L'INTERVISTA

Smart working, Cignarelli: “Stella polare per la PA che innova”

La segretaria generale della Flepar, il sindacato che rappresenta i professionisti e i dirigenti dell’amministrazione: “Lavoro agile cruciale per innovare i processi organizzativi e ordinamentali e portare più trasparenza ed efficienza nei servizi”

06 Set 2021
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Smart working stella polare della PA. Tiziana Cignarelli, segretaria generale della Flepar, sindacato che rappresenta i professionisti e i dirigenti della PA, spiega perché il ritorno in ufficio non è più sostenibile in in mondo che sta cambiando velocemente. E dove il digitale gioca un ruolo chiave nella trasformazione in atto.

È di qualche giorno fa la notizia che il ministro della PA, Renato Brunetta, ha intenzione di far rientrare tutti i dipendenti pubblici in ufficio già a partire da fine settembre. Lei che idea si è fatta? 

L’idea di un’anacronistica regressione, per di più irragionevolmente correlata al green pass. Ritengo, infatti, che sia un grave errore legare il green pass all’obbligo di presenza perché se ne snaturano funzione e finalità equiparandolo, in maniera inappropriata, a garanzia di sicurezza; anzi, eliminando l’ordinarietà dello smart working si rischia una maggiore esposizione al contagio obbligando indistintamente al rientro in ufficio. Aggiungo che se i dati della PA in smart working, crisi e pandemia sono stati migliori di quelli dei decenni passati, quando erano tutti in ufficio a burocratizzare le carte e le attività, il rischio è quello di disperdere questi buoni risultati.

Come valuta l’esperienza dello smart working nella PA, soprattutto nel post-pandemia?

Nel post-pandemia si sarebbe dovuto potenziare la digitalizzazione della PA adeguando ad essa organizzazione e ristrutturazione, anche per rispettare le indicazioni del Recovery Fund e del Pnrr.

Ci sono state sacche di inefficienza e in quel caso come si può intervenire?

Le sacche di inefficienza sono state molte meno rispetto alle epoche precedenti la pandemia. La PA italiana era da decenni agli ultimi posti nelle classifiche internazionali con la sua gerontocrazia presenzialista, fonte di obiettivi illusori e sulla carta, con accentramenti di poteri e gerarchie, ma con scarsi vantaggi per i cittadini e l’efficienza dei servizi.

Che ruolo può svolgere, a suo avviso, lo smart working nel processo di innovazione della PA?

Il ruolo di stella polare a cui riferire la rigenerazione della PA e i necessari progressi organizzativi e ordinamentali per portare più trasparenza, legalità, efficienza e concretezza nei servizi ai cittadini: un’anticipazione favorevole si è avuta proprio durante la pandemia, dove la PA ha garantito la vita dei cittadini, salute e sostegno economico, come Ssn e Inps, molto più e meglio degli interventi affidati ai privati, banche e cliniche e centri di cura. Si sarebbe dovuto quindi potenziare la digitalizzazione e telematizzazione della PA, riunioni online, attività e servizi digitali. La riorganizzazione e ristrutturazione della PA saranno possibili solo mettendo al centro lo smartworking, quale fulcro su cui riconvertire e rigenerare tutta la PA.

Lo smart working ha fatto emergere prepotentemente anche nodo competenze: che fare per colmare il gap?

Tutti concordano che uno dei punti di caduta della PA sia stata la carenza e sottovalutazione delle competenze e specializzazioni professionistiche e multidisciplinari, schiacciate dalla burocrazia gerontocratica, che spesso ingabbia anche i programmi e soprattutto le azioni dei Ministri. Non abbiamo bisogno di altri dirigenti, ma di tante competenze specialistiche multidisciplinari per costituire una classe dirigente integrata e percepita nell’ambito del personale e delle strutture, dei cittadini e di tutte le realtà pubbliche e private del territorio.

Vede dei rischi da un eventuale ritorno in ufficio?

Con il ritorno totale al lavoro in presenza nella PA si può dire che dalla possibilità di un salto in avanti con sviluppo immediato e operativo di tecnologie emergenti, funzionali ad PA 4.0, stiamo correndo verso un salto indietro, ad una PA statica, burocratica e delle carte da passare di ufficio in ufficio per la firma.

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