ELEZIONI 2022

Tlc, Aiip: “Parola d’ordine pragmatismo”

L’appello dell’Associazione Italiana Internet Provider. Prioritario il rispetto della regolamentazione europea e il mantenimento degli attuali livelli di concorrenza del mercato italiano. Altri obiettivi non marginali: privilegiare l’open source e le Api aperte nel mondo cloud per prevenire i lock-in. Evoluzione digitale della società solo in chiave non distopica

20 Set 2022

Giovanni Zorzoni

Presidente Aiip

Giovanni Zorzoni

Già lo scorso marzo, durante una plenaria con il Ministro dello Sviluppo Economico, in cui operatori e associazioni erano stati invitati a porre questioni di merito sui problemi dell’industria e sulle proposte concrete per il suo sviluppo futuro, Aiip aveva delineato punti di vista del tutto distintivi, prefigurando un futuro segnato da enormi rigidità economiche (materie prime, approvvigionamenti energetici, protezione del contesto socio-economico).

A distanza di quasi sette mesi, le previsioni dell’Associazione trovano sempre più corrispondenza nel presente: un sempre più probabile razionamento energetico, senza ancora un preciso piano di protezione delle reti di telecomunicazioni, un contesto socio-economico che richiederà che le risorse disponibili siano investite, per anni, a proteggere l’intero tessuto economico e a riconvertire gli approvvigionamenti in senso più multilaterale, il fallimento nell’implementazione del vero 5G (mmWave) per motivi di costi e di mercato (previsto da Aiip ben prima del 2018), il venir meno delle condizioni per la realizzazione entro il 2026 dei bandi per le aree grigie legati al Pnrr.

In questo contesto emergenziale, alcuni dei maggiori operatori insistono nel porre come temi fondamentali l’innalzamento dei limiti elettromagnetici (che quantomeno snaturerebbe le condizioni del bando delle frequenze 5G, visto che implicherebbe un risparmio infrastrutturale per gli assegnatari di dieci volte), la richiesta di rimandare ad un tempo non precisato i pagamenti delle frequenze (che creerebbe problemi di bilancio pubblico e nuovamente lederebbe chi, anche per ragioni di pagamento delle quote, avesse deciso di non partecipare al tempo) e l’abbassamento dell’Iva sui prodotti di telecomunicazioni con la malcelata idea di mantenere il prezzo finale identico e marginalizzare qualche euro in più. I medesimi soggetti si sono inoltre più volte lamentati per la supposta “troppa concorrenza”, attaccando frontalmente il lavoro delle Authority presenti al tavolo.

Per Aiip le priorità sono radicalmente diverse.

Piano di preservazione dai razionamenti delle reti di telecomunicazioni (Pod telco whitelist)

Ad oggi nessuno ha una lista completa dei codici Ppd dei contatori degli elementi degli operatori Tlc: Aiip ritiene necessario stilare subito un registro, prevedendo che nessun razionamento sia applicato sulle reti di comunicazione, in quanto altrimenti, in caso di riprogrammazione da remoto dei contatori con limitazione unilaterale delle potenze contrattuali, si produrrebbe un collasso della rete Internet nazionale.

Infattibilità del Pnrr in campo Tlc nei tempi previsti: piano da rifare

Il piano “aree grigie” legato al Pnrr appariva già di complessa fattibilità con i prezzi e i tempi del 2021; oggi, con i rincari su ferro e cemento e il poco tempo residuo per attuarlo, tale piano appare impossibile da rispettare. Né può ignorarsi che, dei due aggiudicatari, uno deve confrontarsi con una discesa del proprio titolo a livelli critici, e l’altro, già vincitore di un bando analogo, è in cronico ritardo rispetto al suo completamento.

Ad avviso di Aiip, il nuovo esecutivo dovrebbe rivedere completamente i bandi, annullandoli e ripubblicandoli, previo aggiornamento delle condizioni economiche, e – come a suo tempo richiesto dall’Associazione – suddividendoli in lotti più piccoli, così da massimizzare la possibilità di parteciparvi per una pluralità di soggetti, che potrebbero darvi esecuzione in parallelo.

Eventuali aggiornamenti dei costi ex post, pur recentemente avvallati dal legislatore, rappresentano invece uno strumento pericoloso e distorsivo.

Al fallimento del 5G dobbiamo far seguire l’allocazione di tutto lo spettro dei 7Ghz (1200Mhz) al Next Generation Wi-Fi (6E)

Il vero 5G (quello basato su tecnologia mmWave, non quello da Bts che di fatto è un nuovo 4.1G) non ha avuto in Italia alcuna effettiva implementazione a parti limitati trial, né ha tuttora una killer application. In assenza di una applicazione che ne giustifichi lo sviluppo, pare invece che si voglia impedire l’implementazione di quella che invece è, per molti aspetti, la tecnologia integrativa o sostitutiva del 5G già disponibile: il Wi-Fi Next Gen.

Negli Usa, uno dei pochi paesi al mondo dove si è fatto il mmWave 5G, è stata anche destinata una banda intera di 1200Mhz alla nuova versione di Wi-Fi, l’unica in grado di permettere ai servizi senza fili che usiamo in ufficio e in casa di tenere il passo nell’incremento della velocità sul cavo in fibra ottica (2.5, 10G e oltre), proprio perché si è compresa la necessità di questa tecnologia per il futuro

Aiip auspica che l’Italia sia il primo paese in Europa a proporre al WRC 2023 l’estensione a 1200Mhz dello spettro dedicato a questa tecnologia, per permettere al Wi-Fi (e agli operatori di rete fissa, che sono quelli che rappresentano la maggior parte del mercato più competitivo) di rimanere al passo con i tempi.

