ELEZIONI 2022

Startup, l’appello di InnovUp: “Rafforzare Cdp Venture Capital”

La presidente Cristina Angelillo: “Strumento cruciale se si vuole innescare un circolo virtuoso che permetta al mercato di funzionare in autonomia come già avviene altrove in Europa e nel mondo”

05 Set 2022

Cristina Angelillo

presidente di InnovUp

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Alla soglia delle elezioni del 25 settembre per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, i partiti hanno da poco consegnato liste e programmi definitivi. Come da tradizione ogni programma proposto contiene al proprio interno delle interessanti iniziative per accelerare il passaggio a una piena digitalizzazione del sistema Paese, a partire dall’accessibilità della Rete e dei servizi, ai supporti per le imprese e le famiglie, fino all’istruzione e a modelli più sostenibili.

I programmi dei partiti

Nel programma concordato dal centrodestra formato da Forza Italia, fratelli d’Italia e la Lega, figurano tra i punti salienti il potenziamento e sviluppo delle infrastrutture digitali ed estensione della banda ultralarga in tutta Italia, così come un netto rafforzamento dei sistemi di cyber-sicurezza.

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Dall’altra parte dello schieramento, il centrosinistra (PD e alleati), riunisce i temi di transizione ecologica e digitale, sottolineando la volontà di adottare misure di sostegno e di semplificazione per gli investimenti in ricerca innovazione, per promuovere la crescita delle aziende, delle startup innovative e dei singoli professionisti all’interno di un quadro di coordinamento nazionale. Simili anche gli spunti del Movimento 5 Stelle, che punta per i settori dell’industria, del turismo e dell’agricoltura alla stabilizzazione decennale della Transizione 4.0 con la cessione dei crediti d’imposta sul modello del Super Bonus, nonché del Piano Transizione 4.0: un modello industriale basato sulle tecnologie strategiche per il futuro e sugli investimenti in startup e imprese innovative e scuole (con l’insegnamento delle materie Stem già dall’avvio del percorso formativo).

Nel programma del “Terzo Polo” Azione-Italia Viva, si citano investimenti per la formazione digitale dei giovani e degli anziani così come lo snellimento della burocrazia grazie alla tecnologia (una sola interfaccia per tutti i servizi e una copertura nazionale a banda ultralarga e 5G). Per supportare le aziende innovative viene indicata la razionalizzazione dei bandi di finanziamento e il potenziamento di Centri di competenza e Digital Innovation Hub.

Digitale non ancora prioritario

Anche ad una più attenta analisi dei programmi emerge, chiaramente, come l’innovazione non sia ancora una priorità per le principali forze politiche mentre, in InnovUp, crediamo fortemente che questa debba essere centrale nello sviluppo di una visione per il futuro del Paese. Per questo riteniamo che il prossimo Governo assegnare un ruolo centrale nella propria agenda proprio a questo ambito mettendo startup e PMI innovative nelle condizioni di crescere ulteriormente, per evitare che l’importante balzo in avanti fatto dall’ecosistema in questi ultimi anni – soprattutto in termini di finanziamenti – non si fermi e che, invece, rappresenti un trampolino di lancio per raggiungere le dimensioni degli ecosistemi più maturi, creando un circolo virtuoso con Paesi con i quali sono già in atto partnership di tipo industriale e tecnologico (come ad esempio il recente Patto del Quirinale siglato assieme alla Francia).

In particolare, è facile notare come, sebbene il termine “startup” sia ormai citato più o meno frequentemente dalle varie coalizioni, i programmi non partano dalle problematiche e dai nodi irrisolti ereditati da quest’ultima legislatura, nè offrano particolari spunti su quello che concretamente potrà essere messo dal futuro Governo. Per questo motivo vogliamo sottolineare alcuni punti che ci auguriamo vengano presi seriamente in considerazione dalle forze politiche e da chi ci rappresenterà nel futuro Parlamento. Prima di tutto, la normativa su startup e Pmi innovative, ormai datata e stratificata, ha la necessità di essere uniformata e razionalizzata in un testo unico o “libro bianco”. Le tante misure positive adottate negli ultimi 10 anni hanno reso l’Italia un Paese dove è oggi molto più semplice e conveniente fare innovazione e creare una startup tuttavia permangono ancora molti vincoli finanziari e burocratici soprattutto per quelle aziende che esulano dal perimetro dello “startup act” e si trovano ad affrontare i vincoli e le criticità tipiche del mercato italiano.

Le proposte alla politica

Oltre ad una razionalizzazione della normativa è certamente necessaria una manutenzione evolutiva della stessa, con il potenziamento di alcuni incentivi soprattutto nelle fasi, ad oggi, meno valorizzate. Tra queste vi è certamente la fase del disinvestimento nella quale sarebbe auspicabile l’introduzione di significative esenzioni sul capital gain e di misure volte a favorire le exit industriali (es. credito d’imposta R&S per l’acquisto di startup da parte di corporate). Inoltre, andrebbero certamente potenziate le misure volte ad attrarre i talenti attraverso defiscalizzazioni sulle assunzioni per evitare che i nostri giovani migliori siano costretti a lasciare l’Italia in cerca di lavoro e di migliori condizioni.

Una questione urgente da risolvere è anche quella legata all’agevolazione alla costituzione delle startup. A seguito della decisione del Decreto legislativo 183/2021 il Governo ha infatti deciso di affidare la costituzione digitale, sia di startup/Pmi innovative che di imprese tradizionali, ai notai attraverso la piattaforma fornita dalla società Notartel S.p.A. – la società del Consiglio Nazionale del Notariato che offre servizi IT ai notai italiani – riaffermando, de facto, la situazione di monopolio che contraddistingue il settore. I costi di costituzione sono passati nel giro di un solo anno da 200 a 2.200 euro e, nel frattempo, come InnovUp abbiamo creato un portale per monitorare le lunghe tempistiche di pubblicazione del Decreto che dovrebbe introdurre il modello standard di statuto e i limiti massimi all’onorario dei notai per questa tipologia di atti digitali. Entrambi avrebbero dovuto essere formalizzati entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto; dal 14 dicembre siamo ancora in attesa di risposta.

 Il ruolo di Cdp Venture Capital

Infine, sebbene nessun programma elettorale lo citi esplicitamente, Cdp Venture Capital si è rivelato lo strumento principale che ha permesso il vero e proprio salto dimensionale dell’intero ecosistema startup negli ultimi anni: rafforzarlo è cruciale se si vuole innescare un circolo virtuoso che permetta al mercato del Venture Capital di funzionare in autonomia come già avviene altrove in Europa e nel mondo. In tal senso, iniettare nuova liquidità apre non soltanto la strada all’attrazione di fondi internazionali, ma anche a tagli di investimento per round B, C o successivi che al momento, in Italia, sono pressochè assenti. Il Governo che verrà dovrà puntare a un progetto che nell’arco di 5 anni porti Cdp Venture Capital ad essere un vero e proprio soggetto “gestore”, con alle spalle un sistema capace di reggersi autonomamente.

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