PRIVATIZZAZIONI

Turi (Fiom): “No alla svendita di StMicroelectronics”

La responsabile per il settore Ict dei metalmeccanici Cgil: “C’è il rischio di svendere senza avere un piano industriale, mentre in Europa si raddoppia la produzione di semiconduttori e chip. Così il tavolo sulla microelettroncia rischia di non avere più senso”

13 Feb 2014

Antonello Salerno

“Ieri il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha dichiarato che il Governo punta a incassare già nel 2014 8-9 miliardi, attraverso la cessione di quote di Eni, StMicroelectronics, Poste ed Enav. La Fiom è nettamente contraria a questo piano di privatizzazioni che ha come unico obiettivo quello di fare cassa, con il rischio di svendere aziende senza aver pianificato nessun piano industriale”.

Lo afferma in una nota Roberta Turi, segretario nazionale della Fiom Cgil e responsabile per il settore Ict.

“La StMicroelectronics, la più grande delle imprese europee che operano nel settore dei semiconduttori, una delle punte avanzate dell’innovazione tecnologica del nostro continente, è partecipata oggi al 27,3% a metà tra il Fondo strategico d’investimento francese e il nostro ministero dell’Economia – prosegue Turi – La struttura finanziaria della StM è molto solida, è un’azienda sana, dove ci sono persone capaci di progettare e costruire componenti elettronici. Gli eventi, purtroppo, si stanno svolgendo nella più totale indifferenza della nostra classe politica e imprenditoriale. È incredibile che mentre in Europa è stata varata una strategia per il raddoppio della produzione di semiconduttori e chip che vede potenziali investimenti, pubblici e privati, per quasi 100 miliardi di euro, il Governo pensi a svendere un’azienda del genere”.

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“Il mese scorso, inoltre – continua Roberta Turi, che in questi giorni si sta occupando, sempre per la microelettronica, anche della vertenza Micron, dove la multinazione statunitense ha annunciato un riorganizzazione del gruppo con il raglio di 419 posti di lavoro in Italia – è stato avviato un tavolo sulla microelettronica al ministero dello Sviluppo economico. Un tavolo che rischia di non avere nessun senso se l’intenzione del Governo è quella di privatizzare la più grande azienda di microelettronica in Italia. Tra l’altro siamo oggi in presenza del fatto che l’altra grande azienda di microelettronica presente in Italia, la Micron, vuole probabilmente lasciare l’Italia, avendo annunciato il licenziamento del 40% della forza lavoro nei nostri stabilimenti”.

“La Fiom – conclude – invita il Governo a rivedere la sua strategia, impedendo la privatizzazione di gioielli come StMicroelectronics e avviando una vera politica industriale per il settore dei semiconduttori”.