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LA CRISI

Toshiba corre ai ripari: cessione totale delle memorie flash?

L’azienda in crisi nera, buco monstre nei conti. Si dimette il presidente. Per fare fronte alla situazione si valuta la vendita del 100% del gioiello di famiglia, la divisione chip

15 Feb 2017

Andrea Frollà

Toshiba è in crisi nera. Il buco monstre lasciato dalla divisione nucleare nei conti, con le svalutazioni delle sue controllate statunitensi che hanno generato tra aprile e novembre 2016 una perdita da 4 miliardi di euro, continua a fare danni al limite dell’irreparabile. La compagnia giapponese non esclude ora di vendere tutta la divisione di memorie flash, che è stata da poco scorporata e della quale è stata inizialmente messa in vendita una quota massima del 20%. Al primo round di raccolta degli interessamenti, che aveva registrato l’attenzione di grandi compagnie e importanti fondi (SK Hynix, Foxconn, Silver Lake, Bain Capital e Western Digital), sono seguite le offerte ora al vaglio dei vertici, che oscillano fra 1,8 e 3,6 miliardi di dollari. Ma l’amministratore delegato Satoshi Tsunakawa, finito nel mirino degli azionisti assieme a tutti gli altri top manager, ha ammesso che Toshiba potrebbe cedere l’intero capitale della divisione che produce memorie di massa. Una mossa che potrebbe attirare nuovi investitori e garantire cifre più alte di quelle offerte finora, ma che vorrebbe dire cedere il gioiello di famiglia.

Se non bastasse questo terremoto, ieri si è aggiunto l’annuncio del rinvio di un mese della presentazione dei conti al 14 marzo per approfondire le indagini relative alla divisione nucleare, che ha complicato ulteriormente la situazione di una compagnia che da anni non trova pace. Toshiba, senza fornire ulteriori elementi, ha infatti spiegato che un informatore interno ha alimentato sospetti che il management alla divisione Usa (Westinghouse Electric) abbia “esercitato pressioni inadeguate sui conti dell’unità”. La diretta conseguenza di questa grana ulteriore è stato l’immediato abbandono del presidente Shigenori Shiga, manager con lunga esperienza proprio nel comparto nucleare dimessosi poche ore dopo l’annuncio.

Negli ultimi anni l’azienda nipponica ha concentrato la sua strategia di crescita sulle infrastrutture per le centrali atomiche. Scelta che, conti alla mano, si è dimostrata fallimentare. Ecco perché adesso Toshiba vorrebbe diminuire il suo impegno nel settore, concentrandosi sulla vendita di progetti per reattori e servizi nucleari e smettendo di costruire gli impianti. Una decisione che, sommata al ritardo della presentazione dei conti e all’addio del presidente, è costata ieri una perdita del 9% del titolo in Borsa. Da fine dicembre, ossia da quando Toshiba ha iniziato a rendere nota la situazione delle svalutazioni in Usa, il colosso ha bruciato oltre il 50% della capitalizzazione di mercato.