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Strand Consult: “Politica Ue schizofrenica sulle Tlc, così si ostacola la digital economy”

Secondo la società di analisi DG Comp e DG Connect hanno una visione opposta sul tema del consolidamento. E ciò starebbe impattando sulla roadmap degli investimenti in infrastrutture e digitale. “La squadra deve tornare a marciare nella stessa direzione”

30 Lug 2015

Patrizia Licata

La Commissione europea, anche adesso sotto la guida del presidente Jean-Claude Juncker, non riesce a risolvere le grandi sfide dell’industria europea delle telecomunicazioni e in particolare a creare un quadro normativo stabile capace di stimolare investimenti di lungo termine nelle infrasttruture di nuova generazione. Lo scrive in una nota John Strand, spesso critico verso l’approccio dell’esecutivo Ue al mercato telecom; questa volta l’analisi si volge contro lo “schizofrenico dualismo” tra DG Comp e DG Connect perché le due agenzie di cui si avvale la Commissione per supervisionare il settore telecom spingono in due direzioni opposte.

DG Comp si occupa più di questioni antitrust e di concorrenza (Margrethe Vestager) mentre DG Connect si rivolge alle politiche per mettere in atto la digital society (Andrus Ansip e Günther Oettinger). In teoria, le due agenzie potrebbero essere complementari, ma di fatto si ostacolano l’un l’altra con un approccio “bipolare”, secondo Strand Consult: mentre l’una cerca di stimolare e favorire gli investimenti, l’altra li scoraggia e sembra che Vestager, Ansip e Oettinger non si siano mai fermati a discutere insieme su che cosa fare nel concreto interesse del mercato europeo delle telecomunicazioni.

Per Strand, DG Connect ha una visione realistica delle sfide per il settore telecom in Ue e delle possibili soluzioni, visto che si è più volte espressa a favore del consolidamento, che può permettere all’industria telecom europea di attrarre investimenti per espandere e aggiornare l’infrastruttura nel continente. Ma DG Comp “vede l’industria delle telecomunicazioni alla stregua di quella dei supermercati e pensa che più retailer ci sono meglio è, senza guardare al livello e al tipo di tecnologie usate”, si legge nella nota di ricerca. “DG Comp non capisce che cosa crei la concorrenza nel mercato telecom e le sfugge che le telecomunicazioni hanno bisogno di alti livelli di investimenti per molti anni. Così le scelte fatte finora per tenere alto il numero di competitor su ciascun mercato hanno fatto scendere gli investimenti in Europa e DG Comp non approva i tanto necessari merger oppure lo fa dietro imposizione di rimedi estremi. Per questo l’Ue è rimasta indietro nell’infrastruttura”.

Le conseguenze della schizofrenia all’interno della Commissione Ue sulle politiche per l’industria telecom avranno gravi conseguenze, conclude Strand: Juncker deve fare in modo che la sua intera squadra torni presto a marciare nella stessa direzione e capisca che cos’è che veramente crea investimento e concorrenza.

Già in precedenza una nota di John Strand criticava la “scarsa capacità” di Margrethe Vestager di capire gli sviluppi tecnologici sul mercato telecom e la rivoluzione portata dagli Ott. Ora Strand sottolinea come l’intero sistema politico dell’Europa sia inadatto a cogliere le sfide, ma non punta il dito solo contro l’esecutivo Ue: anche gli operatori delle Tlc hanno qualche responsabilità perché troppo facilmente si sono piegati ai compromessi e, soprattutto, non sono stati capaci di veicolare le proprie esigenze nelle sedi politiche e verso il pubblico. Per questa “mancata comunicazione”, l’Ue non ha colto il ruolo vitale che l’industria telecom ha nella trasformazione verso la digital society, scrive Strand: “Noi prefiguriamo un disastro per l’Ue se la Commmissione europea non allineerà fra loro gli obiettivi delle sue agenzie e non rimetterà la sua politica telecom sui giusti binari”.