Social network e libertà vigilata: così negli Usa la Polizia monitorava gli attivisti - CorCom

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Social network e libertà vigilata: così negli Usa la Polizia monitorava gli attivisti

Facebook, Twitter e Instagram hanno concesso l’accesso ai propri dati a una società di analisi accusata di aver venduto informazioni. L’accusa dell’American Civil Liberties Union riapre il dibattito su privacy e sicurezza ai tempi del web

12 Ott 2016

Maurizio Matteo Dècina

Facebook, Twitter e Instagram hanno concesso l’accesso ai propri dati a una società di analisi accusata di aver venduto informazioni che hanno permesso alla polizia degli Stati Uniti di monitorare attivisti e manifestanti. Con questa accusa l’American Civil Liberties Union (ACLU) con sede a Chicago, ha dichiarato che Geofeedia, una società acquistata in primavera dalla CIA, aveva permesso alla polizia di “entrare di nascosto da una porta laterale” per monitorare le proteste.

L’ACLU ha dichiarato infatti che Geofeedia, dopo aver succhiato i dati dai social network, vende i suoi servizi a 500 agenzie di polizia. In particolare, oltre alla compilazione di dossier, ci sarebbe la ricostruzione degli spostamenti utilizzando i dati di localizzazione dei post sui social media. Per ogni attività sul web, in base all’host, si ricostruisce il tracciamento della persona controllata.

L’associazione umanitaria ha detto ai media statunitensi di aver visto i documenti interni in cui Geofeedia avrebbe scritto “coperta a livello nazionale con grande successo”, riferendosi alle proteste scoppiate nel 2014 dopo che un uomo afro-americano disarmato è stato ucciso dalla polizia.

Stando all’organizzazione in difesa dei diritti civili, le forze dell’ordine usavano lo strumento per tracciare gli spostamenti degli attivisti. Sarebbe però ancora da confermare se l’interesse fosse rivolto anche nei confronti delle minoranze negli Stati Uniti.

La vicenda suscita comunque una crescente preoccupazione per l’accesso del governo ai social media, sopratutto se la “copertura” fosse assai estesa come sembra dalle dichiarazioni dell’ACLU.

Le dichiarazioni dell’organizzazione hanno spinto il 17 Settembre scorso Facebook e Twitter ad interrompere la relazione con Geofeedia. A rivelarlo è stata la BBC ieri.

Geofedia si è difesa dichiarando che la sua attività era rivolta prevalentemente a fornire indicazioni utili per la lotta all’ISIS.

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La problematica della “libertà vigilita” in rete non è certo una novità. Basti pensare al semplice meccanismo della posta su Google con riferimento al servizio di posta tradizionale. Un pò come se un postino aprisse la lettera, la leggesse, ed inserisse in base alle parole chiave una pubblicità personalizzata.

Ci si domanda se un servizio di posta del genere funzionerebbe ancora. Abituiamoci dunque all’idea che fra non molto non ci sarà nulla di riservato. Almeno per noi persone comuni.

Proprio per far fronte a questa nuova evoluzione del concetto di privacy la russia di Putin nel 2015 ha emanato una legge che vieta a tutte le aziende situate sul territorio russo di avere server esterni. Da sempre l’ex impero sovietico conduce una guerra virtuale contro il rivale storico. Alla nascita di Facebook aveva fatto seguito la nascita di Vkontakte, social di riferimento per le zone russofone che oggi conta circa 250 milioni di utenti. Ancora prima erano nati i motori di ricerca russi quali ad esempio Yandex o Tomsk.

Naturalmente oltre ai problemi di privacy derivanti dall’avvento degli OTT, ai governi europei rimane ancora da affrontare l’impatto di queste multinazionali sull’occupazione del settore delle TLC. Nonchè i contenziosi legali con il fisco.

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