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IL REPORT

Smart city, il nodo è la cybersecurity. E gli investimenti in campo non bastano

E’ quanto sostengono gli analisti di Abi Research. Il 5G potrà aiutare, ma bisognerà mettere in sicurezza un numero elevatissimo di dispositivi. Nel 2024 circa 1,3 miliardi di “oggetti” connessi fra lampioni, telecamere di sorveglianza e sensori di qualità dell’aria

21 Ago 2019

Antonio Dini

Se diventano veramente smart, si possono anche hackerare. E vanno difese. Ma la cybersecurity delle smart city costerà cara anche perché richiede un cambiamento profondo di cultura da parte degli amministratori, dei progettisti digitali e dei consulenti: la security non è un prodotto per il post-vendita ma deve far parte della progettazione iniziale, altrimenti non funziona.

Una nuova ricerca suggerisce che le più grandi città del mondo dovranno investire miliardi di euro in più nella propria infrastruttura per proteggere i dati dei cittadini. Dei circa 120 miliardi di euro previsti da spendere a livello globale per la sicurezza informatica delle infrastrutture critiche nelle città da qui al 2024, il 44% sarà suddiviso in protezione dei dati per le utility (energia), per la sanità, per la pubblica sicurezza, per i trasporti, per l’acqua e per i rifiuti. Lo sostiene lo studio di un gruppo di analisti di Abi Research appena pubblicato.

La spesa sinora prevista sarà di circa 53,1 miliardi di euro e non è sufficiente, dice Dimitrios Pavlakis, analista di Abi Research.

Nel rapporto che accompagna la ricerca Pavlakis dice che gli investimenti nella sicurezza digitale non sono abbastanza e “potrebbero mettere a repentaglio gli elementi chiave di intelligenza, efficienza e sostenibilità delle future implementazioni delle città intelligenti”.

La preoccupazione fa eco a un crescente consenso da parte dei governi e del settore della cybersecurity sul fatto che viene dato loro troppo poco controllo sulle tecnologie fondamentali utilizzate per costruire città connesse. Ci sono liste nere, ad esempio, che cercano di mettere ordine tra le tecnologie che si possono e non si possono utilizzare nelle smartcity. Ma spesso le motivazioni trascendono quelle concrete della cybersicurezza tradizionale e sconfinano nella politica e nelle trade war. Il caso più evidente è quello dei prodotti legati alle reti 5G. Il 5G servirà a realizzare le smart city quanto se non più di tutte le altre tecnologie di connessione, mettendo in rete edifici, macchine e persone.

Secondo Abi Research attualmente le reti cittadine si intrecciano molto in profondità: reti di sorveglianza, di assistenza sanitaria e dei servizi pubblici si scambiano dati e mancano di livelli adeguati di sicurezza per contenere le violazioni dei dati e deviare gli attacchi informatici.

Il numero di connessioni di rete ad ampio raggio utilizzate per oggetti come lampioni, telecamere di sorveglianza e sensori di qualità dell’aria dovrebbe salire a circa 1,3 miliardi entro il 2024, secondo Abi Research, rispetto a circa 696 milioni di oggi. Solo la metà di questi sarà installata su reti in grado di gestire le minacce informatiche, afferma la ricerca.

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