LE TRATTATIVE

Toshiba, le memorie flash nel mirino di Foxconn (e altri big)

In vendita fino al 20% del business fresco di spin-off. Attesi introiti tra 4 e 7 miliardi di dollari, chiusura prevista entro marzo. Anche la sud-coreana SK Hynix, il fondo Silver Lake e diversi gruppi interessati

07 Feb 2017

Andrea Frollà

C’è la fila per accaparrarsi le memorie flash di Toshiba. Messe in vendita per contrastare il flop della divisione nucleare, che secondo le stime del colosso nipponico è costato 4 miliardi di euro, le attività del segmento core sono finite nel mirino di SK Hynix, Foxconn, del fondo di private equity Silver Lake e di almeno altri tre gruppi. A riportare gli interessamenti per uno dei core business di Toshiba, che intende mettere sul mercato una quota attorno al 20% dopo aver annunciato lo spin-off a fine gennaio scorso, è la Reuters che cita fonti vicine al dossier. Secondo gli analisti le offerte sul piatto potrebbero oscillare fra i 4 e i 7 miliardi di dollari, con la società giapponese che conta di chiudere la partita entro marzo.

Il primo dei player ad annunciare l’intenzione di entrare nel capitale della nuova società di memorie flash è stato SK Hynix, il secondo produttore al mondo di semi-conduttori, che però non ha rivelato dettagli sulle cifre e ha comunque sottolineato che il suo è un interesse preliminare. Il colosso sud-coreano avrà un agguerrito rivale nella Foxconn, già fornitore di Apple, che potrebbe accaparrarsi una partecipazione in Toshiba aggiungendo un altro tassello nipponico al proprio mosaico dopo l’acquisto miliardario di Sharp.

Gli altri potenziali acquirenti, aggiunge Reuters, sono il fondo di Boston Bain Capital, specializzato in acquisizioni, venture capital e investimenti alternativi, e Western Digital, gigante californiano dei dischi rigidi e partner di Toshiba nel business dei chip. Più indietro appaiono i fondi perché, fanno notare gli osservatori, il fatto di non poter ottenere il controllo dello spin-off potrebbe frenare l’iniziale interesse. Non è da escludere l’arrivo di ulteriori offerte sul tavolo di un management in difficoltà, desideroso di risollevare le sorti di un’azienda storica che tra lo scandalo contabile del 2015 e le recenti svalutazioni sul nucleare non se la passa affatto bene.