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L'OPERAZIONE

Uber vale 120 miliardi di dollari, verso un’Ipo stellare

La stima arriva dalle banche d’affari Usa ed è di gran lunga più alta dei 104 miliardi attribuiti a Facebook nel 2012. La quotazione è prevista per la seconda metà del 2019

16 Ott 2018

Patrizia Licata

giornalista

Uber potrebbe valere 120 miliardi di dollari quando farà il suo debutto sui listini l’anno prossimo: lo indica il Wall Street Journal in base alle stime proposte dalle banche americane per un’Ipo che si preannuncia stellare. La valutazione più recente della società americana del ride hailing risale ad agosto e aveva già alzato la stima a 76 miliardi di dollari, rispetto ai precedenti 62 miliardi, in virtù dell’investimento da 500 milioni effettuato dal colosso giapponese dell’auto Toyota Motor.

La valutazione supera di gran lunga quella attribuita a Facebook pari 104 miliardi di dollari nel 2012.

Tuttavia le banche americane Goldman Sachs e Morgan Stanley calcolano che al momento dell’ingresso sui listini, previsto per la seconda metà del 2019, la start-up californiana che ha rivoluzionato i servizi di mobilità potrebbe valere una quarantina di miliardi in più. Goldman Sachs e Morgan Stanley saranno probabilmente i principali istituti underwriter per l’Ipo di Uber, rivela Reuters.

L’azienda della taxi app è ancora alle prime fasi nel processo di ricerca delle banche che faranno da sottoscrittori e consulenti, ma un passo decisivo verso l’Ipo è stato compiuto da Uber lo scorso agosto quando ha assunto Nelson Chai come chief financial officer. In ruolo era rimasto vacante per ben tre anni ma è necessario per presentarsi ai potenziali azionisti, alle banche e ai regolatori. Chai è un manager esperto del mondo finanziario; ha tra l’altro ricoperto la carica di Cfo in Merryl Lynch & Co, in Nyse Euronext, società controllata dalla new York Stock Exchange, e in Archipelago holdings, primo mercato finanziario completamente elettronico degli Stati Uniti. 

Anche la collaborazione con Toyota è cruciale per Uber, che ha da poco annunciato un piano di riorganizzazione delle attività in cui rinuncia alla realizzazione di una flotta di auto autonome di sua proprietà a favore di un rafforzamento delle partnership con le case automobilistiche. Toyota e Uber collaboreranno per lo sviluppo delle auto a guida autonoma per il settore del ride hailing. L’investimento del costruttore giapponese prevede un’integrazione di tecnologie Uber su veicoli realizzati ad hoc da Toyota a partire dal 2021.

Il nuovo Cfo Chai dovrà rassicurare gli investitori sulla bontà del piano strategico di Uber e sulla capacità di tenuta finanziaria: la società californiana sta diversificando il business puntando anche su bici e scooter elettrici in sharing per le città, ma, come ha chiarito il Ceo Dara Khosrowshahi, nel breve periodo l’iniziativa non genererà profitto per la sua società. E’ un investimento sul futuro per un’azienda che lo scorso anno ha perso 4,5 miliardi di dollari e che con l’Ipo chiederà un grande voto di fiducia ai mercati.

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