Zanetti: “2-3 miliardi di gettito dalla digital tax”

Firmata dal sottosegretario all’Economia e dal collega Stefano Quintarelli la proposta di legge alla base dell’annuncio di Renzi. Norma allineata alle direttive comunitarie perché lascia alle multinazionali del web la libertà di stabilimento

15 Set 2015

Deborah Appolloni

La digital tax in Italia potrebbe portare un gettito di circa 2-3 miliardi. La stima è di Enrico Zanetti (nella foto), sottosegretario del ministero dell’Economia e segretario nazionale di Scelta civica, che insieme al collega Stefano Quintarelli, ha presentato nei mesi scorsi una proposta di legge alla Camera per la tassazione delle transazioni web alla quale si è ispirato il premier Matteo Renzi annunciando l’introduzione della digital tax a partire dal 1° gennaio 2017. “Chiamarla digital tax – spiega Zanetti a Corcom – è accettabile come sintesi. In realtà si tratta di una misura anti-elusiva per imporre le tasse esistenti alla imprese che svolgono in Italia attività continuativa di commercio di prodotti digitali”.

La proposta di legge “che mercoledì scorso abbiamo riproposto a Renzi – continua Zanetti – dovrebbe portare un gettito difficile da quantificare, comunque tra i 2 e i 3 miliardi di euro. Il ministero dell’Economia ci sta lavorando”. L’impianto di base della nuova legge dovrebbe ricalcare quello contenuto nel ddl che ha preso in esame le direttive Ocse e comunitarie. Infatti, prevede la libertà di stabilimento, ovvero non obbliga un’azienda a stabilire la propria attività in Italia, ma impone una tassa solo sui traffici generati in Italia da organizzazioni stabili e in modo continuativo.

“Si applica – spiega il sottosegretario – il principio della continuità e della stabilità dei traffici. Le aziende che operano con transazioni web con l’Italia da oltre 6 mesi con un fatturato superiore ai 5 milioni di euro pagheranno una tassa del 25% su ogni transazione”. Ma potranno anche scegliere di stabilire l’attività in Italia. “In questo caso – conclude Zanetti – saranno sottoposte al regime fiscale italiano come qualsiasi altra azienda”.

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“Sul nostro testo – dice Zanetti – stanno lavorando anche i tecnici del MeF e, fermo restando che andrebbe benissimo anche una sua decorrenza a partire dal 2017, non escludo che si possa ragionare anche in ottica 2016”.

Questo impianto che lascia libertà di scelta alle multinazionali di Internet dovrebbe salvare la norma dalla scure dell’Europa, diversamente da quanto avvenuto in occasione di altre proposte di legge presentate in passato per tassare i colossi del web che imponevano il pagamento dell’Iva e l’apertura della partita Iva in Italia.