IL DOCUMENTO

Smartphone meno energivori: l’Europa punta a regole stringenti

Pubblicata la bozza della direttiva che prevede anche riparazione e riuso per allungare a 5 anni il ciclo di vita dei dispositivi mobili. Le batterie dovranno resistere a 500 ricariche complete senza scendere sotto l’83% della loro capacità. I produttori sul piede di guerra

01 Set 2022

Patrizia Licata

giornalista

smartphone 5G
smartphone 5G

Eco-design per smartphone più longevi, che consumano meno energia e possono essere riparati, riusati e riciclati: con questo obiettivo la Commissione europea ha pubblicato la proposta di direttiva contro l’obsolescenza programmata dei dispositivi elettronici mobili. Le regole valgono per le componenti dei cellulari (smart e non) e dei tablet e mirano ad estendere la vita dei dispositivi da 3 a 5 anni, come aveva già anticipato il commissario europeo al Mercato interno Thierry Breton: “Alcune aziende vorrebbero che cambiassimo il nostro smartphone ogni tre anni, li capiamo, ma non è il punto di vista dei consumatori e nemmeno il nostro, in termini di prendersi cura ora dell’ambiente”.

La proposta di Bruxelles sulle componenti degli smartphone

Bruxelles ha isolato almeno 15 componenti che le case produttrici – come Samsung, Apple, Xiaomi e tutte le altre – dovranno lasciare sul mercato per 5 anni dalla prima introduzione del relativo modello. Anche gli aggiornamenti software dovranno essere garantiti per 5 anni. Inoltre le batterie dovranno resistere a 500 ricariche complete senza scendere sotto l’83% della loro capacità.

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Le proposte chiedono anche un’etichetta ecologica sull’efficienza energetica, esattamente come quelle degli elettrodomestici, che dovrà includere la durata e la resistenza della batteria, per esempio alle cadute o agli urti.

Economia circolare per i dispositivi mobili

Bruxelles sostiene che i cicli di sostituzione di smartphone e tablet sono troppo lunghi e che, quando vengono abbandonati per un dispositivo nuovo, non vengono in sufficiente quantità riusati o riciclati, secondo i principi dell’economia circolare. Le nuove norme sono studiate per rendere l’hardware più facilmente riparabile e riutilizzabile e ciò, secondo i calcoli della Commissione Ue, può ridurre di un terzo il consumo di energia durante la produzione e l’uso del device mobile.

Nel 2019 uno studio dell’Ebb (European environmental bureau) ha calcolato che estendere la vita dei dispositivi elettronici di un solo anno farebbe risparmiare all’Ue tante emissioni di CO2 quanto togliere dalla strada 2 milioni di auto in un anno, ovvero 14 milioni di tonnellate di CO2eq.

Secondo quanto riportato dal FT, smartphone e tablet che non si adegueranno alle regole non potranno più essere venduti nell’Unione europea.

Le proteste dei produttori: “Moltiplicazione della plastica”

La proposta di direttiva è stata messa a consultazione pubblica. Va a completare le norme già introdotte sul caricabatterie universale, che varranno dal 2024 e che hanno suscitato le critiche soprattutto da Apple.

Anche le regole sulle componenti scatenano le proteste: tramite l’assunzione Digital Europe i produttori di smartphone – riporta il Financial Times – hanno già fatto sapere che le misure della Commissione europea avranno l’effetto-boomerang di moltiplicare le parti che costituiscono un dispositivo mobile e, di conseguenza, l’uso di plastica.

Tuttavia gli ambientalisti di Ecostandard fanno notare che le norme non valgono per gli smartphone flessibili o pieghevoli e questo aspetto è visto come una grave lacuna, perché potrebbe portare i vendor semplicemente a preferire la commercializzazione dei modelli foldable che “sfuggono” alle norme.

Il caricabatterie unico

Entro l’autunno 2024, Usb Type-C diventerà la porta di ricarica comune per tutti gli smartphone, tablet e fotocamere nell’Unione europea. L’accordo provvisorio sulla modifica della Radio equipment directive è stato raggiunto lo scorso giugno e prevede un’unica soluzione di ricarica per una serie di dispositivi elettronici. Anche quelli di Apple, che da sempre si distingue sul mercato per le soluzioni proprietarie. Per Bruxelles si tratta di una legge che rende i prodotti dell’Ue più sostenibili, aiuta a ridurre i rifiuti elettronici e semplifica la vita dei consumatori.

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