l'analisi

Baldoni: “La sovranità passa dallo stack tecnologico. Usa e Cina competitor e rivali”



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Nel nuovo ordine multipolare descritto dall’ex direttore generale di Acn, il potere si misura sul controllo dell’intera architettura: dalla ricerca agli standard fino alle supply chain critiche. Ed è qui che i due Paesi restano legati da interessi commerciali anche se restano “rivali” industriali per la supremazia digitale

Pubblicato il 19 giu 2026



Sovranità digitale
Roberto Baldoni, Senior Advisor per le politiche tecnologiche e di cybersecurity dell'Ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti e professore onorario di Informatica alla Sapienza Università di Roma
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Punti chiave

  • Transizione multipolare e asimmetrie commerciali: per l’Europa la sovranità digitale richiede controllo della supply chain e alleanze industriali su larga scala.
  • La competizione si gioca sul stack tecnologico: dominare upstream (ricerca, standard) e downstream (applicazioni); esempio strategico di ASML.
  • Duplice minaccia: autocrazie (es. Cina) e monopoli privati delle Big Tech; serve un Allied Tech Stack e investimenti in trusted technologies.
Riassunto generato con AI


I mercati tecnologici affrontano la transizione verso un ordine multipolare dominato da asimmetrie commerciali. Per l’Europa la tutela della sovranità digitale passa dal controllo della supply chain e da alleanze industriali su grande scala.

Roberto Baldoni, Senior Advisor per le politiche tecnologiche e di cybersecurity dell’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti e professore onorario di Informatica alla Sapienza Università di Roma, ha tracciato una mappa dettagliata dei nuovi equilibri geopolitici ed economici legati all’evoluzione delle catene globali del valore. Nel corso di un seminario organizzato presso il Politecnico di Milano, l’ex Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha esaminato i fattori macroeconomici che governano il mercato dell’alta tecnologia, evidenziando le vulnerabilità e i nodi strategici che condizionano la competizione tra grandi potenze industriali e colossi privati del comparto hi-tech.

La transizione verso il multipolarismo e la centralità delle catene di approvvigionamento

Dal blocco della globalizzazione ai nuovi attori di mercato

L’assetto internazionale contemporaneo ha superato l’equilibrio bipolare caratteristico del secondo dopoguerra, così come la successiva fase di globalizzazione economica guidata dall’espansione dei mercati e dalla diffusione delle competenze umane e tecnologiche. Questo percorso di apertura ha registrato un arresto tra il 2007 e il 2014, periodo in cui le esigenze di sicurezza nazionale hanno iniziato a prevalere sulle logiche puramente economiche. La transizione ha ridefinito il posizionamento di paesi storicamente centrali e ha favorito l’emergere di nuovi poli industriali, modificando i rapporti di forza tra l’Occidente e le economie emergenti.

Il mercato si trova oggi inserito in un quadro multipolare caratterizzato da relazioni asimmetriche e complesse. Il legame tra le principali potenze globali non risponde più a criteri di netta contrapposizione, ma si sviluppa lungo una triplice direttrice commerciale e diplomatica. Baldoni ha descritto la complessità di questa interazione focalizzandosi sul rapporto tra Washington e Pechino: “In questo mondo non è più come nel post seconda guerra mondiale. Qui USA e Cina sono in parte partner, in parte competitor, in parte rivali sistemici.”

Accanto a queste due potenze, attori come l’India, il Brasile e il Marocco stanno registrando una crescita industriale significativa, frammentando ulteriormente la mappa del potere economico globale.

L’effetto farfalla nelle supply chain tecnologiche

La distribuzione globale delle catene di fornitura ha raggiunto un livello di capillarità tale per cui la stabilità economica di interi comparti dipende da decisioni assunte all’interno di micro-ecosistemi locali. La produzione di beni complessi, come gli smartphone di ultima generazione o i velivoli commerciali, richiede la perfetta sincronizzazione di fornitori dislocati in decine di paesi differenti. In questo scenario, l’interruzione di un singolo nodo logistico può determinare ripercussioni immediate dall’altra parte del pianeta.

