Piano Marshall Ue, Von der Leyen: "Priorità al digitale" - CorCom

STRATEGIE

Piano Marshall Ue, Von der Leyen: “Priorità al digitale”

L’annuncio della presidente della Commissione: “Il Bilancio Ue strumento potente per sostenere l’economia e l’innovazione”. Focus sul Green New Deal. E gli Stati avranno flessibilità massima nell’uso dei fondi strutturali

02 Apr 2020

Federica Meta

Giornalista

Il Bilancio pluriennale dell’Unione europea (Qfp) dovrà rappresentare “il piano Marshall dell’Ue” con un focus su quelli che sono gli obiettivi prioritari dell’Ue ovvero trasformazione digitale e green new deal. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen , delineando la strategia e gli strumenti che la Commissione intende mettere in campo per tutale l’econimia.

“Sappiamo che in questa crisi abbiamo bisogno di risposte rapide – ha spiegato la presidente – Non possiamo spendere uno, due o tre anni per inventare nuovi strumenti. Il Qfp è lo strumento più forte che abbiamo: è affidabile, tutti lo conoscono, è molto trasparente, è uno strumento potente, è uno strumento accettato da tutti gli Stati membri e da tutti i capi di Stato e di governo”.

“Vogliamo disegnare il Qfp in modo tale che sia un elemento cruciale del nostro piano di ripresa. Io penso che il Qfp debba essere un segnale di investimento molto forte e credo che il bilancio europeo sia l’espressione migliore di solidarietà e di responsabilità degli Stati membri – ha puntualizzato – Deve rispecchiare il nostro interesse e il nostro investimento strategico sul futuro, perché le priorità non cambieranno, le priorità saranno decarbonizzazione, digitalizzazione e resilienza per l’Unione europea”.

In questo senso il bilancio europeo ha un ruolo chiave. “Molti, ora come ora, chiedono una sorta di piano Marshall – ha sottolineato von der Leyen – Io credo che il bilancio europeo debba essere il piano Marshall che tutti insieme prepariamo come Unione europea per i cittadini europei”.

Il ruolo dei fondi strutturali

All’intenzione di strutturale il bilancio Ue come una sorta di Piano Marshall, la commissione Ue ha avanzato una proposta senza precedenti che completa le misure in vigore dal primo aprile che consentono di riprogrammare fino a 37 miliardi di risorse strutturali già stanziate.

Si punta ad assicurare una flessibilità totale nell’uso dei fondi strutturali europei e un taglio netto alla burocrazia nell’anno contabile 2020-21 per affrontare l’emergenza coronavirus, permettendo ai Paesi di trasferire senza alcun limite risorse fra fondi diversi (sviluppo regionale e sociale), regioni e settori.

Inoltre, su richiesta dei Paesi, la Commissione potrà sospendere l’obbligo di co-finanziamento nazionale per i progetti beneficiari dei fondi strutturali, consentendo ai governi di liberare risorse da indirizzare verso altre priorità. Per l’Italia questo significa avere la possibilità di spostare, se ritenuto necessario, risorse dei fondi strutturali Ue dal Sud verso le regioni del Nord più colpite dall’epidemia. Oppure, di trasferirne altre previste per il digitale, ad esempio, per innovare il sistema sanitario. Tuttavia, precisa la Commissione in una nota, “per assicurare che l’attenzione” della politica di coesione “resti sulle regioni meno sviluppate, i Paesi membri dovranno prima esaminare altre possibilità rispetto al trasferimento di risorse dai territori meno sviluppati” verso i più ricchi. Questa operazione non deve “ostacolare investimenti essenziali nelle regioni di origine o il completamento di operazioni già selezionate”.

L’appello italo-tedesco per i coronabond

Un appello italo-tedesco rivolto alla cancelliera tedesca Angela Merkel e alla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen per spingere sull’emissione dei coronabond. La proposta parte dai tre eurodeputati Verdi tedeschi Sven Giegold, Alexandra Geese e Franziska Brantner. Ed è stata sottoscritta anche da molti eurodeputati, politici e intellettuali italiani come Enrico Letta, Mario Monti, Tito Boeri, Fabrizio Barca, Emma Bonino, Leoluca Orlano, carlo Feltrinelli, Angelo Bonelli, Elena Grandi, Gad Lerner, Giulia Maria Crespi, Lella Costa, Giovanni Soldini, Massimo Cacciari, Mario Tozzi e Massimo Bray.

