capital americano e coscienza critica della Silicon valley accomuna alcune caratteristiche di Facebook & Co. ai regimi autoritari: “Stanno facendo le stesse cose che fanno i cinesi per far fare ai cittadini quel che vuole il governo”

11 Giu 2019

Antonio Dini

Che differenza c’è tra Facebook, Google e le altre big tech e il governo di Pechino? Nessuna. È la provocazione di Roger McNamee, big del venture capital americano, fra i primi investitori in Facebook e oggi critico delle mosse di questi colossi che cercano di manipolare le scelte disponibili per gli utenti: “Non credo – ha detto in una intervista a Cnbc – che dovremo competere con la Cina per la manipolazione del comportamento delle persone”. Le aziende oggi, secondo il McNamee, oggi conoscono meglio i propri clienti di se stesse. E non è una buona cosa.

Colossi come Facebook e Google utilizzano sostanzialmente strategie di manipolazione del comportamento identiche a quelle che McNamee ha visto applicare dal governo Cinese.

“Stanno facendo – ha detto – le stesse cose che fanno i cinesi. A Pechino hanno una strategia nell’innovazione molto focalizzata. Sono concentrati su quello che loro chiamano ‘credito sociale’, che è una strategia di manipolazione comportamentale progettata per far fare ai cittadini cinesi quel che vuole il governo”.

Facebook e Google “stanno sostanzialmente accumulando dati su tutti, creando queste specie di bambole voodoo fatte di dati e le usano per manipolare le scelte disponibili per le persone per fare quel che desidera.

McNamee ha anche scritto un libro (ancora non tradotto in italiano) per criticare il comportamento dei big: “Zucked: Waking Up to the Facebook Catastrophe”. Secondo l’ex venture capitalist il governo americano dovrebbe limitare il possesso e il controllo dei dati degli utenti da parte dei colossi della tecnologia tramite leggi antitrust ben fatte.

“Non penso – ha detto – che dovremmo competere con la Cina sul fronte della manipolazione comportamentale. Mi piacerebbe invece molto di più vedere che facciamo crescere le nostre opportunità facendo quello che gli Usa fanno veramente bene, e cioè avere milioni di startup molto differenti tra di loro”. Il problema, per McNamee, è che le startup non riescono neanche a nascere perché colossi come Facebook e Google sono troppo grossi e non lasciano loro spazio, oppure le comprano per chiuderle.

La voce di McNamee si aggiunge a un coro sempre più ampio di critici dello strapotere dei big della tecnologia, e alla crescente attenzione che i politici e le organizzazioni governative americane stanno dando ai big della tecnologia e alla possibilità di procedere a una loro frammentazione per smantellare quel che è stato definito un monopolio dei dati. In settimana ci sarà un incontro fra la Federal Trade Commission e i procuratori generali degli stati federali americani, per parlare di protezione dei consumatori e problemi di competizione corretta sul mercato da parte dei big del tech.

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