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Scorporo Google, gli Usa all’attacco: “A rischio cooperazione con Ue”

Fronte compatto dei politici americani contro la proposta del Parlamento europeo che mira a dividere searching dai servizi commerciali: “Così si politicizza l’indagine antitrust sul motore e si mettono a repentaglio gli investimenti statunitensi in Europa”

26 Nov 2014

Patrizia Licata

La proposta del Parlamento europeo di dividere Google in due per spezzare il suo predominio sul mercato della ricerca su Internet scatena le reazioni del mondo politico americano.

Come noto, gli europarlamentari del Partito Popolare europeo e dei Socialisti hanno proposto una risoluzione, che sarà votata giovedì, che invita la Commissione europea a considerare il possibile “unbundling” per le aziende dei motori di ricerca, ovvero la separazione delle loro attività di ricerca dalle altre attività commerciali su Internet.

I politici americani non hanno tardato a replicare alle autorità europee accusandole di voler politicizzare l’indagine antitrust in corso nei confronti di Google. La reazione è unanime: Repubblicani e Democratici del Senate finance committee e dell’House ways and means committee hanno scritto una lettera congiunta esprimendo “allarme” sulla proposta del cosiddetto “unbundling”.

“Le proposte che sembrano prendere di mira le aziende tecnologiche americane” sollevano dubbi “sull’impegno dell’Ue verso un mercato aperto”, si legge nella lettera, riportata dal Financial Times. “Simili proposte erigono muri anziché ponti e non sembrano considerare l’effetto negativo che tali politiche potrebbero avere sulla più ampia relazione commerciale tra Usa e Ue”.

In un’altra lettera ai leader dei principali schieramenti politici dell’Europarlamento, Bob Goodlatte, presidente dell’House judiciary committee, si è detto “preoccupato” dal fatto che gli Europarlamentari “incoraggino azioni antitrust che appaiono motivate da ragioni politiche e non basate su principi legali”.

Una terza lettera firmata da diversi membri del Congresso americano mette in guardia sul fatto che la risoluzione andrebbe “a danno dell’innovazione e degli investimenti da parte delle aziende di Internet statunitensi”.

Separatamente, in una lettera al Financial Times, Ed Black, direttore della CCIA, associazione dell’industria tecnologica americana che rappresenta aziende come Google ma anche suoi concorrenti, sottolinea che la politicizzazione del caso è “molto preoccupante” e che con la sua proposta l’Europa si allontana dai “solidi principi legali ed economici, minando la credibilità dei suoi politici e la legittimità delle sue azioni antitrust”.

Un elemento di cautela in tutta la vicenda è stato introdotto da Günther Oettinger, commissario digitale dell’Ue, che ha dichiarato alla stampa tedesca che non ci dovrebbe essere nessuna separazione di Google, definendo queste risoluzioni “strumenti non in linea con l’economia di mercato”.

Oettinger in passato ha sostenuto la necessità che Google sia “neutrale” nei suoi risultati di ricerca e ha anche sollevato l’idea di una tassa Ue sull’uso da parte di Big G di materiale protetto da copyright. Tuttavia il suo appello a un atteggiamento di buon senso riporta la discussione su un binario sicuramente più gradito agli americani.

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