Questo livello di vulnerabilità richiama la centralità strategica che le risorse energetiche petrolifere hanno rivestito durante le crisi degli anni Settanta, quando i blocchi all’approvvigionamento nel Golfo paralizzarono l’industria occidentale. Oggi l’efficacia delle catene logistiche digitali condivide lo stesso livello di criticità e di esposizione geopolitica, come dimostrano le tensioni commerciali e i rallentamenti fisici che colpiscono i passaggi marittimi strategici nel canale di Suez.

L’architettura dello stack tecnologico e la corsa alla supremazia

La distinzione tra mercati upstream e downstream

La competizione internazionale per la sovranità digitale si combatte lungo i diversi livelli che compongono l’infrastruttura tecnologica dei sistemi avanzati, comunemente definita stack tecnologico. Per acquisire un reale vantaggio competitivo, gli attori economici devono essere in grado di dominare sia la fase di monte, denominata upstream, sia la fase di valle, definita downstream. L’upstream si concentra sui segmenti a più alto valore aggiunto, quali la ricerca scientifica di base, l’innovazione architetturale e la definizione degli standard industriali internazionali. Il controllo di questa fase garantisce alle imprese e alle nazioni di riferimento le rendite economiche più elevate del mercato.

Il comparto downstream riguarda invece la commercializzazione delle applicazioni finali e la diffusione dei servizi nell’era digitale. Se un sistema economico si limita a operare esclusivamente in questo secondo segmento, senza possedere le competenze o le infrastrutture necessarie per governare i livelli inferiori dello stack, si espone a una dipendenza strutturale nei confronti dei soggetti che detengono le tecnologie di base.

Il valore strategico dei nodi critici e il ruolo di ASML

L’integrazione all’interno di questi ecosistemi tecnologici complessi determina direttamente il potere negoziale di un paese nei confronti dei propri partner commerciali. Il possesso di un’azienda strategica può equilibrare i rapporti di forza anche di fronte a colossi economici di dimensioni superiori. Un esempio chiarificatore è rappresentato dalla società olandese ASML. Pur mantenendo dimensioni aziendali relativamente contenute, questa realtà industriale riveste un ruolo geopolitico paragonabile a quello di colossi del calibro di Nvidia o Google. ASML detiene infatti il monopolio tecnologico nella produzione delle macchine litografiche avanzate, gli unici strumenti in grado di stampare chip con precisione nanometrica.

Il controllo di questo specifico anello della catena di fornitura garantisce un vantaggio competitivo assoluto nella produzione dei semiconduttori indispensabili per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. L’Europa deve trarre insegnamento da questa esperienza industriale. Baldoni ha suggerito di abbandonare i tentativi di replicare piattaforme software generaliste per concentrarsi sulla specializzazione manifatturiera avanzata: “Cerchiamo di essere indispensabili all’interno delle catene di approvvigionamento, esattamente come ASML.”

La strategia comunitaria dovrebbe quindi mirare alla nascita di una fitta rete di campioni industriali capaci di unire la tradizione manifatturiera del continente con le soluzioni digitali di ultima generazione.

La duplice minaccia per i mercati democratici: autocrazie statali e monopoli privati

La velocità d’integrazione del modello cinese

I sistemi di governance democratica affrontano sfide simmetriche provenienti da modelli economici alternativi, i quali si muovono con dinamiche e velocità incompatibili con i tradizionali meccanismi di equilibrio occidentali. La prima minaccia è rappresentata dalle nazioni autocratiche, con la Cina in prima fila. Il modello di Pechino si fonda su un’integrazione verticale assoluta che unisce l’apparato statale, il tessuto industriale e i centri di ricerca scientifica.

Questa struttura centralizzata consente di sviluppare e implementare innovazioni tecnologiche, in particolare nel settore della robotica avanzata, a una velocità nettamente superiore rispetto a quella consentita dai sistemi democratici basati sul principio dei pesi e dei contrappesi. A questo vantaggio organizzativo si somma l’enorme scala del mercato interno cinese, che funge da volano economico sia per il consolidamento domestico sia per l’espansione aggressiva sui mercati esteri.

