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IL CASO

Salta il merger Fujifilm-Xerox, il caso finisce in tribunale

Nei giorni scorsi il pressing dell’investitore Carl Icahn aveva spinto l’azienda americana a stralciare l’accordo con il gruppo giapponese. Che annuncia: “Ricorreremo alle vie legali”

18 Mag 2018

Patrizia Licata

giornalista

L’acquisizione di Xerox da parte della giapponese Fujifilm Holdings è saltata: ha vinto il pressing dell’attivista investitore Carl Icahn, ma non senza conseguenze perché Fujifilm si prepara a trascinare Xerox in tribunale, sostenendo che l’azienda americana non ha alcun diritto di stralciare l’accordo già siglato per una fusione valutata 6,1 miliardi di dollari. “Siamo in contatto con i nostri avvocati per fissare le date ma intenteremo causa il prima possibile”, ha dichiarato il Chief operating officer Kenji Sukeno.

Sukeno ha chiarito che la causa si baserà sull’assunto che Xerox abbia agito illegalmente: non può, dicono i legali di Fujifilm, terminare il contratto unilateralmente. Il Ceo giapponese ha ribadito che “la fusione è nel miglior interesse degli azionisti di Xerox” e che, se dal Cda dell’americana arriveranno proposte alternative, saranno valutate “solo se vantaggiose per gli azionisti di Fujifilm. Non abbiamo alcuna fretta”.

La trattativa per l’acquisizione di Xerox da parte della nipponica Fujifilm Holdings – già legate da oltre 50 anni in joint venture – risale allo scorso gennaio, ma fin dall’inizio l’operazione ha sollevato polemiche a causa del cambio di controllo. L’acquisizione, secondo i piani, avrebbe dovuto concludersi già entro questa estate: Fujifilm si sarebbe portata a casa il 50,1% della Xerox Corporation – al costo di 6,1 miliardi di dollari – per poi conferire il 75% della partecipazione alla joint venture Fuji Xerox operativa sul mercato asiatico. La liason era data per certa tanto da aver già portato alla stesura di un pre-piano industriale che contemplava il taglio di 10mila dipendenti a livello globale e la quotazione alla Borsa di New York.

In settimana, tuttavia, Xerox si era tirata fuori dall’accordo per il pressing esercitato dagli investitori attivisti Carl Icahn e Darwin Deason, contrari al merger perché svaluterebbe l’azienda americana. L’intesa tra Xerox e i due investitori non solo ha mandato a monte la fusione con Fujifilm ma fatto saltare la testa del Ceo di Xerox Jeff Jacobson – principale artefice dell’accordo per la fusione col partner giapponese – e di altri cinque top manager, tra cui il presidente Robert Keegan. John Visentin, assunto da Icahn per condurre la sua campagna contro il top management di Xerox, ha preso il posto di Jacobson.

Carl Icahn è il primo azionista di Xerox con una quota del 9,7%. L’intesa con Fujifilm per il merger aveva fatto immediatamente alzare le barricate: in una inferocita lettera agli altri azionisti Icahn ha accusato il management della società di essere “chiaramente incapace di rinegoziare la joint venture in modo più favorevole”.

Jacobson aveva assunto la guida dell’azienda americana poco più di un anno fa a seguito della separazione di Xerox in due aziende separate e indipendenti, entrambe quotate in borsa: Xerox e Conduent; la prima è specializzata nel Document Technology e Document Outsourcing e la seconda nel Business Process Outsourcing.

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