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World Emoji Day, boom di “faccine”: ma per gli italiani sono poco professionali

Volano oltre quota 3mila i “pittogrammi” nati negli anni ’90. Star indiscussa la “risata con lacrime di gioia”, ma su Twitter spopola il simbolo verde del “riciclo”

17 Lug 2019

L. O.

Toccano quota 700 milioni al giorno (solo su Facebook) le emoji, le “faccine” che oggi festeggiano il World Emoji Day. Star dell’anno la faccina “che ride con lacrime di gioia” (usata dal 53% del campione italiano), seguita dallo smile che sorride (18%) e dalla faccina con gli occhi a forma di cuore (16%). Sul red carpet di Twitter anche il simbolo del riciclo: questo perché, secondo Statista, l’emoji verde viene utilizzata in particolar modo dagli utenti in lingua araba probabilmente per invitare alla condivisione di preghiere.

Secondo un’indagine di Wikio, se il 100% del campione le usa abitualmente per velocizzare e sintetizzare messaggi, per il 42% degli intervistati è meglio non utilizzarle all’interno delle comunicazioni in ambito professionale, mentre il 25% dice che sarebbe meglio evitarne l’utilizzo, oltre che con il proprio responsabile anche con i colleghi di lavoro.

Altre emoji si preparano al debutto: il 2019 vedrà il rilascio di 230 nuovi simboli tra cui la cialda, il bradipo e la sedia a rotelle, portando il numero dei pittogrammi più popolari a 3.019. C’è una emoji per tutti i gusti, interraziali, no gender, per l’insalata vegana e anche per la doppia elica del Dna. Il termine emoji deriva dal giapponese e vuol dire pittogramma, cioè un disegno o un simbolo in uno o più colori immediatamente riconoscibile.

La prima faccina è stata creata tra il 1998 e il 1999 da Shigetaka Kurita, che lavorava per dispositivi mobili della società di telecomunicazioni NTT DoCoMo. Il rilascio delle emoji viene coordinato dal 1995 dal Consorzio Usa Unicode che stabilisce uno standard per simboli, personaggi in diverse situazioni ed emoji codificati in modo uniforme su piattaforme diverse.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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