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Spid, Zangrillo: “Un patrimonio da salvaguardare, pronti a migliorarlo”

Il ministro della Pubblica amministrazione interviene sull’ipotesi del governo di unificare Cie e identità digitale. “Serve adeguare e armonizzare i sistemi per migliorare i servizi”

Pubblicato il 22 Dic 2022

Domenico Aliperto

Il ministro Zangrillo

Spid è un “patrimonio da salvaguardare” perché “gli italiani lo hanno eletto come un importante sistema di identità digitale e non si può smontare con superficialità”. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, commentando in un’intervista concessa alla Stampa l’idea del governo di creare un’unica identità digitale basata sulla Carta d’identità elettronica e gestita dallo Stato, con la consequenziale, probabile, messa da parte di Spid. Secondo Zangrillo, piuttosto, l’esecutivo dovrebbe puntare a “migliorare i servizi” creati sulla piattaforma.

Fare tesoro delle potenzialità di Spid e Cie

Più nello specifico, Zangrillo ha detto che “si lavorerà a un processo di evoluzione per migliorare, adeguare e armonizzare i sistemi di identità pubblica, ricordando che “lo Spid è il sistema più diffuso, utilizzato da 33 milioni di cittadini, perché consente di accedere in modo facile a una molteplicità di servizi online, senza la necessità di ulteriori apparecchiature, tipo smartcard, e nella maggior parte dei casi senza alcun costo di attivazione”.

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Il ministro si è detto “convinto che questo sia un obiettivo condiviso, non solo all’interno del governo, ma nel più ampio perimetro di riferimento di servizi di cittadinanza che è l’intera Europa. Superare l’attuale assetto non è un tabù, anzi, è nostro dovere tendere a un miglioramento del sistema, ma facendo tesoro dell’esperienza acquisita da milioni di utenti e delle potenzialità dei sistemi Spid e Cie, entrambi molto diffusi ed entrambi altamente sicuri”

Il chiarimento di Butti

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica, Alessio Butti, con una lettera inviata al Corriere della Sera qualche giorno fa aveva già cercato di stemperare quella che era passata come una proposta di abolizione di Spid. “Non vogliamo eliminare l’identità digitale, ma averne solamente una, nazionale e gestita dallo Stato, proprio come quella che gli italiani portano nel loro portafogli dal 1931”, ha scritto Butti precisando che si stanno già sondando le necessità di tutti gli stakeholder coinvolti. “I primi esiti dei nostri colloqui sono incoraggianti e li puntualizzeremo nei prossimi mesi con estrema trasparenza”.

Per Capitanio, Agcom, il governo fa bene ad aprire un confronto

Nel dibattito sull’identità digitale sollevato dal Sottosegretario Butti è intervenuto ieri anche il commissario Agcom Massimiliano Capitanio, che in un post su LinkedIn ha spiegato che “fa bene il Governo ad aprire un confronto con gli stakeholders. Nel segno del pragmatismo e della semplificazione”. Per Capitanio si tratta infatti di “un tema cruciale e non trascurabile”, rispetto al quale “nella precedente Legislatura, da deputato, avevo sostenuto un progetto di legge, poi arenatosi, per inserire la nostra identità digitale in Costituzione: lì dentro, dematerializzati, ci sono diritti da conoscere e tutelare”.

Riguardo all’ipotesi – poi per l’appunto smentita dallo stesso Butti – di “spegnere” Spid, Capitanio ha sottolineato che la questione sarebbe problematica: sono 33.324.270 le identità digitali che funzionano e che vengono usate quotidianamente. “È evidente che bisogna pensare, ad esempio, a 6,8 milioni di italiani all’estero che usano Spid ma a cui non verrebbe, al momento, rilasciata la Carta di identità digitale”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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