Digitalizzazione del paese, cloud e sicurezza informatica, digitale veramente al servizio dei cittadini

Dobbiamo pensare ai prossimi 10 anni come a un periodo in cui elaborare un masterplan che includa l’introduzione di elementi di informatica e telecomunicazioni neutri nelle scuole di tutti i gradi, per formare futuri cittadini che comprendano pienamente funzionamento e rischi delle piattaforme digitali, le possano governare e in prospettiva anche sviluppare.

Bisogna poi assicurare un’equa regolamentazione degli over-the-top (Ott) per impedire che facciano concorrenza in modo trasversale a tutti i settori, spesso etichettando come “nuovi” business che tali non sono, solo per evitare la regolamentazione, e così operando una concorrenza sleale verso analoghe imprese regolamentate. Appare a tal fine cruciale il lavoro della Autority della Concorrenza a livello europeo che, a parere di Aiip, dovrebbe concretamente considerare l’opportunità di scindere quelle società che, in ragione della loro dimensione e preponderanza, già si atteggiano di fatto come monopolisti orizzontali.

In Europa vanno poste le basi per un sistema cloud federabile basato su open-source e standard aperti, per accelerare sul digitale prevenendo però forme di lock-in e rimanendo totalmente inclusivi nei riguardi di piccole e grandi aziende, garantendo loro la maggior indipendenza possibile da soluzioni esterne ed avendo piena contezza della qualità del codice, attraverso la diligence di una moltitudine di esperti del settore.

Ogni scelta digitale deve prevenire “by design” l’uso di dati non aggregabili per preservare al massimo e in modo più definitivo la privacy dei cittadini.

Prezzi, concorrenza e richieste di alcuni operatori e cosiddetta “rete unica”: le risposte di Aiip

Chi non vuole pagare le frequenze del 5G, chi non ha fatto investimenti, chi si è reso primariamente responsabile della caduta dei prezzi a livelli insostenibili (spesso proprio per espellere dal mercato gli operatori del mercato Pmi, rappresentati da Aiip) oggi chiede allo Stato trattamenti di favore, a scapito degli altri settori industriali.

Rappresenta l’apice del paradosso che Asstel lamenti al Governo la contrazione dei prezzi, quando proprio tre dei suoi primari associati più vi hanno contribuito. Inoltre va tenuto in considerazione che i prezzi in Italia sono proporzionalmente più bassi anche perché lo sono gli stipendi medi degli italiani.

Il mercato Tlc italiano, in analogia con quello tedesco, è quello che ha prodotto più concorrenza, prezzi più bassi per prestazioni sempre maggiori e, particolarmente interessante, offerta di reti diversificate, ulteriori e ben distinte da quelle di Tim e OpenFiber, da parte anche di operatori “fisici” che posano cavi e realizzano reti indipendenti, largamente rappresentate da Aiip.

Tale concorrenza infrastrutturale è indubbiamente un problema per aziende che hanno per anni controllato il livello dei prezzi attraverso le leve dell’ingrosso (wholesale) delle reti, e che ora vedono i loro modelli messi a repentaglio da aziende più piccole ma più efficienti. Per molti il concetto di “rete unica” sarebbe proprio questo: fare un supposto “campione” delle reti fisiche per riconvertire il mercato delle telecomunicazioni ai connotati del mercato elettrico, in cui di fatto la concorrenza è limitatissima ed il prodotto, in sostanza, è la rifatturazione di un servizio estremamente statico.

Si parla di acquistare Tim per decine di miliardi quando questa società non è più proprietaria di gran parte degli immobili e nemmeno in toto della rete secondaria: ricomporre tutte le parti e unirla a OpenFiber ai prezzi chiesti da alcuni azionisti di maggioranza di Tim e Fibercop richiederebbe un esborso pubblico ingiustificabile per due motivi. In primis, l’operazione costerebbe più che non rifare ex novo gli asset. Inoltre, in un periodo difficile come quello che ci aspetta per il caro energia, ogni sforzo va investito per preservare la tenuta sociale complessiva (e quindi di cittadini e aziende), non certo per remunerare interessi parziali. Ad avviso di Aiip, per chiunque si accolli il debito di Tim, il valore economico della rete primaria di Tim e secondaria di Fibercop ben difficilmente può superare quello attuale, in borsa, della sola Tim. Queste considerazioni, si noti, nemmeno prendono in considerazione gli ingenti costi e tempi iniziali di merging tra una ricostituita Tim (comprensiva di Fibercop) e OpenFiber.

Non è in crisi il mercato italiano delle Tlc, sono solo in crisi gli operatori più inefficienti, che hanno sempre proposto soluzioni di prive di una visione prospettica per il futuro: se il prossimo Ministro dello Sviluppo Economico darà più ascolto ad Aiip, siamo sicuri che potremo proseguire ed avere il mercato delle telecomunicazioni più interessante e variegato d’Europa che – tra l’altro – oggi rappresenta forse l’unica liberalizzazione che abbia realmente funzionato in Italia. Ma che sia proprio questo il problema per alcuni?

LA REPLICA DI ASSTEL

Riceviamo e pubblichiamo: “In riferimento alla circostanza, definita paradossale, che Asstel avrebbe lamentato al Governo la contrazione dei prezzi, a cui avrebbero contribuito “tre dei suoi primari associati”.  Al riguardo si precisa che l’Associazione, nelle interlocuzioni con le istituzioni pubbliche, non si è certo limitata a lamentare una contrazione dei prezzi, ma ha sempre rappresentato la complessa situazione del settore delle telecomunicazioni sulla base di analisi oggettive e documentate delle relative dinamiche competitive”

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