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COPYRIGHT E DIRITTI

Soundreef, startup che attacca il monopolio della Siae

La compagnia fondata da due italiani per migliorare la gestione delle royalty nell’industria musicale si scontra con una vecchia legge che assegna l’esclusiva alla Società italiana autori ed editori

04 Giu 2016

Concetta Desando

Davide contro Golia. Così appaiono Soundreef e Siae: da una parte una startup fondata con l’intento di rompere il monopolio del copyright musicale, diventata un caso dopo la decisione del rapper Fedez di sceglierla per la gestione dei suoi diritti; dall’altra un monopolista nato oltre 130 anni fa che si occupa dell’intermediazione dei diritti d’autore.

Soundreef viene fondata nel 2011 a Londra da due italiani, Francesco Danieli e Davide d’Atri. Poco più che trentenni, i due si incontrano nella City nel 2004 e fondano una piccola società, Beatpick, che vende musica per film, tv e pubblicità. Dopo qualche anno si rendono conto che esiste una nicchia di mercato inesplorato nella raccolta e gestione dei diritti d’autore: è quello della musica in-store, diffusa cioè nei centri commerciali, nei negozi e nei punti vendita di ogni genere. I due imprenditori decidono di avviare un market test in Italia e, dopo due anni, il risultato è chiaro: l’esigenza di avere un’alternativa alla Siae è forte.

Fondano così Soundreef, grazie al finanziamento di quasi un milione di euro da parte di LVenture e di investitori privati: la startup nasce come collecting society 2.0 che ricostruisce digitalmente la filiera dell’acquisizione, gestione e distribuzione dei diritti d’autore, specializzata nell’erogazione di licenze per la diffusione della musica in-store. A questa attività, Danieli e d’Atri aggiungono Soundreef Live, iniziativa per la gestione di concerti dal vivo, con la quale si occupano di tutti gli aspetti delle esibizioni live, dalla logistica alla raccolta delle royalty, tutto per via digitale.

Fin dall’inizio la startup viene battezzata come ‘l’anti-Siae’, alla quale si propone di fare concorrenza puntando su una maggiore efficienza, trasparenza e prezzi più bassi. Soundreef, infatti, divide a metà con gli autori gli incassi delle royalty e offre ai punti vendita un taglio del 50 per cento rispetto a quanto pagano a Siae. Con queste strategie, in poco tempo conquista clienti come Auchan, Brico Center, Cisalfa, Cinti, Leroy Merlin, Toys Center, Scarpe & Scarpe, Desigual, e distribuisce il proprio business in 15 Paesi, tra i quali Regno Unito, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Svezia, Costa Rica, India, Russia, Francia, Spagna e Svezia. Le polemiche non tardano ad arrivare, ma a marzo del 2014 viene pubblicata la Direttiva 2014/26/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno.

Una normativa emanata al fine “inserire la tutela dei diritti d’autore nell’ambito della libera circolazione di beni e servizi nel contesto del mercato unico europeo”. La direttiva entra in vigore il 9 aprile 2014 e prevede come termine per il recepimento da parte degli Stati membri il 10 aprile 2016. Intanto, nell’ottobre del 2014, una sentenza del Tribunale di Milano “ufficializza” l’attività di Soundreef, specificando che, sebbene l’articolo 180 della legge sul diritto d’autore dà un mandato di esclusiva a Siae, non si può ignorare il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea in materia di libera circolazione dei servizi e pertanto “non ci sono elementi sufficienti per ritenere che la diffusione di musica da parte di Soundreef nel territorio italiano sia illecita”. Un anno dopo, nel 2015, nasce in Italia Soundreef S.p.A, società per migliorare la gestione delle royalty nell’industria musicale, con un investimento da parte di VAM Investments e di LVenture Group di 3,5 milioni di euro.

La nuova società fondata da Davide d’Atri, acquisisce il 100% della Soundreef Ltd, la company che D’atri aveva fondato nel Regno Unito nel 2011. Intanto, però, l’Italia non ha ancora recepito la direttiva europea che stabilisce la libertà di gestione dei diritti d’autore. Il governo italiano difende una legge del 1941 sulla disciplina del diritto d’autore che definisce anche la natura di ente pubblico della Siae e ne riconosce in via esclusiva l’attività di intermediazione per l’esercizio dei diritti economici sulle opere. A Soundreef, invece, viene riconosciuto sì il permesso di operare in Italia ma come società straniera.

Il mondo dell’innovazione, però, non ci sta: oltre 300 startup e innovatori in una lettera aperta al presidente del Consiglio Matteo Renzi, e in copia al ministro della Cultura Dario Franceschini, chiedono di ripensarci e di recepire la direttiva europea per porre fine al monopolio della Siae. In nome della libertà. E dell’innovazione.

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