L’ascesa delle autocrazie private di Big Tech

La seconda sfida per le democrazie non proviene da Stati rivali, bensì dall’interno del mercato occidentale, attraverso l’affermazione di grandi corporazioni private che stanno assumendo un potere politico de facto. Poche multinazionali, dotate di risorse finanziarie immense, stanno attuando una strategia di integrazione verticale che attraversa tutti i livelli dello stack tecnologico.

Il fenomeno si manifesta chiaramente nelle strategie di aziende come SpaceX, la quale ha progressivamente unito un monopolio consolidato nelle comunicazioni satellitari alla costruzione di data center proprietari, integrando infine al proprio interno le soluzioni algoritmiche di xAI. Questo processo unisce in un unico soggetto privato i canali di comunicazione, le infrastrutture cloud e i modelli di intelligenza artificiale. Di fronte al rischio che queste aziende scavalchino l’autorità degli Stati nazione, Baldoni ha espresso una netta preoccupazione: “La mia risposta è: attenzione, perché potrebbe essere il superamento degli Stati nazione per entrare in un nuovo mondo comandato da alcuni oligopoli privati.”

La struttura interna di un’azienda risponde a logiche autocratiche per definizione; pertanto, la concentrazione di simili risorse in mani private minaccia direttamente la tenuta degli ordinamenti democratici e la capacità di esercitare una reale sovranità digitale.

La ricerca della scala e la strategia delle alleanze multilaterali

L’insufficienza dei mercati nazionali e l’Allied Tech Stack

Per controbilanciare la rapidità delle autocrazie statali e lo strapotere delle grandi piattaforme private, la supremazia tecnologica richiede il raggiungimento di una scala dimensionale che nessun paese europeo può conseguire autonomamente. Il mercato industriale del vecchio continente sconta le conseguenze di una profonda frammentazione istituzionale. Iniziative comunitarie come il Chips Act cercano di ricucire le divisioni, ma la realtà vede la Francia, la Germania e l’Italia muoversi ancora sulla base di strategie industriali nazionali separate, caratterizzate da sovrapposizioni e carenze strutturali. Questa dimensione puramente nazionale riduce la competitività delle imprese europee, lasciandole esposte all’azione dei grandi operatori internazionali.

Persino gli Stati Uniti hanno iniziato a comprendere l’impossibilità di raggiungere una totale autosufficienza tecnologica in modo isolato, specialmente nel comparto dei minerali critici necessari per la transizione digitale, dove la Cina detiene un monopolio di fatto. Questa consapevolezza ha spinto l’amministrazione di Washington a modificare il proprio approccio politico, passando dal concetto di infrastruttura esclusivamente statunitense a quello di una piattaforma tecnologica alleata, ridefinita come Allied Tech Stack. Accordi multilaterali come il patto AUKUS, stipulato con Regno Unito, Australia, Corea, Giappone e Australia, dimostrano il tentativo di fare massa critica, sebbene l’unione di tali soggetti potrebbe non essere ancora sufficiente a garantire la necessaria scala di mercato.

La governance delle trusted technologies per i mercati del futuro

La tecnologia incorpora inevitabilmente i valori e i modelli di governance delle società che la finanziano e la progettano. Se l’Occidente intende preservare i principi della libertà individuale e rifiutare i sistemi basati sul controllo sociale, deve orientare i propri investimenti industriali verso il paradigma delle trusted technologies. Si tratta di soluzioni tecnologiche saldamente ancorate ai diritti fondamentali di libertà, autodeterminazione, dignità umana, tracciabilità e contestabilità delle decisioni automatizzate.

L’adozione di queste tecnologie richiede lo sviluppo di una solida diplomazia tecnologica e la formazione di una forza lavoro qualificata, capace di comprendere i meccanismi ingegneristici interni ai dispositivi. La cooperazione internazionale deve tradursi in progetti concreti di condivisione delle risorse, superando l’isolamento dei laboratori federali americani per includere i grandi centri di calcolo europei, come le infrastrutture d’eccellenza di Bologna e Barcellona. Solo l’allineamento strategico e la governance comune tra i paesi democratici permetteranno di gestire la complessa sicurezza multidimensionale del futuro, proteggendo i mercati dalle minacce informatiche, fisiche, cognitive ed economiche.

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