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LA STRATEGIA

Uber taglia i costi: blocco delle assunzioni tech negli Usa

Dopo una trimestrale negativa l’azienda cerca di recuperare. Già licenziati 400 dipendenti nell’area marketing

12 Ago 2019

Antonio Dini

Via i rami secchi e limitazioni ai costi vivi. Ovvero, via la maggior parte del personale che si occupa del marketing e blocco delle assunzioni dei talenti software negli Usa, quelli che fanno di una semplice startup un vero unicorno multimiliardario. Dopo una trimestrale tremenda Uber passa in modalità contenimento dei danni e taglia tutto quel che può.

Uber ha infatti dichiarato di aver istituito il blocco delle assunzioni per i nuovi dipendenti che lavorano su software e servizi negli Stati Uniti e in Canada, per “contenere le perdite crescenti” della società di trasporto passeggeri.

Un portavoce ha detto venerdì scorso che la casa di San Francisco ha messo in pausa l’assunzione di nuovi ingegneri software e responsabili di prodotto. Sono gruppi di lavoro, dice il portavoce, che hanno già superato i loro obiettivi di assunzione per l’anno. Il congelamento non includerà i lavoratori nelle attività di trasporto merci o veicoli autonomi di Uber.

“Stiamo continuando – ha detto il portavoce – ad assumere in modo aggressivo talenti, inclusi molti ingegneri, in tutto il mondo. Abbiamo temporaneamente messo in pausa alcuni gruppi di lavoro mentre ci assicuriamo di essere efficaci ed efficienti nella ricerca di personale per le nostre priorità strategiche”.

La decisione arriva dopo un secondo trimestre molto difficile per Uber. L’azienda ha mancato le aspettative sui ricavi e ha registrato una perdita netta di 5,24 miliardi di dollari, la più grande di sempre. Il titolo dell’azienda è in calo dell’11% rispetto al prezzo di offerta pubblica iniziale di maggio. La scorsa settimana Uber ha dichiarato che stava tagliando 400 dipendenti del settore marketing in tutto il mondo. Insieme al blocco delle assunzioni, queste mosse suggeriscono che Uber è più cauto riguardo al personale dopo i primi anni di rapida crescita.

Dopo la trimestrale molto negativa, il Ceo Dara Khosrowshahi ha cercato di frenare la vendita dei titoli: “La società raggiungerà il break even e diventerà redditizia”. Sul risultato hanno pesato costi legati all’Ipo, avvenuta a maggio, legati soprattutto a compensi effettuati in azioni vincolate per 3,9 miliardi. Khosrowshahi ha aggiunto che il 2019 sarà un anno in cui gli investimenti raggiungeranno un picco e che le perdite dovrebbero ridursi nel 2020 e 2021. Lui è certo che Uber “raggiungerà a un certo punto il break even e diventerà redditizio”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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