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IL PUNTO

Sfida big data, più potere e controllo di mercato?

L’economia dei dati, con i cambiamenti epocali che sta generando nel modo di produrre e di consumare, comunicare e informare è al centro di opposte considerazioni, tra grandi attese e fosche previsioni. Un convegno mette a confronto i diversi scenari

10 Mag 2018

Li chiamano “il nuovo petrolio dell’economia”: sono i dati, sulla gestione dei quali si concentra l’attenzione mondiale anche grazie a casi clamorosi come quello innescato da Facebook-Cambridge Analytica. Ma l’economia dei dati, con gli epocali cambiamenti che sta causando nel modo di produrre e di consumare, di intendere la propria personalità e i rapporti con gli altri, di comunicare e informare è al centro di opposte considerazioni, tra grandi attese e fosche previsioni.

 Il rapporto Economia dei Dati, Tendenze di mercato e prospettive di policy, realizzato da ITMedia Consulting e Università Bocconi e pubblicato a gennaio 2018, è al momento uno dei lavori più completo sullo stato dell’arte e le prospettive future dei dati e dei big data, dal punto di vista del rapporto tra detenzione e trattamento dei dati e potere di mercato, oltre che della regolazione delle questioni attinenti la comunicazione, l’informazione e la privacy.

L’Istituto Bruno Leoni ha organizzato un convegno di presentazione del rapporto presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per mercoledì 16 maggio p.v., alle ore 17. Intervengono Franco Debenedetti (Istituto Bruno Leoni), Augusto Preta (ITMedia Consulting), Mariateresa Maggiolino (Università Commerciale Luigi Bocconi), Giuseppe Colangelo (Università degli Studi della Basilicata), Antonio Nicita (Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). Conclude Giovanni Pitruzzella (Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato), modera Serena Sileoni (Istituto Bruno Leoni).

Il caso Facebook e Cambridge Analytica e l’avvio dell’indagine europea sull’acquisizione di Shazam da parte di Apple sono solo la punta dell’iceberg di sempre più frequenti punti di frizione tra il modo tradizionale di considerare e regolare i diritti individuali e gli assetti di mercato e le modalità di uso, scambio e trattamento delle informazioni e dei dati nell’economia digitale.

L’economia dei dati rappresenta una nuova era dello sviluppo economico e sociale. Sono i big data a consentire molta della innovazione tecnologica di cui beneficiamo e di quella che ci attendiamo, a individuare nuove domande, a consentire una maggiore disintermediazione tra bisogni e risposte.

 La letteratura si chiede se questo enorme potenzialità di conoscenza equivalga a un effettivo potere e controllo di mercato.

 In ambito antitrust, che una impresa disponga di big data non vuol dire necessariamente che disponga di un potere di mercato degno di attenzione da parte del’Antitrust. Big Data non vuol dire Big Tech.

 I giganti del web sono i motori della quarta rivoluzione tecnologica anche per i dati che posseggono e trattano: ma non per questo rappresentano una concentrazione di potere, non solo economico, da smantellare.

Le barriere all’accesso ai dati digitali non rappresentano una particolarità dei mercati della generazione e raccolta dei dati, né si può dare per scontato che generino una concentrazione tale da impedire ad altri di sviluppare servizi in concorrenza.

Oltre ai profili più strettamente inerenti le ipotesi di monopolio, abuso di potere e concentrazione, il trattamento dei dati e il possesso di big data incrociano anche la tutela dei diritti di personalità.

La rivoluzione digitale ha anche cambiato le persone e quindi anche il modo di intendere questi diritti. Sembra lecito chiedersi se lo sia al punto da aver abbassato le pretese di tutela di alcuni diritti classici, come quello alla riservatezza.

Ad ogni modo, non è detto che un corretto trattamento dei dati e delle informazioni non possa trovare strumenti efficaci di controllo all’interno della stessa economia dei dati.

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