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LE MISURE

Stop allo strapotere delle web company: l’Australia passa all’azione

La Commissione per la competizione e i consumatori di Canberra ha messo nero su bianco 23 raccomandazioni in un corposo report da 600 pagine che punta a riequilibrare pesi e misure a tutela dei cittadini e della competitività

30 Lug 2019

Antonio Dini

Tempi duri per gli OTT. Anche da “down under”, cioè dall’Australia, arriva una proposta operativa per regolamentare e vigilare sul loro operato. La Commissione per la competizione e i consumatori australiani ci si è messa di impegno e ha scelto un approccio olistico: 23 raccomandazioni che siano in grado di ribaltare definitivamente l’equilibrio e riportare dalla parte del governo e della società ruoli, funzioni, poteri e influenza adesso in mano ai big del tech: Amazon, Facebook Google in primo piano.

“Il dominio delle principali piattaforme digitali e il loro impatto sull’economia, i media e la società australiana devono essere affrontati con una riforma significativa e olistica”, scrive l’Accc nel rapporto pubblicato alla fine della scorsa settimana. Le 23 raccomandazioni, al centro di un rapporto di più di 600 pagine, toccano tutti i temi più rilevanti della modernità: dalla legge sulla competitività alla protezione dei consumatori, dalla regolamentazione dei media alla legge sulla privacy, in un insieme di norme coordinate che dovrebbero permettere di governare i problemi che sorgono con la crescita delle piattaforme digitali.

“Le nostre raccomandazioni – dice Rod Sims, presidente dell’Accc, sono esaustive e guardano in prospettiva, affrontando i numerosi problemi relativi alla concorrenza, ai consumatori, alla privacy e ai mezzi di informazione che abbiamo identificato nel corso di questa indagine. È importante sottolineare che le nostre raccomandazioni sono dinamiche in quanto forniranno il quadro e le informazioni di cui i governi e le comunità avranno bisogno per affrontare ulteriori problemi non appena si presentano. Il nostro obiettivo è aiutare la comunità a rimanere aggiornata su questi problemi e a proteggere il futuro dai nostri quadri di applicazione, normativi e legali”.

In buona sostanza Facebook, Google e gli altri saranno costretti a proteggere di più e meglio la privacy degli australiani, essere trasparenti sul modo con il quale raccolgono i dati personali. Servirà anche un codice di condotta dei giganti per meglio proteggere i consumatori, e un centro di controllo per verificarne l’attuazione, cioè un Ombudsman per la gestione delle proteste dei cittadini. Come osserva la stampa australiana, l’Accc si è fermato un attimo prima di richiedere lo spezzatino di Google.

Le raccomandazioni prevedono varie cose: dall’aggiornamento della normativa di varie aree dello Stato australiano per renderla omogenea, ai cambiamenti per il Privacy Act (aumentando la trasparenza delle attività dei big e limitandole), un codice per le Fake news, vari cambiamenti per il sistema operativo dei telefoni di Google in modo tale che, entro sei mesi, Android permetta di scegliere differenti motori di ricerca e non partire da quello di Google di default, sino alla creazione di un ombudsman indipendente con potere di indagine per quanto riguarda le proteste dei cittadini australiani, ordinare rimborsi e risarcimenti ed eliminare il materiale coperto da copyright presente sui server dei big del tech.

Tra le varie raccomandazioni ce ne poi sono varie per il settore della stampa e media tradizionali: per l’Accc bisogna richiedere alle piattaforme digitali di seguire le indicazioni dell’Autorità australiana per le comunicazioni e i media (Acma) sulla base dei codici stabiliti per affrontare lo squilibrio nella relazione negoziale tra queste piattaforme e i media tradizionali, e riconoscere la necessità di condivisione del valore e della monetizzazione dei contenuti.

Ancora, l’Accc vuole affrontare lo squilibrio normativo che esiste tra le imprese dei media e le piattaforme digitali, armonizzando il quadro normativo dei media, incluse sovvenzioni mirate a sostegno del giornalismo locale con finanziamenti di 50 milioni di dollari australiani (30 milioni di euro) all’anno. L’introduzione di misure per incoraggiare il finanziamento filantropico del giornalismo di interesse pubblico in Australia. Inoltre le piattaforme digitali dovranno redigere e seguire un codice di settore per la gestione dei reclami, oltre ad assistere attivamente gli aventi diritto a contenere le violazioni del copyright.

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