MERCATI

Tencent nel mirino dell’Antitrust cinese, traballa il gigante dello streaming

Sotto accusa gli accordi di esclusiva stretti con le grandi etichette Usa. In forse l’accordo per l’acquisizione del 10% di Universal Music

27 Ago 2019

L. O.

Tencent Music nel mirino dell’Antitrust cinese. La società con sede a Shenzen, campione asiatico nello streaming musicale, è accusata di violare le regole della concorrenza per gli accordi di esclusiva stretti con le grandi major discografiche Usa, in primis Universal Music, Sony Music Entertainment e Warner Music. Uno schema di gioco che costringe i concorrenti domestici ad accordi di sub-licenza con effetti di distorsione del mercato.

L’indagine, partita dall’authority per la Regolazione del mercato già in gennaio, potrebbe rappresentare uno stop alle ambizioni di espansione di Tencent. La società è in trattativa per acquistare il 10% di Universal Music (valutata 34 miliardi di dollari), una mossa che contribuirebbe a rafforzare la presenza in Asia del gigante musicale Usa.

Lo streaming musicale è il cavallo di Troia di Tencent. La sua app di karaoke WeSing è stata in cima alla classifica dei download nel Google Play delle Filippine dopo il lancio nel sud-est asiatico. Una parte delle quote di Tencent sono in possesso di Spotify.

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Le tre mega-etichette discografiche hanno concesso i diritti esclusivi di una parte rilevante dei propri cataloghi a Tencent Music, controllata dal titano dei social media Tencent Holdings, ma anche sostenuta da Sony e Warner. La politica di sub-concessione di licenze ai rivali cinesi fa lievitare i prezzi anche del 100%.

La unit musicale di Tencent vanta la più grande offerta di contenuti musicali del paese con oltre 20 milioni di brani. Nel trimestre chiuso a giugno contava oltre 650 milioni di utenti attivi mensili e 31 milioni di abbonati paganti attraverso le sue app QQ Music, Kugou e Kuwo. Le entrate dei servizi di musica online sono aumentate del 20% a 1,56 miliardi di yuan (218 milioni di euro) nel periodo. Ma il margine lordo è sceso al 33% dal 40% nel trimestre di giugno in parte a causa della diminuzione delle entrate delle sub-licenze da piattaforme rivali.

A lungo un paradiso per la pirateria, la Cina è diventata uno dei 10 più grandi mercati musicali del mondo nel 2017 e lo scorso anno è salito alla settima posizione internazionale.

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