IL DIBATTITO

ll “mancato” ministro del Digitale, ecco cosa ne pensano le associazioni Ict

La scelta del governo Meloni accolta con perplessità. E si auspica un ruolo forte del Mise attraverso un Sottosegretario competente. I maggiori timori riguardano i target del Pnrr e l’evoluzione delle pmi

25 Ott 2022

Federica Meta

Giornalista

digitale-digital-transformation-innovazione

Il governo guidato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, non avrà un ministro per la Trasformazione digitale. Una scelta in controtendenza rispetto ai più grandi Paesi europei – Francia, Germania e Spagna – che invece hanno optato per un titolare a cui affidare le deleghe e che anima il dibattito in questi giorni.

Il commento di Assintel

Tra le prime a dire la sua, Assintel che nelle settimane precedenti la campagna elettorale aveva evidenziato la necessità non solo di avere un ministero ad hoc, ma soprattutto di averlo con portafoglio.

WHITEPAPER
Supply Chain: ecco come ottenere un tracciamento trasparente grazie all'IoT
IoT
Industria 4.0

“Si può accompagnare il Paese nella transizione digitale senza un vertice politico che ne presieda la direzione e le strategie”, si chiede l’associazione che raccoglie le Pmi dell’Ict.  La risposta è semplice: no.

“Il digitale non è ancora uno strumento metabolizzato, che abbia solo bisogno di essere sostenuto e implementato nei vari settori economici e organizzativi, ed è per questo che ci vuole una spinta decisa e decisiva che può e deve arrivare dal Governo – dice in una nota la presidente Paola Generali, all’indomani dell’insediamento del nuovo esecutivo – Assintel non riesce a comprendere l’assenza assordante di un Ministero dedicato, sebbene fosse stato proprio il Centro Destra a lanciare il primo dicastero dell’Innovazione nel lontano 2001”.

Il mercato dell’Information Technology è in netta controtendenza rispetto ai segnali della crisi, con una crescita secondo il recente Assintel Report del +7,4% nel 2022 e una tendenza positiva prevista anche nel 2023. Ma, per l’associazione che raccoglie le Pmi digitali, è un processo che va sostenuto, soprattutto nei confronti delle micro, piccole e medie imprese che molto spesso ne restano ancora ai margini.

“Per queste ragioni ci aspettiamo che all’assenza di un Ministro faccia da contraltare una netta responsabilizzazione del Mise, che non a caso cita nella nuova denominazione proprio le imprese e il Made in Italy, attraverso deleghe mirate e un Sottosegretario competente dedicato all’innovazione – auspica Generali – Correlate al Digitale ci sono almeno altre 3 voci che devono essere presidiate, per non buttare all’aria i passi avanti fatti finora: l’attuazione dei progetti Pnrr, la trasformazione della Pubblica Amministrazione e, trasversale a tutti – il sostegno alla formazione delle competenze digitali”. Assintel rinnova dunque la piena disponibilità a a collaborare “per creare tavoli di coordinamento che siano da presidio alla transizione digitale”.

La posizione di AssoRtd

Rammarico per l’assenza di un dicastero è espressa dal AssoRtd, l’associazione che rappresenta i Responsabili per la Transizione al Digitale d’Italia. Secondo il presidente Francesco Andriani, l’assenza di un effettivo responsabile per l’innovazione all’interno del Consiglio dei Ministri potrebbe rappresentare un passo indietro rispetto a quanto fatto fino ad ora in termini di transizione digitale. Con impatti negativi anche sul raggiungimento dei target del Pnrr.

Il Piano complessivamente vale 191,5 miliardi di euro e il 27% è destinato a questo settore: poco più di 7 miliardi, sei dei quali legati a progetti di digitalizzazione della Pubblica amministrazione.

Già in estate AssoRtd aveva fatto notare come nei programmi dei vari partiti politici fosse stata posta poca attenzione sul tema della trasformazione ed innovazione digitale, menzionata in minima parte e affrontata in modo generico.

“Avevamo già denunciato scarsa attenzione da parte dei partiti sul tema della trasformazione digitale e, purtroppo, la nomina dei nuovi ministri ha visto lo scioglimento del dicastero presieduto da Vittorio Colao – spiega Andriani – Ora crediamo, che per un corretto prosieguo del lavoro iniziato con la passata legislatura, sia indispensabile individuare un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che abbia la delega alla digitalizzazione sperando di non dover assistere a passi indietro come quello di rivedere la stessa riassegnata ad un ministero come Mise o Funzione Pubblica. Tale scelta comporterebbe secondo noi di AssoRtd una mancanza di quel focus e di quella spinta propulsiva che la transizione digitale merita nel nostro paese”. E che il Pnrr contrubuisce ad accelerare. 

“In conclusione – aggiunge Andriani – non solo siamo sorpresi riguardo alla scomparsa del Dicastero ma, anzi, ci saremmo aspettati il Ministero della Sovranità Digitale visto che, come si dice, i dati della nostra pubblica amministrazione e dei cittadini sono l’oro del futuro”.

Il commento di I-Com

“Stupisce che in questo momento storico, con un Pnrr da attuare entro questa legislatura, non si sia avvertita la necessità di un ministero che svolgesse un ruolo di coordinamento rispetto alla transizione digitale, che ricordiamo essere una delle due priorità del programma europeo – sottolinea il presidente I‐Com Stefano da Empoli,   L’auspicio è che in sede di nomina di viceministri e sottosegretari si possa rimediare con una scelta di qualità”.

Nello specifico, la transizione digitale è supportata principalmente dalla Missione 1 del Piano, a cui sono dedicati 40,49 miliardi di euro, ovvero oltre il 20% delle risorse totali.

“Domanda e offerta devono però viaggiare in parallelo. Per questo sono fondamentali le politiche di investimento e stimolo nelle competenze digitali, sia di base che specialistiche così come incoraggiare l’uso e la valorizzazione delle infrastrutture sempre più performanti. L’esperienza dei Piani voucher”, continua l’economista, “certamente al di sotto delle attese, per una serie di ragioni, non deve frenare interventi di sostegno alla domanda ma semmai riproporli in versioni più efficaci e in modo strutturale. Inoltre, la collaborazione pubblico privato è la chiave indispensabile per aumentare le competenze, in particolare favorendo il necessario upskilling e reskilling dell’attuale forza lavoro”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5