CORPORATE TAX

Tech companies in allarme, l’Irlanda pronta a una stretta sul fisco

Dopo le pressioni Ue, Dublino si preparerebbe ad abolire il “Double Irish”, il sistema che consente a multinazionali come Google e Facebook di spostare i profitti nei paradisi fiscali e evitare le tasse

Pubblicato il 13 Ott 2014

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Lo stratagemma anti-tasse del Double Irish potrebbe avere le ore contate. Secondo quanto riportato da Bloomberg e dal Wall Street Journal, l’Irlanda potrebbe annunciare presto una modifica alle sue norme fiscali eliminando la possibilità, finora ampiamente sfruttata dalle multinazionali, di creare complesse strutture societarie con più sedi per spostare i profitti verso paradisi fiscali evitando il pagamento delle tasse in Europa.

L’Irlanda ha già un regime di corporate tax poco severo (12,5%) ma il Double Irish, più accordi stretti con singole aziende, come quello di recente finito nel mirino dell’Ue con Apple, finiscono col permettere alle multinazionali di evadere quasi completamente il fisco. Fino ad oggi, almeno, perché Dublino sarebbe pronta a cedere alle pressioni di diversi governi europei e dell’Ue, che da tempo si lamentano della “falla” nella regolamentazione irlandese che permette a grandi aziende, tra cui colossi dell’hitech ma non solo, di produrre grandi profitti in Europa senza versare le dovute tasse.

Proprio queste grandi aziende, soprattutto nei settori tecnologico e farmaceutico, sono già in allarme e hanno cominciato ad attrezzarsi contro i possibili cambiamenti. “Molte aziende ci stanno pensando fin da ora”, afferma Francesca Lagerberg, global leader for tax services della Grant Thornton International. “Non possono permettersi di aspettare”. Alcune stanno considerando la chiusura di filiali o lo spostamento della sede dove gestiscono la proprietà intellettuale. “Stiamo già lavorando con alcuni clienti per capire quali opzioni ci sono”, rivela Anna Scally, tax partner di Kpmg Ireland.

Come noto, il sistema del Double Irish sfrutta la possibilità concessa dalla legge irlandese di incanalare i pagamenti delle royalty per la proprietà intellettuale da una filiale registrata in Irlanda a un’altra che risiede per motivi fiscali in un Paese dove non si pagano tasse sugli utili. Il Double Irish permette alle aziende di trasferire legalmente ogni anno miliardi di euro di profitti in paradisi fiscali; è usato da aziende come Google, Facebook o VMware e da molte altre tech companies americane. VMware, per esempio, ha una sussidiaria registrata in Irlanda col nome di VMware Bermuda Ltd. che l’anno scorso ha incassato 1,43 miliardi di euro di licensing fees dalla divisione irlandese che vende software e servizi VMware, ma senza pagare tasse sui profitti.

Il sistema del Double irish è spesso appaiato a un’altra struttura molto sfruttata dalle multinazionali, il cosiddetto Dutch Sandwich, che usa un sistema di più società, di cui una con sede nei Paesi Bassi, per evitare alcune tasse. Ma l’Irlanda e il Double Irish sono diventati in particolare il centro di una campagna per la revisione del sistema di corporate tax: l’Ocse ha detto che uno degli obiettivi delle sue raccomandazioni per le modifiche ai regimi fiscali è proprio quello di porre fine ai sistemi che permettono alle aziende di trasferire i profitti verso i paradisi fiscali. In più, l’Ue ha di recente attaccato l’Irlanda per gli accordi con cui ha permesso ad Apple di ottenere un regime fiscale molto favorevole, accordo negato tanto dall’Irlanda che da Apple.

“Qualunque cambiamento al sistema fiscale irlandese è una decisione che spetta al governo all’interno delle politiche di bilancio”, ha commentato oggi un portavoce del ministro delle Finanze. “Il governo potrebbe assumere impegni più precisi sulla materia, anche senza adottare misure rivoluzionarie ma aspettando di vedere come si muovono gli altri Paesi per rispondere alle richieste dell’Ocse”, dice Philip O’Sullivan, chief economist of Ireland della Investec. Altri esperti sono più possibilisti: l’Irlanda eliminerà presto il Double Irish. “Accadrà quest’anno, ci sono tutte le indicazioni”, dice Feargal O’Rourke, head of tax di PricewaterhouseCoopers a Dublino.

Resta da vedere con quali tempi le modifiche entreranno in vigore. Probabilmente, dicono ancora gli esperti, una clausola darà tempo dai tre ai sette anni alle aziende per adeguarsi e pianificare.

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