IL CASO

Uber, la Germania mette le ganasce all’app anti-taxi

Vietata temporaneamente dal tribunale di Francoforte l’app per il noleggio con conducente. Multe fino a 250mila euro se le corse continueranno. La motivazione: “Manca un’adeguata assicurazione per i passeggeri e gli autisti non hanno licenza”

Pubblicato il 02 Set 2014

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Uber è stato vietato in tutta la Germania, battuto dai taxi e dal rigore tedesco. Il servizio della app che fa arrabbiare i tassisti di mezzo mondo, perché consente di chiamare un autista privato con lo smartphone e ha altri servizi digitali di ride-sharing, ora rischia multe fino a 250 mila euro se continuerà le corse nelle città tedesche. Lo ha stabilito il tribunale amministrativo di Francoforte, con la sentenza che attiva il blocco da martedì 2 settembre. Questo divieto nazionale è solo l’ultimo dei tentativi di bloccare Uber in Germania. Prima, il servizio era stato vietato ad Amburgo e a Berlino, anche se per pochi giorni. Il divieto di circolazione nelle città aveva le stesse motivazioni dell’attuale blocco nazionale di Uber: “Per i problemi di sicurezza degli utenti, per l’assenza di licenza da parte degli autisti e di un’adeguata assicurazione per i passeggeri”. Il divieto è temporaneo e la sentenza potrebbe essere ribaltata nella prossima udienza di appello, riporta Der Spiegel.

Dopo la decisione di sospendere le corse di Uber in Germania, è arrivata anche la risposta netta, con la presa di posizione di Neelie Kroes, vicepresidente della commissione Ue e commissaria per l’Agenda Digitale. “La rivoluzione digitale ci mette di fronte a scelte: possiamo cogliere le nuove opportunità, o tentare di spegnerle?”, ha scritto Kroes con un tweet.

“Uber, ha finanziatori come Google e Goldman Sachs con un look da startup si vende come salvatore dell’economia ma non può ribaltare la disciplina che regola i trasporti pubblici e la tutela dei consumatori” è stato il commento a seguito della sentenza del presidente di Taxi Deutschland, Dieter Schlenker, riporta il Financial Times.

“La decisione delle autorità di Berlino non era progressiva – aveva sottolineato Fabien Nestmann, country manager di Uber Germania, prima della sospensione del divieto a Berlino. “Basandosi su delle premesse errate il divieto – prosegue Nestmann – limita la scelta dei consumatori, che hanno diritto di scegliere come spostarsi. Portiamo della sana concorrenza, in un mercato in cui non cambia nulla da molti anni”. Quello dei taxi e del trasporto urbano.

L’ultima mossa di Uber di fine agosto, è stata assumere uno degli spin doctor più celebrati d’America, David Plouffe, 47 anni, ovvero l’artefice della elezione di Barack Obama alla Casa Bianca nel 2008. Ingaggiato come Senior Vice President of Policy and Stategy, dal Ceo di Uber Travis Kalanick. Per la sua diffusione, negli Stati Uniti Uber è diventato uno dei mezzi segnalati anche sulle cartine di Google Maps. Sempre negli Usa, la app è in perenne competizione con il concorrente Lyft. Segnale che il mercato sta crescendo, con diversi soggetti presenti sulla scena. Tra le altre cose, è in arrivo anche l’alleanza tra Facebook e Uber: in questo modo, si potranno chiamare gli autisti e condividere le auto con le applicazioni di WhatsApp e Messenger del social network. L’azienda, che è stata fondata a San Francisco nel 2009, opera nel mercato di smart mobility e sharing economy, e in cinque anni è arrivata ad un valore di 18,2 miliardi di dollari.

I servizi di Uber sono attivi in 80 città degli Usa, in 27 dell’Asia, 24 in Europa, 7 nel Medio Oriente e 4 in Africa. In Italia, al momento, la app è attiva a Roma e Milano. L’Antitrust, dopo le proteste dei tassisti di tutta Europa, in giugno, ha appoggiato l’uso delle piattaforme online. “Per superare gli ostacoli alla competitività e per rafforzare la crescita del nostro Paese – spiega il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella – bisogna eliminare distorsioni concorrenziali, nel settore degli autoservizi di trasporto non di linea”.

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