IL CASO

Web tax, passa l’odg Bonaccorsi

Lorenza Bonaccorsi (Pd) prima firmataria di un ordine del giorno che impegna il governo a un'”eventuale” sospensione degli “effetti” della norma e alla valutazione di “meccanismi correttivi”. Chiesta anche l’immediata notifica alla Commissione europea

20 Dic 2013

Luciana Maci

Altolà sulla web tax da un ordine del giorno presentato da alcuni deputati Pd. Come anticipato dal Corriere delle Comunicazioni, la parlamentare del Pd e componente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera, Lorenza Bonaccorsi, insieme ai colleghi del Partito Democratico Paolo Coppola, Marco Causi e Giampaolo Galli, ha presentato un odg, il numero 43, sulla web tax che impegna il governo alla notifica presso la Commissione Europea, a un “eventuale” sospensione degli “effetti della norma introdotta” e alla valutazione di “meccanismi correttivi della disposizione”.

L’odg è stato presentato oggi alla Camera nel corso della discussione della legge di stabilità a cui il governo ha dato la fiducia. Nella legge è contenuta anche la web tax, che prevede l’obbligatorietà di avere una partita Iva italiana quando si vende pubblicità online in Italia, e, per le aziende che fanno raccolta pubblicitaria sul web, un diverso indicatore dei profitti rispetto a quello attuale che fa riferimento ai costi sostenuti per l’attività. Passando la legge di stabilità, è passata anche la norma in essa contenuta. Prossima tappa lunedì al Senato. Ma nelle ultime ore è arrivato l’odg a mettere alcuni paletti alla normativa.

Dopo una premessa in cui si fa riferimento a normative italiane ed europee attinenti alla materia, l’ordine del giorno impegna il governo innanzitutto “a notificare quanto prima la norma alla Commissione Ue, come previsto dalla direttiva 98/34/Ce (ex 83/189/Cee)”. In base a questa direttiva, infatti, i provvedimenti nazionali che incidono sulle attività di comunicazione elettronica devono essere comunicati tempestivamente alla Commissione europea.

In secondo luogo l’ordine del giorno impegna l’esecutivo a “intraprendere ogni iniziativa urgente utile a evitare che la norma introdotta procuri un danno anche solo indiretto allo sviluppo dell’economia digitale nel nostro paese, eventualmente anche sospendendo gli effetti della norma introdotta, con particolare riferimento al sistema produttivo italiano, e valutare l’opportunità di prevedere meccanismi correttivi della disposizione in oggetto e aggiungere meccanismi di forte impulso allo sviluppo dell’economia digitale nel nostro Paese in un primo provvedimento utile”.

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Proprio oggi il presidente del Consiglio Enrico Letta, aveva detto parlando della web tax “È evidente che quel tipo di intervento fiscale che la Camera ha introdotto ha bisogno di un coordinamento con le norme europee essenziali: l’inserimento di questo punto” nell’agenda europea “ci consentirà di sciogliere questo nodo, un nodo che va sciolto”.

Sulla norma è arrivata ieri la prima bocciatura pubblica della Ue. Come ha detto al Corriere delle Comunicazioni Emer Traynor, portavoce del commissario europeo per la fiscalità e l’unione doganale Algirdas Šemeta, la web tax “sembrerebbe contraria alle libertà fondamentali e i principi di non-discriminazione stabiliti dai trattati” .

Criticità erano state evidenziate anche dall’Ufficio studi della Camera, che dopo l’ultima formulazione della normativa, aveva lanciato l’allerta sul comma 17-bis, giudicandolo “non è compatibile con la normativa comunitaria in materia di libertà di circolazione di beni e servizi” e rilevando la mancanza di “specifici strumenti” per l’attività di informazione nei confronti dei consumatori.

Prima dell’approvazione del testo finale, in vista del voto di fiducia, Matteo Renzi, neo segretario del Pd aveva chiesto a Letta di liminare ogni riferimento alla web tax e porre il tema dopo una riflessione sistematica nel semestre europeo”.