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IL CASO

Studenti & privacy, la difesa di Google: “Rispettiamo tutte le leggi”

L’azienda respinge le accuse della Electronic Frontier Foundation secondo cui i Chromebook utilizzati dai ragazzi a scuola vengono tracciati. “Dati utilizzati solo per fornire i servizi e migliorarli. Massimo rispetto per i feedback di consumatori e associazioni”

03 Dic 2015

Andrea Frollà

Lo scorso 1° dicembre la fondazione statunitense Electronic Frontier Foundation (Eff), ha presentato una denuncia nei confronti delle Google Apps for Education e di altri prodotti e servizi, soprattutto Chrome Sync, per una presunta violazione della privacy degli studenti. In sostanza, Google avrebbe configurato i suoi Chromebook in un modo tale da raccogliere informazioni sulle ricerche online degli studenti e sulle loro abitudini per quanto riguarda la fruizione di video online.

La risposta dell’azienda non si è fatta attendere: “Siamo al contempo convinti che i nostri strumenti rispettino la legge e le nostre promesse, incluso lo Student Privacy Pledge, che abbiamo firmato nel corso di quest’anno – spiega Jonathan Rochelle, direttore di Google Apps for Education –. Il nostro obiettivo è quello di garantire agli insegnanti e agli studenti in tutto il mondo l’accesso a strumenti utili, accessibili e facili da usare, per insegnare, apprendere e lavorare insieme”.

Il manager ha ricordato che la compagnia è da sempre impegnata affinché le informazioni degli studenti restino riservate e che i dati sono utilizzati “al solo fine di fornire i servizi stessi, permettere agli studenti di comunicare tramite e-mail e lavorare insieme usando Google Docs”. Rochelle ha anche sottolineato che nei servizi di Google Apps for Education non ci sono annunci pubblicitari e che i dati degli studenti non sono utilizzati per scopi pubblicitari.

Rispetto alle accuse contro Chrome Sync “i dati personali Apps for Education vengono utilizzati solo per implementare le funzionalità in Chrome per quella specifica persona: ciò consente ad esempio agli studenti di accedere ai propri dati e alle impostazioni di navigazione personale in modo sicuro, passando da un dispositivo all’altro”. Google sottolinea inoltre che i propri sistemi raccolgono in forma aggregata i dati di milioni di utenti Chrome Sync e, dopo aver rimosso completamente le informazioni relative ai singoli utenti, li utilizza per migliorare i servizi forniti.

Ad esempio, se i dati mostrano che milioni di persone stanno visitando una pagina web che non funziona, il sito viene spostato più in basso nei risultati del motore di ricerca. “Questo processo non è legato ad alcuna persona in modo specifico né è utilizzato per analizzare i comportamenti degli studenti – spiega Rochelle – Se lo vogliono, gli insegnanti, gli studenti e gli amministratori possono disabilitare Chrome Sync o scegliere, volta per volta, quali informazioni sincronizzare nelle impostazioni”.

Il direttore di Google Apps for Education ha concluso ricordando che la compagnia lavora “costantemente per migliorare i nostri prodotti e teniamo conto di tutti i feedback da parte dei clienti e delle associazioni a tutela dei consumatori con la massima serietà”.

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