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E-DEMOCRACY

Rousseau, Casaleggio: “Voto trasparente grazie alla blockchain”

Il manager risponde indirettamente al Garante Privacy che ha multato la piattaforma: “La tecnologia garantirà l’anonimato completo dell’elettore e una certificazione distribuita e aperta a tutti coloro che vorranno fare verifiche”

09 Apr 2019

F. Me.

“Sulla certificazione del voto abbiamo attraversato diversi step: in passato avevamo anche definito alcune certificazioni dei processi e del sistema di voto stesso che in realtà ultimamente è cambiato radicalmente, e come avete visto il sistema di voto permette la partecipazione di tutti gli iscritti senza dover registrare i singoli voti perché permette di votare in batch”. Così Davide Casaleggio a margine dell’evento organizzato al Parlamento europeo dal titolo “Cittadinanza digitale, nuovi strumenti di partecipazione e nuovi diritti” parlando della piattaforma Rousseau.

“Ma abbiamo creato un ulteriore sistema che abbiamo messo in open source, che è il voto sul blockchain che è il nostro punto di arrivo”. Secondo, “permetterà da una parte di avere una anonimato completo del voto per il votante – spiega -, dall’altra di avere una certificazione distribuita e aperta a tutti coloro che vorranno poter verificare, è un processo che sta evolvendo”. Quanto al Garante per la Privacy, ha aggiunto, “parlava di una vecchia piattaforma non più online”.

“Oggi abbiamo parlato di cittadinanza digitale in molti modi. La cittadinanza digitale oggi è concreta è qualcosa che tutti i cittadini europei possono toccare con mano” e “perché ci sono una serie di nuovi diritti che sono emersi grazie all’arrivo della rete”, ha precisato Casaleggio.

“Quando ci sono state rivoluzioni tecnologiche abbiamo sempre assistito all’ingresso di nuovi diritti, dall’antichità con il diritto dell’acqua pubblica con gli acquedotti, fino ad oggi con la rete che ci permette per esempio di partecipare ai bilanci partecipativi nelle città di Parigi – spiega – a Barcellona o a New York e questo succede perché stanno emergendo nuovi diritti digitali che fanno parte di questo nuovo concetto di cittadinanza digitale”.

Casaleggio afferma che “per poter usufruire appieno di questa cittadinanza digitale si devono risolvere tre problemi, tre pilastri: l’informazione, quindi cominciare a parlare di questi nuovi diritti che sono emersi, poi la possibilità di accedere alla rete in modo libero e gratuito, a prescindere dal nostro reddito, ed infine il terzo elemento, quello più importante per il legislatore, dell’identità digitale”. Casaleggio conclude che “dobbiamo riuscire a costruire questi tre pilastri insieme per creare questa nuova dimensione che è la cittadinanza digitale”.

La multa del Garante Privacy

Cinquantamila euro di multa per non aver assicurato “adeguate garanzie di riservatezza agli iscritti” e per “l’accertata condivisione delle credenziali di autenticazione da parte di più incaricati dotati di elevati privilegi per la gestione della piattaforma“. Sono questi i motivi che hanno spinto il Garante per la Privacy a multare la piattaforma Rousseau.

Una serie di mancanze, osserva il Garante, che lasciano “esposti i risultati delle votazioni (per un’ampia finestra temporale che si estende dall’istante di apertura delle urne fino alla successiva c.d. “certificazione” dei risultati, che può avvenire a distanza di diversi giorni dalla chiusura delle operazioni di voto) ad accessi ed elaborazioni di vario tipo (che vanno dalla mera consultazione a possibili alterazioni o soppressioni, all’estrazione di copie anche offline), non garantiscano l’adeguata protezione dei dati personali relativi alle votazioni online”.

Anche se, dopo una precedente istruttoria, l’Associazione Rousseau ha adottato alcuni accorgimenti mirati a garantire la libertà e la segretezza del voto – come la cancellazione o la trasformazione in forma anonima dei dati personali trattati, una volta terminate le operazioni di voto, nonché il disaccoppiamento del numero telefonico del votante dal voto espresso – il Garante ritiene che gli interventi non siano ancora sufficienti. Anzi – scrive – “sono state evidenziate persistenti criticità” spiega.

Inoltre l’esistenza di una tabella esterna alla piattaforma contenente tutte le informazioni relative alle operazioni di voto, al numero di telefono e all’Id dei votanti, insieme all’espressione di ciascun voto, ha portato il Garante a ritenere che “la mera rimozione del numero telefonico, a fronte della presenza di un altro identificativo univoco dell’iscritto” – come Casaleggio rivendica di aver fatto – “non possa essere considerata quale misura coerente con gli obiettivi di protezione dei dati personali che si intendevano promuovere”.

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