LA CLASSIFICA

Pagamenti digitali, Italia terzultima in Europa per transazioni pro-capite

Secondo il rapporto Cashless 2022 di The European House-Ambrosetti, il nostro Paese si conferma fortemente cash-based nonostante oltre 7 cittadini su 10 vogliano utilizzare maggiormente strumenti alternativi. Dietro di noi solo Romania e Bulgaria. La Danimarca in vetta

Pubblicato il 31 Mar 2022

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Un paese ancora fortemente dipendente dal contante. Aumentano gli italiani che usano sistemi di pagamento digitali, ma l’Italia precipita in fondo alla classifica dei paesi europei per numero di transazioni cashless pro capite, registrando un andamento opposto alla media europea. Gli investimenti del Pnrr potrebbero contribuire a invertire la tendenza e generare quasi 800 milioni di transazioni digitali aggiuntive per un controvalore superiore ai 27 miliardi di euro. Il settimo rapporto della Community cashless society 2022 (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO), presentato oggi a Cernobbio da The European House – Ambrosetti riporta dati contrastanti sull’andamento dei pagamenti elettronici nel nostro paese.

Dietro di noi solo Romania e Bulgaria, la Danimarca top performer

Nonostante l’aumentata propensione degli italiani a utilizzare sistemi di pagamento alternativi al contante, anche nel 2020 l’Italia rimane terzultima in Europa per numero di transazioni pro capite. Il dato si ferma a 61,5, addirittura diminuito rispetto al dato dell’anno precedente (61,7). Solo Romania (53) e Bulgaria (31) fanno peggio, con una media europea che si attesta a 142 e il Paese best performer, la Danimarca, che arriva a 379 transazioni pro-capite nel 2020. Diminuisce dell’1,4 per cento il valore complessivamente transato con carte di pagamento e prepagate, pari a 253 miliardi di euro. 

Il quadro tracciato dal rapporto restituisce un paese ancora fortemente dipendente dal denaro contante. L’Italia è 29^ al mondo per incidenza del contante sull’economia e si posiziona 24^ su 27 paesi Ue nel Cashless Society Index, peggiorando di due posizioni che diventano sei prendendo in considerazione gli ultimi dodici anni.

Cresce la propensione verso il cashless, ma si temono le frodi

Eppure il Rapporto registra il consolidamento della propensione a utilizzare metodi di pagamento cashless da parte degli italiani. Nel 2021 oltre 7 italiani su 10 indicano la volontà di utilizzare maggiormente strumenti di pagamento senza contante e il 57 per cento ne ha effettivamente aumentato l’utilizzo. Gli ostacoli principali alla diffusione del cashless restano i timori per le frodi – anche se le transazioni digitali vengono ritenute più sicure del contante – e i problemi nell’accettazione riscontrati l’anno scorso da almeno un italiano su quattro. 

Fra le aziende ricorso all’e-commerce ancora limitato

L’edizione 2022 del rapporto presenta inoltre, per la prima volta, i dati del sondaggio somministrato a circa 400 aziende italiane. La percezione di un’elevata maturità digitale è diffusa, ma il ricorso all’e-commerce rimane limitato. Solo poco più di 1 azienda su 2 (il 56,3 per cento) ha attivato canali digitali per gestire ordini e transazioni con altre aziende (e-commerce B2B) e 1 su 4 (il 24,9 per cento) non ha attivato alcun canale e non sta, ad oggi, valutando questa opzione, mentre il restante 18,8 per cento, pur non avendo ancora attivato alcun canale di e-commerce B2B, sta pensando di attivarlo. 

C’è, infine, una profonda analisi delle opportunità connesse al Piano nazionale di Resilienza e Ripartenza. The European House – Ambrosetti ha identificato 4 aree di intervento del Pnrr che potrebbero avere effetti a cascata sui pagamenti elettronici, evidenziando per ciascuna di esse il numero di transazioni cashless e il valore transato cashless generabile dall’investimento previsto:  la digitalizzazione della pubblica amministrazione; la digitalizzazione del turismo; il rinnovo delle flotte del trasporto pubblico locale; la digitalizzazione della sanità.

Necessario accelerare la transizione 

«Anche quest’anno, l’Italia si conferma un paese fortemente cash-based e ci posizioniamo tra le 30 peggiori economie al mondo per cash intensity con un valore del contante in circolazione sul Pil pari a 15,4 per cento» afferma Valerio De Molli, Managing partner & Ceo, The European House – Ambrosetti. «Sebbene siamo ancora lontani dal raggiungimento di una piena e diffusa cashless society, ci sono anche alcune buone notizie: ad esempio, dalla survey condotta dalla community ai cittadini, emerge che oltre 7 italiani su 10 vorrebbero utilizzare di più il cashless (in aumento di 13,1 p.p. rispetto alla survey 2020) e 6 italiani su 10 dichiarano di voler ridurre l’utilizzo del contante in futuro. È necessario però accelerare la transizione verso la CashlessRevolution e a tal fine abbiamo individuato 9 proposte di policy, che si pongono l’obiettivo non solo di promuovere i pagamenti elettronici e far emergere il sommerso, ma anche quello di ‘abituare’ i cittadini all’utilizzo del cashless nella quotidianità, ad esempio nei settori della mobilità e del turismo. La Community cashless society ha il compito di accompagnare il paese in un percorso di digitalizzazione e modernizzazione, che può essere realizzato solo attraverso la piena collaborazione e l’impegno di tutti gli stakeholder pubblici e privati. Continueremo a lavorare al loro fianco fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto».

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