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IL CASO

Bitcoin in caduta libera. JP Morgan: “E’ una frode”

Dal 2 settembre ad oggi la moneta virtuale ha perso più di mille dollari, scivolando a 3.907 dollari. Per il ceo della banca d’affari, Dimon: “La criptomoneta è utile solo ai criminali”. Sulla stessa scia Allianz: “Dovrebbe valere la metà di quanto vale adesso”

14 Set 2017

Federica Meta

Bitcoin in caduta libera. Dopo il picco di 5.013,91 dollari, raggiunto il 2 settembre, la moneta virtuale ha perso più di 1.000 dollari ed è oggi calata a un minimo di 3.907,26 dollari. Sul tonfo pesano anche le parole del ceo di JP Morgan che in occasione di una conferenza organizzata da Barclays, l’ha definita “frode”, destinata a “fare una brutta fine”.

“Se avessimo trader che fanno trading di Bitcoin li licenzierei in un secondo” spiega senza giri di parole James Dimon, specificando che “è contro le regole” della banca. Il Ceo di JP Morgan ha spiegato che Bitcoin può essere importante in paesi dove non ci sono altre opzioni o per i criminali o altri che cercano di nascondere come trasferiscono denaro.Se si è in Venezuela, in Ecuador o in Corea del Nord, se si è uno spacciatore o un assassino allora è meglio usare i bitcoin rispetto ai dollari. Quindi ci potrebbe essere un mercato, anche se limitato”.

Per spiegare il suo scetticismo Dimon ricorre alla metafora dei tulipani in Olanda nel 1600, quando gli speculatori fecero salire i prezzi dei bulbi dei tulipani a esorbitanti livelli. La storia non è poi finita bene. E per il bitcoin potrebbe essere lo stesso. Secondo Dimon e autorità non consentiranno alla valuta virtuale di esistere senza una supervisione: “Abbiamo visto la Cina, ai governi piace controllare la massa monetaria”, ha aggiunto riferendosi all’atteso divieto di Pechino sui Bitcoin.

La Cina il 4 settembre ha dichiarato illegale l’offerta iniziale di bitcoin per raccogliere fondi e ha ordinato di fermare tutte le attività di raccolta. La Banca Centrale spiegava che “le piattaforme di trading non possono convertire i bitcoin in valuta ufficiale”
e che “tutti coloro che hanno raccolto fondi attraverso l’offerta di bitcoin dovranno rimborsare gli investitori”. La Banca Centrale aggiungeva che le piattaforme di trading non possono convertire i bitcoin in valuta ufficiale.

La bocciatura di Dimon si fa subito sentire sulla valuta virtuale, con i prezzi del Bitcoin che ieri sono scesi al di sotto di un’area importante di supporto di 4.000 dollari. Ora il Bitcoin quota intorno ai 3.990 dollari, in calo del 21% dai massimi storici.

Dopo la stroncatura di Dimon è arrivata quella di Allianz. Secondo il chief economist ha previsto Mohammed El-Erian il bitcoin “dovrebbe valere la metà” di quante vale adesso. La valutazione attuale sarebbe giustificata soltanto da un’adozione di massa della moneta, “che però non accadrà”.

Dalla valutazione record del 2 settembre ad oggi, Bitcoin ha complessivamente bruciato capitalizzazione di mercato per 15,5 miliardi. Gli investitori sono preoccupati dalle prossime mosse di Pechino. Ieri, infatti il Wall Street Journal, ha rivelato che le autorità di regolamentazione cinesi sarebbero pronte a chiudere alcuni exchange, la piattaforme digitali su cui sono scambiati bitcoin.

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