Smart working di "vicinato" per la PA (e non solo): a Milano patto Comune-Assolombarda - CorCom

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Smart working di “vicinato” per la PA (e non solo): a Milano patto Comune-Assolombarda

Via al progetto sperimentale. Le aziende metteranno a disposizione spazi attrezzati per i dipendenti pubblici e presto anche per quelli privati per decongestionare gli spazi urbani. Si punta anche allo sviluppo di soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate

18 Mag 2021

L. O.

Partnership pubblico-privato per il nuovo progetto sperimentale “Smart Working Community” che coinvolgerà Milano: le aziende metteranno a disposizione spazi attrezzati per gli impiegati della PA, ma presto anche per gli altri dipendenti, anche privati. Obiettivo diminuire gli spostamenti casa-lavoro, favorire una migliore conciliazione vita-lavoro e limitare le possibilità di esposizione al contagio.

Milano, una “città a 15 minuti”

Il progetto punta a dare continuità con la volontà del Comune di Milano e degli stakeholder pubblici e privati di ridisegnare una “città a 15 minuti”. Il piano è frutto dell’accordo sottoscritto da Cristina Tajani assessora alle Politiche per il Lavoro, Attività Produttive e Commercio e Renato Galliano direttore Economia Urbana e Lavoro del Comune con la presidente della Milano Smart City Alliance, Gioia Ghezzi e il Dg di Assolombarda, Alessandro Scarabelli.

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Il protocollo è stato firmato alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, in occasione della sua visita in città per incontrare i diversi protagonisti del lavoro e del mondo produttivo.

Obiettivo la “decongestione” degli spazi urbani

“Dopo un lungo anno in cui il lavoro da remoto ha implicato il confinamento domestico dovuto al Covid, con il nuovo piano operativo per il lavoro agile  facciamo un significativo passo avanti in favore dei lavoratori e di una migliore organizzazione dei tempi della città – dice Cristina Tajani -. Grazie alla sottoscrizione di questo protocollo e alla collaborazione con le aziende di Assolombarda che metteranno a disposizione dei dipendenti del Comune i loro spazi attrezzati potremmo raggiungere un triplice obbiettivo: decongestionare il trasporto pubblico limitando i trasferimenti periferia-centro, migliorare la conciliazione vita-lavoro risparmiando tempo ed emissioni inquinanti; favorire la vitalità dei quartieri contribuendo così a sviluppare una reale città policentrica e inclusiva”.

“Con la sigla di questo accordo vogliamo dare un segnale concreto della capacità del pubblico-privato di fare sistema a vantaggio del territorio e della comunità – dice Gioia Ghezzi –. Si tratta di un’iniziativa pilota che, al momento, coinvolge i dipendenti del Comune di Milano e che auspichiamo possa presto coinvolgere tante altre realtà per creare una vera e propria community di imprese che condividono questo nuovo approccio al lavoro agile attraverso spazi condivisi di smart working. Un approccio innovativo che ha impatti positivi sulla sostenibilità ambientale e sul miglioramento della qualità della vita dei lavoratori”.

Soluzioni innovative per i lavoratori

Tra i diversi obbiettivi perseguiti dal protocollo, inerenti la ricerca e lo sviluppo di soluzioni innovative e tecnologicamente avanzate coerenti con lo sviluppo di una smart city a vantaggio dei lavoratori, del mondo delle imprese e delle Pubbliche Amministrazioni spicca la realizzazione in via sperimentale del progetto “Smart Working Community” con l’obiettivo di identificare e rendere disponibili spazi lavorativi in cui ospitare dipendenti delle imprese aderenti alla community e dipendenti del Comune di Milano al fine di diminuire gli spostamenti casa-lavoro, favorire una migliore conciliazione vita-lavoro e limitare le possibilità di esposizione al contagio.

Come funziona il “lavoro di vicinato”

La costituzione del progetto “Smart Working Community” si pone in continuità con la volontà del Comune e degli stakeholder pubblici e privati di ridisegnare una città capace, si legge in una nota, “di valorizzare non solo le realtà e i servizi presenti nei diversi quartieri ma, soprattutto, rispondere ai cambiamenti in posti dalla pandemia come il lavoro da remoto”.

Un cambiamento, quello del lavoro da remoto, che ha coinvolto persone, spazi, cultura manageriale e strumenti necessari per la prestazione lavorativa. Un percorso di trasformazione profonda dell’organizzazione del lavoro che ha richiesto da importanti investimenti in tecnologia e innovazione per connettere persone, spazi e gruppi di lavoro, unitamente ad approcci strategici che facciano leva anche su iniziative congiunte e sulla collaborazione tra amministrazione e mondo del privato.

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