"Limitare la responsabilità sui post illeciti": appello di Facebook & co alla Ue - CorCom

DIGITAL SERVICES ACT

“Limitare la responsabilità sui post illeciti”: appello di Facebook & co alla Ue

Edima, l’associazione che rappresenta le Internet companies, teme regole troppo severe sull’attività di rimozione: “La tutela della libertà di parola è la via europea nella lotta ai contenuti illegali”

27 Ott 2020

Patrizia Licata

giornalista

Le Big tech chiedono all’Europa una tutela dalle responsabilità legali derivanti dalla rimozione dei contenuti illegali e dannosi, come quelli contenenti hate speech e incitazione alla violenza. L’appello a Bruxelles arriva dalla Edima (European digital media association), la lobby che rappresenta aziende come Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft ma anche TikTok, la video app di proprietà della cinese ByteDance.

L’associazione afferma che una salvaguardia giuridica per le aziende che devono gestire i post degli utenti avrebbe come risultato “un’attività di moderazione dei contenuti migliore qualità” perché incentiva le piattaforme digitali a eliminare i contenuti illeciti proteggendo la libertà di parola.

Le Big tech lanciano l’allarme sulle responsabilità penali perché la Commissione europea sta definendo il nuovo Digital services act, la normativa sui servizi digitali in Ue, e temono un giro di vite sulla scottante questione della rimozione tempestiva dei contenuti illeciti che girano sulle loro piattaforme, come hate speech, fake news, cyberbullismo, discriminazione, incitazione alla violenza, campagne di reclutamento di terroristi.

Il nodo degli algoritmi

Le attuali norme dell’Unione europea proteggono le piattaforme digitali dai contenuti postati sui loro siti a meno che siano “effettivamente a conoscenza” della presenza di tali contenuti – per esempio, se un utente li segnala come dannosi. In tal caso, le piattaforme devono rapidamente rimuovere il contenuto illegale di cui sono venute a conoscenza.

Le aziende tecnologiche temono che, rimuovendo i contenuti volontariamente con sistemi automatizzati come gli algoritmi che scovano le violazioni, possano essere considerate come in “effettiva conoscenza” del contenuto illegale e ritenute esponsabili dei post dannosi nel caso non li avessero rimossi con sufficiente rapidità.

L’associazione chiede l’introduzione di una tutela legale che consenta alle aziende di intraprendere azioni proattive per rimuovere contenuti e attività illegali dai loro servizi, senza il rischio di ulteriori responsabilità per quei tentativi di contrastare i contenuti illegali”, si legge nella nota dell’Edima. “Le attuali norme dell’Ue mancano di questa disposizione cruciale, che ha un effetto di freno sui fornitori di servizi che vogliono fare di più per contrastare le attività illegali online”.

Come potrebbero cambiare le regole sui post illeciti

Nel prossimo pacchetto di norme per i servizi digitali su cui Bruxelles sta lavorando le Internet companies potrebbero essere colpite con maggiore severità se non si impegnano con forza nella verifica dei contenuti postati da terzi. Una bozza del Digital services act vista da Bloomberg sembra indicare che le tech companies non saranno esentate da responsabilità in virtù dell’utilizzo di misure che attivamente cercano i contenuti dubbi. Inoltre, le piattaforme tecnologiche potrebbero essere obbligate a tenere sempre disponibile un sistema di notifica con cui gli utenti possono segnalare contenuti illeciti, a fornire alle autorità report periodici sull’attività di rimozione dei contenuti e a raccogliere i dati che identificano gli utenti business.

Le piattaforme “molto grandi” potrebbero essere soggette a obblighi ulteriori: per esempio, comunicare in modo più trasparente come moderano i contenuti e ne amplificano altri e come erogano i loro servizi di pubblicità online. In pratica, l’Ue chiederebbe chiarezza su algoritmi e altre tecnologie usati dalle Big tech.

La “via europea” al controllo sui contenuti

“Tutti i nostri membri (19 Internet companies, ndr) prendono molto seriamente le proprie responsabilità e vogliono fare di più per contrastare i contenuti e le attività illegali online”, ha affermato Siada El Ramly, direttore generale dell’Edima. Una tutela giuridica europea per i fornitori di servizi darebbe loro la possibilità di utilizzare le proprie risorse e la propria tecnologia in modo creativo per questo obiettivo”.

Negli Stati Uniti, nota ancora l’Edima, il principio del “buon samaritano” consente ai fornitori di servizi di adottare misure per affrontare contenuti illegali e dannosi senza incorrere in responsabilità. Tuttavia questo principio è spesso visto come una carta bianca per le piattaforme che intervengono in modo eccessivo su contenuti che non sono strettamente illegali. Ciò che propone Edima è una salvaguardia basata chiaramente sul diritto dell’Ue e soggetta al controllo europeo, in modo da poter rimuovere i contenuti illeciti usando la tecnologia ma senza ledere la libertà di espressione.

L’Edima chiarisce di essere a favore di un meccanismo di supervisione che scongiuri la “overaction”: “L’approccio dell’Ue alla libertà di espressione è diverso da quello degli Stati Uniti, quindi anche il nostro approccio alla moderazione dei contenuti online deve essere diverso. La nostra proposta si basa sui valori e le leggi europee e pone limiti chiari alla tutela legale per i fornitori di servizi al fine di proteggere la libertà di espressione e di prevenire azioni eccessive da parte dei fornitori di servizi”, afferma El Ramly.

Le proposte dell’Edima sulla governance

Il paper inviato dall’Edima alla Commissione europea raccomanda l’introduzione di salvaguardie aggiuntive per le piattaforme Internet e per gli utenti, tra cui livelli minimi di informazioni nelle notifiche dei contenuti illegali e l’obbligo di una revisione da parte di addetti in carne ed ossa dei ricorsi relativi alla rimozione dei contenuti.

L’associazione riconosce la necessità di una struttura di governance appropriata per gestire le nuove disposizioni di legge e annuncia che descriverà in dettaglio i potenziali approcci alla governance in un paper finale della serie Online Responsibility Framework che sarà pubblicata il mese prossimo.

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