“L’avvento della pandemia del Corona virus è una prova che nessuno di noi in Europa si è mai prima d’ora trovato a dover fronteggiare”, si legge nel testo dell’appello. “L’Italia è stato il primo Paese europeo a essere colpito profondamente da questa pandemia e ha pagato un prezzo elevatissimo, sacrificando un gran numero di vite umane” è la premessa. “Abbiamo bisogno ora di una maggiore solidarietà europea. E’ un momento cruciale per la cooperazione in Europa. Dobbiamo dimostrare ora di essere una comunità di valori in cui ci si aiuta vicendevolmente e con un destino comune nel quadro di in un mondo globale turbolento. È il momento di compiere con coraggio passi comuni per superare la paura. È il momento dell’unità europea e non della divisione nazionale. Chiediamo quindi ai nostri governi di superare i vecchi schemi di divisione in Europa e nell’Eurozona”.

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Quindi la richiesta di dare subito il via ai coronabond: “Auspichiamo quindi l’emissione di European Health Bonds (Titoli Obbligazionari Europei a supporto della Sanità) che abbiano un obiettivo comune, chiaro, definito e soggiacente a linee guida stipulate congiuntamente. Ciò permetterebbe di sostenerne l’intero onere congiuntamente e democraticamente”.

L’appello di 150 accademici al governo italiano

Centocinquanta accademici scrivono al governo quali misure si debbano prendere nella “fase 2”, quella della convivenza con l’emergenza coronavirus. Tra queste, l’incremento dei test, l’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale e geolocalizzazione, l’isolamento dei soggetti positivi e misure di quarantena localizzate. Più tecnologia, quindi, per sopravvivere al virus e favorire la ripartenza del sistema economico. I centocinquanta professori sono medici, scienziati, economisti, matematici, fisici, biologi, filosofi, storici, chimici, ingegneri, giuristi: l’appello nasce dall’iniziativa del professor Giuseppe Valditara, già capo dipartimento formazione superiore ricerca del Miur.

L’appello prende esempio dall’esperienza della Corea, che con una serie di misure è passata dalla condizione di seconda nazione al mondo per numero di contagi a poco più di un decimo di quelli accertati in Italia. “Tali misure hanno reso possibile un elevato livello di contenimento evitando il blocco totale del sistema economico e produttivo, realizzando un rilevante numero di test mirati, incrociati con l’isolamento dei soggetti positivi ed un loro tracciamento attraverso la geolocalizzazione. Le misure di sorveglianza attiva, già avviate in Veneto, potrebbero inoltre concorrere ad una migliore gestione dell’emergenza sanitaria evitando la saturazione degli ospedali e prevedendo misure solo localizzate di quarantena generalizzata”.

L’utilizzo delle tecnologie di tracciamento hanno occupato un ruolo centrale in questa strategia; per questo il gruppo di firmatari giudica necessario “l’avvio di una politica di geolocalizzazione che deroghi temporaneamente alle norme sulla privacy, con un termine certo e nel rispetto dei diritti costituzionali“. I firmatari dell’appello indicano anche la necessità di “aumentare il numero dei tamponi e dei test sierologici generalizzati per quelle categorie professionali che operano a contatto con i pazienti o che hanno più contatti con il pubblico e per tutti coloro che manifestano sintomi, i loro familiari e tutti coloro con cui sono venuti in contatto negli ultimi giorni”.

L’appello ha ricevuto subito il plauso del mondo produttivo.

“Questo è il metodo da seguire e confido che le istituzioni e il Governo gli prestino la massima attenzione – ha detto il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi – E’ il contributo più concreto, essenziale e necessario in questo drammatico momento che stiamo attraversando”, aggiunge il numero uno degli industriali milanesi precisando di condividere il messaggio pubblicato oggi sul quotidiano di Confindustria per due ragioni. “La prima – spiega in una nota – è che esso indica con chiarezza la necessità di un metodo da adottare per preservare al meglio la salute e la sicurezza di milioni di cittadini e lavoratori italiani. Un metodo costruito su dati trasparenti, tracciamento dei contagi, indagini demoscopiche su campioni della popolazione, che consentano restrizioni mirate dovunque sia necessario”.

In secondo luogo, prosegue il numero uno degli imprenditori milanesi, “considero questo metodo la base di sicurezza, alla quale ancorare una rapida ripresa delle attività economiche senza cui la sopravvivenza di reddito e lavoro è a rischio. Ora l’appello è che questa proposta, così autorevole e corale, venga adottata al più presto come parte essenziale della strategia per tutelare la vita e il lavoro”.

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