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ECOFIN

Web tax, strappo di Tria: “Italia avanti anche senza accordo Ue”

L’Ecofin si spacca sui nuovi regimi fiscali da applicare a Google & Co. Nessun punto di contatto tra Francia (che accelera) e Germania (che frena). Il ministro dell’Economia al vertice dell’Eurogruppo: “Introdurremo la tassa se l’Europa non troverà la quadra entro dicembre”

06 Nov 2018

Senza un accordo Ue l’Italia andrà avanti da sola sulla web tax. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giovanni Tria intervenendo all’Ecofin: “Sosteniamo la finalizzazione dei lavori tecnici sulla Web tax con l’obiettivo di trovare un accordo entro la fine dell’anno”, ma “se non avremo questo accordo introdurremo la tassa” che l’Italia ha già approvato l’anno scorso e sospeso in attesa di un’intesa a livello europeo. L’annuncio fa il paio con le strategie comunicate dal Regno Unito e rappresenta uno dei poli “radicali” della divisione in seno all’Ecofin sull’applicazione di nuovi regimi fiscali per le aziende web. Il vertice registra una battuta d’arresto, con Francia e Germania ferme sulle proprie posizioni. Il ministro delle Finanze tedesco punta ad agganciarsi a un’eventuale proposta Ocse entro il 2020 (in allineamento con Irlanda, Svezia, Malta, Danimarca) mentre l’omologo francese vuole chiudere la partita entro l’anno spingendo a dare un forte segnale all’Ocse. Il commissario Moscovici, responsabile degli affari fiscali, ha invitato i ministri a non perdere l’occasione di decidere entro la fine dell’anno.

“Una soluzione globale – ha detto Tria – richiede tempo e quindi è importante un’azione nel breve termine“. Per quanto riguarda la sunset clause, cioè la clausola che renderebbe la tassa solo temporanea, Tria ha spiegato che deve decadere quando si troverà un accordo a livello Ocse. In ogni caso, ha aggiunto, “l’Italia è parte del club di Paesi che ha già introdotto una digital tax e ne ha sospeso l’implementazione per tenere in considerazione le discussioni europee. Ma introdurremo la tassa se non avremo questo accordo alla fine dell’anno”.

La Germania prende tempo: il ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz, ha nuovamente rinviato il dossier perché Berlino intende aspettare prima il rapporto che l’Ocse sta preparando sul tema e che sarà pronto nel 2020. “Se non ci sarà un accordo a livello globale nel 2020 allora potremo procedere con una Web tax a livello europeo”, ha detto il ministro nel suo intervento pubblico all’Ecofin.

Al polo opposto l’Austria che, come la Francia, spinge per una soluzione entro l’anno. “Vogliamo arrivare a una decisione entro dicembre”, le misure messe a punto dovranno essere “globali e possibilmente a lungo termine”, ha detto il ministro delle finanze austriaco, Hartwig Loeger, al suo arrivo all’Ecofin, dichiarando la legislazione europea sul digitale un obiettivo della presidenza austriaca dell’Ue, che terminerà il suo semestre proprio il 31 dicembre 2018. “Stiamo definendo le condizioni tecniche per una base comune, è importante che non ci sia spazio per l’interpretazione”, ha sottolineato Loeger, precisando che i ministri dell’Ue stanno lavorando ad “adeguamenti e aggiustamenti” rispetto alla proposta avanzata dalla Commissione europea.

L’auspicio è di annunciare l’accordo all’Eurogruppo del prossimo 3 dicembre. “Vedremo come conciliare” il versante europeo e quello internazionale per portarli “a un denominatore comune”, ha aggiunto Loeger, valutando positivamente le “discussioni in corso a livello dell’Ocse”. Alla domanda se l’Ue debba temere che gli Stati Uniti possano ostacolare l’introduzione della Web tax, Loeger ha risposto che ci sono stati “colloqui costruttivi con gli americani”, in particolare con il segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, a margine dell’incontro del G-20 a Bali.

Per rispondere alle obiezioni degli altri Stati membri, il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha proposto una clausola per rinviare al 2020 la tassa solo nel caso non si trovi una soluzione a livello di Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse).

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