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Wind-3, sarà davvero “la dolce vita” del mercato italiano Tlc?

L’analisi di Standards & Poor’s sull’impatto del merger. I rimedi proposti all’Antitrust Ue sono sufficienti ma la sostenibilità del mercato mobile non aumenterà significativamente nel breve termine. L’incognita Iliad. L’ok da parte di Bruxelles atteso entro l’8 settembre

31 Ago 2016

Patrizia Licata

Il matrimonio Tre-Wind in Italia si farà perché le due aziende hanno offerto sufficienti rassicurazioni all’Antitrust europeo. Ma né questa fusione né l’ingresso nel nostro paese di Iliad introdurranno grandi cambiamenti sul nostro mercato delle telecomunicazioni. E’ quanto scrive in una nota Standards & Poor’s: gli analisti pensano che, nonostante la Commissione europea abbia bocciato i recenti tentativi di consolidamento in Gran Bretagna e Danimarca, l’atteggiamento del severo commissario Margrethe Vestager verso il deal italiano sarà differente: il disco verde dell’Ue arriverà probabilmente nei tempi previsti, entro l’8 settembre.

L’annuncio di Iliad, a luglio, del suo ingresso sul mercato italiano, come parte dei “rimedi” alla fusione fra Wind e Tre, fa pesare il sì sul piatto della bilancia perché viene garantita la presenza di quattro operatori. A pesare positivamente agli occhi dell’Antitrust Ue sarebbe anche la forte necessità di consolidamento sul nostro mercato Tlc per garantirne la sostenibilità. Secondo Standards & Poor’s, solo unendosi Tre Italia e Wind potranno restare competitive nel lungo periodo di fronte alle rivali maggiori, Tim e Vodafone. Le sinergie di costo del merger saranno fondamentali per consentire alla nuova entità di investire nelle reti e proporre il 4G.

In Italia il guadagno medio per utente (Arpu) è molto basso, circa 12 euro al mese, contro i 23 euro al mese del Regno Unito, dove la fusione TreO2 Uk è stata bocciata dalla Commissione europea. In Italia, Tre e Wind avrebbero una presenza di mercato paragonabile a quella dei leader Tim e Vodafone, ma resterebbero il terzo player in quanto a fatturato. Il deal bloccato in Uk, al contrario, avrebbe creato un nuovo leader di mercato sotto entrambi gli aspetti e quello sfumato in Danimarca tra Telenor e TeliaSonera avrebbe portato a un operatore con uno share superiore all’80%.

Tuttavia, aggiunge S&P’s, il consolidamento non migliorerà di molto le prospettive per chi opera oggi sul mercato italiano delle Tlc mobili, segmentato tra i due colossi Tim e Vodafone (circa il 67% di share per fatturato, mentre Wind e Tre Italia catturano rispettivamente il 22% e l’11% delle entrate). Questa disparità nella ripartizione delle revenues sul mercato mobile impedisce un vero equilibrio e perpetua la feroce guerra dei prezzi. Il mercato italiano emerge da lunghi anni di declino dell’Arpu mobile, dovuto ai tagli nelle tariffe di terminazione mobile, da condizioni macroeconomiche deboli e dalla concorrenza feroce. Se i primi due elementi si attenuano, la crescita che si comincia a registrare potrebbe essere confermata, ma l’aggressiva concorrenza resta un forte freno e se, da un lato, l’unione Tre Italia e Wind metterà insieme i due player più aggressivi sui prezzi, d’altro lato l’arrivo di Iliad potrebbe riportare sul mercato una feroce guerra sui piani tariffari proposti agli utenti. S&P’s non pensa dunque che il mercato italiano subirà sostanziali modifiche, anche per il predominio storico delle formule prepagate e la propensione degli utenti a cambiare operatore se le tariffe non convengono più.

Quanto alle probabilità di successo di Iliad sul mercato italiano, l’operatore ha dalla sua la forza disruptive con cui agisce sui mercati mobili e lo spettro che ha acquisito in Italia, con frequenze che vanno dai 900 MHz ai 2.6 GHz e che S&P’s definisce “attraenti”. Ma gli analisti non pensano che Iliad riuscirà in Italia ad essere così aggressiva come in Francia, paese che garantisce un Arpu medio di 30 euro al mese, contro i 12 euro italiani. L’approccio sarà più graduale, anche perché le frequenze saranno disponibili per Iliad tra il 2017 e il 2019 e per cinque anni l’operatore userà un accordo di roaming con TreWind prima di costruirsi una rete propria.

Iliad sarà inizialmente un player mobile-only, ma non è detto che non diventi nel tempo un operatore multi-play, capace di fare concorrenza più efficacemente a Tim e Vodafone. S&P’s pensa che in Italia a Iliad occorrerà fino a un anno per lanciare un servizio commerciale; ce ne vorranno almeno due prima di poter gestire una sua rete con il suo spettro. Per questo, almeno nel breve-medio termine, non si prevedono miglioramenti significativi della sostenibilità del nostro mercato mobile.

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