Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

INNOVAZIONE

Via al Global Cloud Data Center, Aruba è pronta a competere nell’arena internazionale

Inaugurata a Ponte San Pietro (BG) la struttura che sosterrà non solo lo sviluppo nel lungo periodo del gruppo guidato da Stefano Cecconi, ma anche del territorio, fungendo da polo d’attrazione per talenti, startup e imprese. Il sindaco di Bergamo Gori: “Comincia una nuova era sulla frontiera dell’innovazione”

05 Ott 2017

Domenico Aliperto

Un investimento che, più che strategico, è fondante. Fondante per il futuro stesso di Aruba, che con il nuovo Global Cloud Data Center, inaugurato stamani a Ponte San Pietro (BG), entra ufficialmente nell’arena competitiva internazionale per i servizi di hosting, co-location e Cloud con la C maiuscola. Una mossa – fa intendere l’amministratore delegato del gruppo Stefano Cecconi – che ha l’obiettivo di rendere le cose meno semplici ai Big che inevitabilmente, a breve, cominceranno ad affacciarsi sulla Penisola. “Non possiamo rivelare l’entità dell’impegno economico: vorrebbe dire fornire ai nostri competitor un assist per rapportarsi alle nostre strategie di prezzo, che in questo mercato sono tutto. Posso comunque dire che si tratta di un investimento di lungo respiro, destinato a rientrare nei prossimi vent’anni”. I numeri infatti parlano chiaro: la struttura da 40 mila metri quadrati, iniziata ad agosto 2016 e inaugurata oggi, è solo la prima di cinque edifici che, una volta terminati, occuperanno una superficie di oltre 200 mila metri quadrati, la più vasta d’Italia, con una potenza che potrebbe raggiungere i 90 MegaWatt, interamente alimentati da fonti rinnovabili. L’intero campus, classificato secondo gli standard ANSI/TIA 942-A come Rating 4 (il vecchio Tier4) e ridondato sia sotto il profilo del disaster recovery che sotto quello energetico, dovrebbe essere completato in un lasso di tempo compreso tra i cinque e i dieci anni. “Se i clienti continueranno a crescere al ritmo attuale”, dice Cecconi con un certa soddisfazione, “l’orizzonte più plausibile è quello del 2022”. L’offerta dei servizi è rivolta alle grandi aziende e alle PMI italiane e straniere, alla Pubblica Amministrazione centrale e locale, agli operatori IT e alle Telco, e naturalmente ai system integrator.

Oltre a rappresentare un importante punto di discontinuità per Aruba (la sede legale viene infatti trasferita a Ponte San Pietro), l’apertura del data center è impregnata anche di una certa valenza simbolica e storica per la comunità bergamasca: il campus sorge infatti sull’area che un tempo aveva ospitato lo stabilimento del cotonificio Legler, per decenni polo di attrazione professionale per gli abitanti della zona ed emblema, con la sua chiusura, della crisi del vecchio modello economico e industriale.

“Per noi è l’inizio di una nuova epoca”, ha commentato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, presente alla conferenza stampa dell’inaugurazione. “Abbiamo visto molte aziende chiudere anche in un territorio che ha resistito bene alla crisi, e questo è il passo più rilevante tra quelli che negli ultimi anni hanno evidenziato un’inversione di tendenza, specialmente perché avviene sulla frontiera dell’innovazione”. Per Gori l’apertura del data center costituisce anche l’occasione per mettere a frutto e potenziare le strutture formative del territorio, sia a livello di scuola secondaria che sul piano accademico. “Confido che i nostri istituti tecnici e l’università lavoreranno a stretto contatto con Aruba per sviluppare soprattutto i temi dell’Impresa 4.0”. Non è d’altra parte un mistero che al gruppo di Cecconi servano risorse fresche per affrontare la sfida dei Big Data, professionalità che in Italia è già difficile reperire “e che in Toscana (Aruba è di Arezzo, ndr) facevamo ancora più fatica a trovare”. In Lombardia la società potrà attingere a un vivaio senz’altro più esteso. A proposito di occupazione, sono al momento cento (su 700 risorse complessive) i collaboratori attivi nella nuova struttura, che a regime darà occupazione a 500 persone.

Alla conferenza era presente pure Luca Del Gobbo, assessore all’Università, Ricerca e Open innovation della Regione Lombardia, che ha ribadito la rilevanza del nuovo centro anche alla luce della legge 29/2016, scritta specificamente per favorire l’innovazione come veicolo di sviluppo delle imprese lombarde e non solo. “L’obiettivo è dare vita a un ambiente collaborativo che ci permetta di mettere a disposizione di cittadini e aziende i circa 1,5 miliardi dati che possediamo ma che risultano ancora non fruibili. L’altro tavolo aperto è quello sulla cyber security, soprattutto relativa alle informazioni sanitarie”.

Il campus ai piedi della Val Brembana proverà anche a essere un magnete per le startup innovative in cerca di acceleratori e incubatori d’impresa. “È normale che intorno a un data center di queste dimensioni si sviluppi un ecosistema di aziende IT”, ha concluso Cecconi, precisando che è già prevista un’area dedicata al coworking e che i programmi di supporto alle giovani organizzazioni già attivi ad Arezzo saranno estesi anche a Bergamo: tra questi, Aruba offre tre anni di servizi di infrastruttura gratuiti alle startup. “Se grazie a questo aiuto riusciranno a crescere, saranno i nostri clienti di domani”.

Argomenti trattati

Approfondimenti

A
aruba

Articolo 1 di 3