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IL DECRETO

Taxi vs Uber, in settimana il decreto Delrio: ecco cosa prevede

Tre i pilastri a cui sta lavorando il ministro dei Trasporti: aree libere per far salire e scendere i clienti, senza obbligo di passaggio in autorimessa; più controlli sulle app e maggiore flessibilità sul prezzi e turni da applicare. Convocati tassisti e Ncc

21 Mar 2017

Federica Meta

AGGIORNAMENTO 22 MARZO – Aprire il mercato con servizi di mobilità per tutti i cittadini, non solo per chi se lo può permettere o chi vive nei grandi centri urbani: è questa la proposta che Uber ha portato al tavolo con il ministero dei Trasporti. Il dicastero, fanno sapere da Uber, “ha ascoltato la nostra proposta”. E’ stato un tavolo interlocutorio in cui la multinazionale ha raccontato ciò che immagina per il futuro. Il top manager di Uber Italia, Carlo Tursi, ha sottolineato che si tratta di un’opportunità molto grande per cambiare il servizio di mobilità non di linea ancorato a una legge vecchia di 25 anni.

Uber ha proposto di aprire il mercato e di offrire un servizio low cost non solo nelle grandi città ma anche nelle periferie e nei piccoli centri, un servizio su scala nazionale. Per arrivare a questa soluzione si dovrà considerare un periodo di transizione e come anticipato nei giorni scorsi Uber è pronto a forme di compensazione per i tassisti.

Alle battute finali il decreto di riordino del settore del trasporto pubblico non di linea che dovrebbe essere varato per la fine di questa settimana. Stando a quanto risulta a CorCom, il ministero dei Trasporti starebbe lavorando su tre punti chiave. Per prima cosa verrebbero istituite delle “aree protette” per gli Ncc: in pratica delle zone di competenza, libere, per gli autisti di auto a noleggio, che una volta lasciato il cliente non dovrebbero rientrare nelle autorimesse di partenza (vincolo per altro mai applicato, come chiarito da ultimo nel Milleproroghe), ma limitarsi a restare in un ambito territoriale ottimale, forse su base regionale (o forse più circoscritto).

Il secondo aspetto riguarda una stretta sui controlli nei confronti delle app che permettono l’incontro tra domanda e offerta di viaggi con autista. Sarebbe invece da leggere come una apertura ai tassisti l’innovazione allo studio in termini di maggiore flessibilità sul cumulo delle licenze, sui turni e sui prezzi da applicare (mantenendo però le tariffe fisse per alcuni servizi come il collegamento agli aeroporti).

“Sta proseguendo il percorso previsto dopo l’incontro con le associazioni rappresentative del settore taxi un mese fa e dopo l’apertura del tavolo con taxi e i Ncc. Le rappresentanze Taxi sono state convocate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti domani pomeriggio e quelle Ncc per la prossima settimana”, annuncia il dicastero in una nota. “Sono pronti per il confronto – prosegue il ministero – una bozza del decreto interministeriale Mit-Mise attuativo dell’articolo 2 DL 40/2010 per misure tese ad impedire pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio noleggio con conducente o, comunque, non rispondenti ai principi ordinamentali che regolano la materia e una prima stesura dei principi per attuare la delega di riordino del settore inserita nella legge quadro 21/92, “Concorrenza”, di prossima approvazione”.

Il percorso individuato, conclude il Mit, “sta portando alla definizione dei principi oggetto del confronto. In questo percorso, oltre al tavolo permanente con i vettori, il ministero si è riservato di consultare, come è sua prerogativa, altri attori che, a diverso titolo, si occupano della materia”.

La soluzione sembra non convincere i sindacati. Come spiega Nicola di Giacobbe della Filt Cgil-Unica “le autorizzazioni per Ncc e le licenze per i taxi sono rilasciate dai Comuni, per le esigenze di mobilità dei loro cittadini. Il governo non deve far altro che demandare alle Regioni il compito di stabilire l’entità territoriale dei bacini dei servizi. Ma sul vincolo di far passare le auto con conducente dal garage non si può retrocedere: è fondamentale perché i due mercati di riferimento restino separati. Il taxi è un ‘servizio alla piazza’, il noleggio ha esigenze diverse: macchina – di un certo tipo – disponibile per più ore. Siamo contrari ad abolire questo vincolo”. Il sindacalista solleva anche il problema della normazione delle nuove tecnologie: “Stanno entrando sempre più soggetti sul mercato. Le pare normale che se apro un’applicazione per condividere un viaggio trovo decine di guidatori pronti a portarmi dalla stazione Termini a Fiumicino? Se stanno diventando strumenti di lavoro, bisogna intervenire: la tecnologia non può essere uno strumento di concorrenza sleale”. Il Mit ha convocato le auto bianche domani, mercoledì 22 marzo, anche se resta confermato lo sciopero di giovedì 23.

L’impostazione di Uber è invece di tutt’altra marca. Il generale manager per l’Italia, Carlo Tursi, nei giorni scorsi ha aperto a una forma di risarcimento per i tassisti in una fase transitoria di apertura del mercato. In una nota ufficiale Tirsi ha spiegato che “oggi siamo finalmente di fronte all’opportunità di offrire alle persone quello che chiedono: più scelta e qualità nei servizi che usano per spostarsi”. “Le nuove tecnologie possono e devono consentirlo seguendo regole fatte per tutelare i consumatori e che aprano alla concorrenza nel settore – ha evidenziato il manager – Solo in questo modo sarà possibile avere servizi più economici e creare lavoro. Ci auguriamo che il governo ascolti anche le voci dei cittadini e dei consumatori”.

Intanto si comincia a contare a livello globale l’impatto economico che Uber ha sui tassisti, a cominciare dal “valore” delle licenze. Secondo uno studio della New York City Taxi and Limousine Commission negli ultimi tre anni nella Grande Mela il valore delle licenze taxi individuali è crollato di oltre il 50%. Da un milione di dollari nel 2014 a poco meno di 500 mila ad inizio 2017.