LA RICERCA

Tech economy: in Italia meno posti di lavoro, ma la capitalizzazione tiene

I dati del report “The State of European Tech” di Atomico: il nostro Paese si caratterizza per investimenti più bassi della media in tecnologia. Due le aziende “made in Italy” born and raised da oltre un miliardo: Satispay e ScalaPay

07 Dic 2022
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Il panorama europeo degli investimenti Tech nel 2022 registra una regressione rispetto al 2021: 85 miliardi di dollari contro gli oltre 100 dell’anno precedente. Il dato positivo è che si tratta in ogni caso del secondo importo più alto mai investito nell’ecosistema tecnologico europeo. Considerando nel complesso l’Europa, il vecchio continente è quello che ha raccolto la quota maggiore degli investimenti in aziende tecnologiche early-stage e purpose driven su scala mondiale. Sono alcune delle principali evidenze che emergono dall’edizione 2022 del report “The State of European Tech”, realizzato dal fondo d’investimento Atomico. Il panorama che emerge dall’anno che sta per concludersi è quello di un periodo caratterizzato da grandi accelerazioni e brusche frenate, come dimostra il fatto che a metà dell’anno i livelli di investimento nella tecnologia europea erano superiori del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A questo ha fatto seguito un rallentamento nella seconda parte dell’anno.

La posizione dell’Italia

Nel più ampio quadro europeo l’Italia si è caratterizzata per una diminuzione della disponibilità di posti di lavoro in ambito tech nel 20221 rispetto al 2021, con investimenti bassi ma con un livello di capitalizzazione che ha comunque tenuto.

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Se così in Europa quattro nuovi unicorni si sono aggiunti al totale tra il 2021 e il 2022 (+21%), l’Italia si è distinta per aver dato vita alle sue prime due aziende born-and-raised da oltre 1 miliardo di dollari: Satispay e ScalaPay.

Quanto alla percentuale di ricerche di lavoro per posizioni tecnologiche, da settembre 2021 a settembre 2022 la maggior parte dei Paesi europei ha registrato cifre in aumento, con Francia, Svezia e Germania a trainare il gruppo, mentre Danimarca, Portogallo (-5,2%) e Italia (-6,3%) hanno rallentato. Dalla fotografia scattata da Atomico emerge il fatto che la quota di annunci di lavoro nel settore tecnologico è diminuita rispetto al totale degli annunci, specialmente in Italia, dove nel 2020 si registravano 44.723 annunci di lavoro nel settore tecnologico per 1 milione di annunci di lavoro, mentre nel 2022 questo numero è sceso a 32.999. A caratterizzare l’Italia c’è poi il numero delle posizione difficili da coprire a causa della carenza di competenze. Circostanza che ha portato i manager intervistati: il 62% del campione italiano ha infatti affermato che è più difficile acquisire nuovi talenti oggi rispetto a 12 mesi fa.

Altra nota dolente per l’Italia – e anche per la Spagna – è quella del livello di investimenti basso rispetto alla media, seppure con progressi rispetto al passato. “L’attività di investimento in Italia tende a orientarsi verso i round early-stage – spiega Atomico – con un livello doppio di capitale investito come quota del capitale totale investito per Paese in round inferiori a 20 milioni di dollari.

A fronte di questo scenario l’Italia ha però registrato il calo minore della capitalizzazione di mercato ed è ora l’ottavo Paese per capitalizzazione di mercato nel settore tecnologico in Europa, dopo le Ipo di Technoprobe e Tatatu, le uniche due grandi IPO tecnologiche in Europa quest’anno.

Le prospettive del settore tech in Europa

Le sfide principali che le aziende hanno dovuto affrontare in Europa nel 2022, secondo il report, sono la compressione dei mercati – pubblici e privati -, la generale chiusura della finestra di opportunità per le Ipo, il rallentamento della creazione di nuovi unicorni, la ritirata degli investitori statunitensi e deal making in calo, e i numerosi licenziamenti. Nonostante questo, però, gli investimenti del 2022 in Europa toccheranno i 38,8 miliardi di dollari e saranno comunque più che doppi rispetto a quelli del 2020.

Tra le evidenze principali che emergono dal report c’è inoltre il fatto che le aziende tecnologiche europee hanno registrato una perdita di circa 400 miliardi di dollari di valore dall’inizio del 2022, con il valore totale dell’ecosistema che è sceso a 2,7 trilioni di dollari, dopo il picco di 3,1 trilioni di dollari raggiunto alla fine del 2021, restando comunque di 5 volte superiore rispetto al 2015. Lo scenario complessivo evidenzia anche un rallentamento del mercato delle Ipo (solo tre quelle con un valore di mercato superiore al miliardo di dollari in Europa e Usa contro le 86 del 2021), e un rallentamento della nascita di nuovi unicorni, soltanto 31 contro i 105 del 2021.

Un ecosistema europeo in maturazione

“Quest’anno ha sfidato le aspettative, ma i dati vanno interpretati in prospettiva, non solo in relazione agli ultimi 24 mesi – sottolinea Sarah Guemouri, Principal di Atomico e co-autrice del rapporto – Lo scorso anno ci ha abituato a numeri eccezionali: ciò a cui stiamo assistendo nel 2022 è ancora e comunque significativamente superiore rispetto a due anni fa. Con la maturazione dell’ecosistema europeo naturalmente assisteremo a flussi e riflussi, ma non dobbiamo sottovalutare i nostri progressi complessivi sulla base delle macro-condizioni che stanno influenzando ogni settore a livello mondiale”.

“L’ecosistema tecnologico, così come lo conosciamo oggi, ha appena vent’anni e in questo lasso di tempo è maturato a un ritmo incredibile – aggiunge Tom Wehmeier, Partner, Head of Insights di Atomico e co-autore del rapporto – Il vero successo nel settore si basa sul talento, sull’innovazione e sul company-building di lungo termine. I pezzi fondamentali del puzzle sono al loro posto, con 44 miliardi di dollari di fondi di venture capital europei pronti a essere investiti nelle giuste opportunità. In termini di forza di fondo del nostro ecosistema, è cambiato molto meno di quanto pensiamo”.

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