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ECOFIN

Web Tax, Google & Co si salvano “in corner”. L’Europa rimanda tutto al 2019

Fallisce il tentativo dei ministri di trovare un accordo nonostante la proposta-tampone franco-tedesca. Tria: “Serve trovare una soluzione internazionale condivisa”. Smacco per Macron

04 Dic 2018

Web tax, niente di fatto. Almeno per quest’anno. Fallisce il tentativo dei ministri Ue della Finanza di trovare un accordo nonostante la proposta tampone franco-tedesca di circoscrivere l’azione a imprese come Google e Facebook (cioè con fatturato globale superiore ai 750 milioni di euro). La battuta d’arresto rappresenta un colpo per il presidente francese Emmanuel Macron che si era speso in particolar modo sulla tassa.

La discussione viene rimandata al 2019. Si punta a trovare un compromesso almeno entro le elezioni europee.

“Supportiamo la proposta franco-tedesca” di introdurre in Europa una tassa per i giganti del web in base al fatturato realizzato. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, durante la sessione pubblica dell’Ecofin. “Siamo convinti della necessità di trovare una soluzione internazionale sulla tassazione digitale. Sappiamo che la discussione internazionale richiede tempo, per questo ringraziamo Francia e Germania per la loro proposta congiunta sulla quale si stanno facendo progressi”, ha aggiunto il ministro.

“Vorremmo una soluzione più ambiziosa”, ma “tenendo conto delle difficoltà di trovare un accordo”, l’Italia si schiera al fianco di Francia e Germania. “Crediamo che sia importante avere uno stesso quadro di tassazione digitale in Europa nel breve periodo per evitare la proliferazione di misure unilaterali”, ha concluso Tria.

La tassa richiede il sostegno di tutti i 28 stati dell’Ue, compresi i paesi a bassa tassazione come l’Irlanda.

La Francia aveva spinto per una tassa del 3% su vendite e servizi online nella Ue da parte di aziende con un fatturato globale di almeno 750 milioni di euro più e vendite online di almeno 50 milioni. Piano poi revisionato al ribasso, dopo la bocciatura dell’ultimo Ecofin (contrarie Irlanda, Danimarca, Finlandia e Svezia) anche alla luce di timori di eventuali ripercussioni nei rapporti Europa-Usa: la nuova proposta, più light, prevedeva una tassa del 3% sulle entrate derivanti dalle vendite online per un numero di aziende molto inferiore rispetto a quello iniziale.

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