Terrorismo, attacco bufala su Whatsapp. Renzi: "E' procurato allarme" - CorCom

IL CASO

Terrorismo, attacco bufala su Whatsapp. Renzi: “E’ procurato allarme”

Diventa virale un file audio allarmistico sull’instant messenger. Il premier Matteo Renzi risponde con un contro messaggio: “Il terrorismo è una minaccia seria, ma l’isteria non domini le nostre vite”

20 Nov 2015

A.S.

L’allarme che si è diffuso su Whatsapp riguardo a un imminente attacco terroristico a Roma, diventato virale nel giro di poche ore, è una bufala. A confermarlo è anche la Polizia di Stato, che dalle prime ore di questa mattina attraverso la pagina Facebook “Una vita da social” ha pubblicato un post per avvertire del falso allarme.

Al messaggio “bufala” ha fatto riferimento anche il premier Matteo Renzi: “In queste ore gira un messaggio vocale su WhatsApp di una madre allarmata che parla alla figlia e le dice di stare attenta perché la situazione è peggiore di quella che le istituzioni fanno conoscere – ha detto – Ho chiesto agli inquirenti di capire chi e come ha diffuso questo messaggio. Per me è procurato allarme. Chi vuole rinchiuderci in casa non può avere la meglio”. Al messaggio “bufala” Renzi ha poi replicato con un contro-messaggio vocale, sempre su Whatsapp: “Qualcuno pensa di essere simpatico – ha detto il premier – ma non si rende conto che suscita un clima di paura e anche di panico. Vorrei invitare tutti a non cascarci, il terrorismo è una
minaccia molto seria, ma l’isteria non domini nostre vite”

Nel messaggio vocale che ha causato l’allarme una donna avverte la propria figlia che vive a Roma di non uscire di casa perché ci sarà un attentato terroristico nel centro della città. A essere colpiti, si dice, saranno soprattutto i giovani che frequentano i luoghi della movida. La donna afferma di avere una fonte sicura di informazioni, un’amica che lavora al Ministero dell’interno. Anche la pagina Facebook di “Agente Lisa” ha condiviso la bufala, avvertendo gli utenti del falso allarme e che, in questo modo, oltre a creare un clima di terrore fra la popolazione, si rischia un’incriminazione per il reato di procurato allarme. I messaggi diffusi sui social dalla polizia per avvertire del falso allarme hanno raggiunto in poche ore oltre 2 milioni di persone