Su Google "pugno di ferro" tedesco. L'Antitrust pronto a inasprire i controlli - CorCom

STRATEGIE

Su Google “pugno di ferro” tedesco. L’Antitrust pronto a inasprire i controlli

L’autorità esercita i poteri “rafforzati” dalle nuove misure introdotte nel Paese. L’azienda nel mirino per “influenza significativa” ossia per un peso rilevante sul mercato che ostacolerebbe la concorrenza. La replica: “Rispettiamo le regole, continueremo a lavorare in modo costruttivo con il Bundeskartellamt”

05 Gen 2022

L. O.

Google ha “un’influenza significativa” sull’accesso di altre aziende ai suoi utenti e clienti pubblicitari attraverso la ricerca, YouTube, Android e il suo Play Store online. E “può stabilire regole e condizioni per altre aziende in tutti i mercati”. E’ questo il “verdetto” emesso dall’Antitrust tedesco, che spiana la strada ad un controllo più approfondito su Google, designandola come un’azienda di ‘grande importanza’.

Più poteri all’Antitrust tedesco

Google è la prima società a ottenere questa etichetta da quando i regolatori, in virtù di una modifica approvata lo scorso anno, hanno ottenuto più potere per frenare le pratiche abusive delle grandi aziende digitali.

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Il Bundeskartellamt ha riferito che la sua decisione arriva dopo che l’anno scorso sono state introdotte delle regole che gli permettono “di intervenire prima e più efficacemente” per vietare alle aziende di usare pratiche anticoncorrenziali.

Google “sorvegliato speciale” per 5 anni

La decisione del regolatore, che dura cinque anni, gli dà poteri estesi per supervisionare Google per il “controllo degli abusi”. Secondo l’Antitrust Google ha “un’influenza significativa” sull’accesso di altre aziende ai suoi utenti e clienti pubblicitari attraverso la ricerca, YouTube, Android e il suo Play Store online, “e può stabilire regole e condizioni per altre aziende in tutti i mercati”.

“Questo è un passo molto importante, dal momento che sulla base di questa decisione, il Bundeskartellamt può ora agire contro specifiche pratiche anticoncorrenziali di Google”, ha dichiarato il presidente dell’Autorità, Andreas Mundt.

Immediata la replica di Google: “Siamo sicuri di rispettare le regole – si legge in una nota della società -e, nella misura in cui i cambiamenti sono necessari, continueremo a lavorare in modo costruttivo con il Bundeskartellamt per trovare soluzioni che consentano alle persone e alle imprese in Germania di continuare a utilizzare i nostri prodotti”.

La “riforma” dell’Antitrust

Una disposizione di recente introduzione ai sensi della legge tedesca sulla concorrenza, entrata in vigore nel gennaio 2021, consente al Bundeskartellamt di intervenire prima e in modo più efficace, in particolare contro le pratiche delle grandi società digitali. Con un approccio in due fasi, il Bundeskartellamt può vietare alle società che rivestono un’importanza fondamentale per la concorrenza tra i mercati di impegnarsi in pratiche anticoncorrenziali.

Secondo Andreas Mundt, presidente del Bundeskartellamt “da gennaio 2021 abbiamo un nuovo strumento per monitorare le grandi aziende digitali. In meno di un anno, abbiamo preso la prima decisione ufficiale basata su questa disposizione e stabilito che Google è di fondamentale importanza in tutti i mercati. Si tratta di un passo molto importante poiché sulla base di questa decisione il Bundeskartellamt può ora agire contro specifiche pratiche anticoncorrenziali di Google. Abbiamo già iniziato a esaminare il trattamento dei dati personali da parte di Google e ad affrontare il problema di Google News Showcase in modo più dettagliato. Allo stesso tempo, stiamo conducendo vigorosamente altri procedimenti contro Amazon, Apple e Meta, ex Facebook”.

Secondo le precedenti analisi il modello di business di Google si basa in gran parte sull’elaborazione dei dati dei suoi utenti. “Dato il suo accesso ai dati rilevanti per la concorrenza, Google gode di un vantaggio strategico. Di conseguenza analizzeremo con attenzione i termini d’uso dei dati. Una questione fondamentale è se i consumatori che vogliono usare i servizi di Google hanno sufficiente scelta nel decidere come Google potrà usare i loro dati”.

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