Facebook nel mirino dell'Ue: indagine antitrust sull'uso dei dati pubblicitari - CorCom

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Facebook nel mirino dell’Ue: indagine antitrust sull’uso dei dati pubblicitari

Bruxelles vuole capire se il gigante dei social media abbia violato le regole di concorrenza europee, utilizzando le informazioni raccolte dagli inserzionisti. Sotto la lente il servizio Marketplace

04 Giu 2021

Veronica Balocco

La Commissione europea ha aperto un’indagine antitrust formale per valutare se Facebook abbia violato le regole di concorrenza dell’Ue, utilizzando i dati pubblicitari raccolti dagli inserzionisti per competere con loro nei mercati in cui Facebook è attivo, come quello degli annunci economici. L’indagine formale, rende noto la Commissione europea in una nota, valuterà anche “se Facebook collega il suo servizio di annunci ‘Facebook Marketplace’ al suo social network, in violazione delle regole di concorrenza dell’Ue”.

Vestager: “Necessario valutare se vi sia vantaggio competitivo indebito”

“Facebook e’ utilizzato da quasi 3 miliardi di persone su base mensile e quasi 7 milioni di aziende fanno pubblicità sulla piattaforma in totale – ha spiegato la vice presidente della Commissione europea, Margrethe Vestager, che ha delega all’antitrust -. Raccoglie grandi quantità di dati sulle attività degli utenti del suo social network e oltre, consentendogli di rivolgersi a gruppi di clienti specifici. Esamineremo in dettaglio se questi dati diano a Facebook un vantaggio competitivo indebito, in particolare nel settore degli annunci economici online, dove le persone acquistano e vendono beni ogni giorno e dove Facebook compete anche con le aziende da cui raccoglie dati. Nell’economia digitale di oggi, i dati non dovrebbero essere utilizzati in modi che distorcono la concorrenza”.

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Facebook è l’unico finora fra i Big tech americani scampato a inchieste europee. L’attesa indagine è solo l’ultima di una serie di inchieste antitrust avviate da Bruxelles nei confronti di Big Tech. Nelle scorse settimane la Commissione europea ha accusato formalmente Apple di distorcere la concorrenza imponendo elevate commissioni su servizi di streaming rivali. Nel mirino c’è anche Amazon per aver danneggiato i rivali più piccoli. Il faro è stato acceso anche sul potenziale comportamento anti competitivo di Google e di Coca-Cola

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